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Cultura e Spettacolo

VIDEO Alberto Zanotta e una meraviglia lunga 4 anni: il Duomo di Como in miniatura

Seimila piccolissime piastrelle lavorate a mano una a una. Basterebbe questo numero per dare la misura dell’immensa passione di Alberto Zanotta per le miniature.

Settant’anni, ex muratore in pensione della Val d’Intelvi, Zanotta appesa la cazzuola al chiodo non si è semplicemente dedicato ai nipotini e a qualche lavoretto in casa come molti suoi coetanei.

No, lui sta costruendo il Duomo di Como. Sì, il Duomo, quello che ci sono voluti secoli a edificare e centinaia di operai e che lui sta rifacendo un pezzo alla volta in scala 1:100 usando materiali edili, gesso, sabbia, cemento come quelli che era abituato a maneggiare nei cantieri, realizzando un mattoncino dopo l’altro e cesellando fin nei minimi dettagli rosone e arredi.

“Ci sto lavorando dal 2019 e credo che mi serviranno almeno altri due anni per finirlo perché la vista si affatica e non riesco a stare in laboratorio tutti i giorni – racconta con una semplicità disarmante, come se fosse la cosa più naturale del mondo – sempre che non succeda qualcosa quando monterò le guglie, che sono la parte più difficile”.

Una passione (e una pazienza) fuori dal comune nata fin da piccolo, quando accompagnava il papà nei cantieri, che poi è diventata il suo lavoro e che ora è qualcosa che definire un semplice hobby è quanto più di riduttivo si possa fare per descrivere quella che, a tutti gli effetti, è pura arte.

 

“Mio nonno faceva il muratore ed era muratore anche mio padre e io da bambino lo seguivo e giocavo con la malta finché a quindici anni sono andato a lavorare con lui – ricorda – ho sempre avuto un grandissimo amore per le costruzioni e anche per le miniature così, quando sono andato in pensione, ho iniziato a fare i primi lavoretti”.

Il campanile di Ossuccio, la chiesa di Spurano e poi il colpo di fulmine con il Duomo di Como: “Mio nonno ha lavorato come stuccatore nel cantiere del Duomo, si vede che questa cosa è nel mio Dna – racconta sorridendo – un giorno mentre guardavo la facciata mi sono detto ‘Se riesco a riprodurre il rosone lo faccio tutto’ e così è stato”.

Munito di laser e metro, con l’aiuto di una delle figlie si è messo a misurare perimetro e dettagli, poi si è procurato disegni e piantine e si è messo al lavoro: “Ormai ho occhio non mi serve quasi neanche prendere le misure”, confessa. E tra un paio d’anni, guglie permettendo naturalmente, questo capolavoro sarà pronto ma resterà, come molti altri, nel suo piccolo laboratorio a San Siro, dettaglio che rende il suo lavoro ancora più meraviglioso, se possibile: “Non lavoro su commissione e non vendo i miei lavori – spiega – semplicemente mi piace farli, è il mio passatempo. E appena finito il Duomo vorrei riprodurre la chiesa di San Zeno a Schignano”. Tra un paio d’anni e seimila minuscole piastrelle da cesellare a mano una a una come solo un vero artista, altro che passatempo, sa fare.

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