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Economia

Tessile, Gianluca Brenna: “Pochi ordini, lavoriamo al 60% in un silenzio mai sentito. Lo shock Covid ci obbliga alla trasformazione”

Il cancello sulla Provinciale per Lecco è aperto, un Tricolore sventola accanto all’ingresso e il parcheggio è pieno di auto: anche la storica Stamperia di Lipomo ha riaperto i battenti e sembra tornata a una quasi normalità. Ma è davvero così?

Ne abbiamo parlato con l’amministratore Gianluca Brenna, figlio del fondatore e Abbondino d’Oro Giannino Brenna.

La ditta è aperta, gli operai sono al lavoro. Com’è questa riapertura?
Abbiamo riaperto ma non siamo ripartiti. Non basta aprire un cancello ed accendere i macchinari per ricominciare. Ora bisogna che riparta tutto il comparto, prima di tutto i negozi, ma la vera sfida sarà riuscire a tenere aperto e evitare che il virus torni a farci chiudere. A oggi stiamo lavorando al 60% delle nostre possibilità, chi può lavora da casa anche se i reparti sono aperti ma c’è un silenzio che non avevo mai sentito prima.

Il mercato è ancora fermo?
Sono stato felice di vedere la gente in fila fuori da Zara a Parigi o da Chanel e Louis Vuitton a Zurigo. C’è voglia di tornare alla normalità ma il nostro è un mercato stagionale e le stagioni vanno preparate con largo anticipo. Inoltre oggi c’è un’interconnessione a livello mondiale e, se all’estero alcuni Paesi sono ancora quasi fermi, ne risentiamo anche noi.

Il presidente di Confindustria Aram Manoukian (qui), guardando alla situazione drammatica del primo trimestre, ha invitato le aziende a ragionare su un nuovo modello di fare impresa. Secondo lei cosa è possibile fare?
Ho appena letto un interessante articolo sul Washington Post in cui si parlava di come dovranno cambiare i negozi di abbigliamento ipotizzando ad esempio un diverso modo di esporre gli abiti che permetta di vederli senza necessariamente toccarli. Ecco, credo che ci sia sempre modo di reinventare il lavoro, anche in questo campo. Al contrario dell’epidemia di Spagnola che hanno vissuto i nostri nonni, ora noi disponiamo di strumenti impensabili che ci hanno permesso di continuare a lavorare da casa e che ci permetteranno di continuare a lavorare anche senza necessariamente incontrarci sempre di persona.

Il suo collega Sandro Tessuto (qui), però, sottolineava che presentare una collezione senza poter toccare con mano i tessuti potrebbe rappresentare un ostacolo nel vostro campo.
Comprendo bene il suo punto di vista ma credo molto nella capacità darwiniana dell’uomo di riadattarsi a nuovi contesti. Più che le modalità di lavoro, quello che mi preoccupa maggiormente oggi è la mancanza di ordini. Alterno giorni buoni, in cui prevale l’ottimismo e penso davvero che andrà tutto bene, a giorni dalle tinte fosche.

Come immagina il futuro?
Penso che non tutto il male venga per nuocere. Di certo questo è stato uno shock che segnerà una frattura che richiederà anni prima di essere riassorbita. Ma probabilmente ci ha insegnato che esistono altri modi altrettanto validi per lavorare che prima non prendevamo in considerazione, come lo smart working. Credo che non debbano prevalere la paura e il pessimismo o l’ansia per il futuro. Riaprire è il segnale che la vita ha voglia di andare avanti e ora dobbiamo impegnarci per tenere il virus fuori e restare aperti.

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