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Bazooka Fermi: “Da Giola e Cammarata rancore, su Ravetto rido. Landriscina cade? Non per noi”

L’8% nazionale, il 9% a Como e provincia: Forza Italia, alle recenti elezioni europee, ha toccato il suo doppio punto più basso dalla fondazione di Re Silvio a oggi. E subito, sul Lario, è iniziato un sanguinoso scambio di veleni e accuse: il “film” della settimana da incubo nel pianeta forzista lo leggete nel pezzo qui sotto ma resta il fatto che dall’ex azzurra Domiziana Giola (foto sotto) alla consigliera olgiatese Daniela Cammarata, fino alla parlamentare eletta a Como Laura Ravetto, si è levato uno tsunami di accuse e polemiche che ha avuto nell’uomo simbolo degli azzurri comaschi, il presidente del consiglio regionale Alessandro Fermi, il punto di arrivo.

Ora è lo stesso Fermi a rispondere. Con pochi panni istituzionali e molti toni (velenosissimi) pienamente politici.

Presidente Fermi, dopo le elezioni europee siamo alla fine di Forza Italia così come l’abbiamo conosciuta?
Un partito che incarna in sé i principi e i valori cattolici, riformisti e liberali, che pone al centro della sua azione politica il primato della persona e che appartiene alla grande famiglia del PPE non potrà mai morire fino a che quei valori esisteranno. Il nostro partito ha necessità di essere completamente rinnovato e rigenerato. Presidente Berlusconi a parte, credo che oggi l’unica strada sia quella di un cambio che trovi nella partecipazione diretta la strada per l’elezione, e non la nomina o la cooptazione, di una nuova classe dirigente che possa rappresentare e comunicare i valori e principi fondanti del movimento.

Anche a Como città e in provincia il dato è stato molto negativo: 9%. Lei sente di assumersi qualche responsabilità? E la segreteria provinciale?
Il dato elettorale delle europee è totalmente politico e non amministrativo. Nessun segretario o coordinamento provinciale ha possibilità di influenzarlo. Il dato comasco è peraltro, nella mediocrità del risultato complessivo, in linea con i dati regionali e comunque si attesta tra i “migliori” del Nord Italia.

Nei suoi confronti sono piovute accuse durissime da figure come l’ex Domiziana Giola, la consigliera di Olgiate Daniela Cammarata e persino la parlamentare Ravetto sostiene che lei si sia negato quando c’era da organizzare eventi in provincia. Come replica?
Giola e Cammarata sono mosse da rancore e, quindi, sapendolo, non ho nemmeno letto cosa hanno dichiarato. Ho invece letto la moltitudine di messaggi che mi sono arrivati da sindaci, amministratori e cittadini che, disgustati, volevano rispondere e che ho invitato a non farlo. Certo appare curioso che i lamenti della prima siano iniziati dopo la sua mancata elezione in consiglio regionale e la cessazione di ogni rapporto lavorativo con l’Ente Regione che le garantiva un lauto stipendio (60mila euro annui lordi, Ndr). Ho invece sorriso, per non piangere, quando ho letto le dichiarazioni di Laura Ravetto che, per giustificare la propria latitanza, ha falsamente e pietosamente addotto il fatto che non abbia risposto alle sue telefonate. Dal momento che tutti sanno che rispondo anche ai sassi ne ho dedotto che probabilmente abbia sbagliato numero. Tornando seri ricordo invece quando, durante la campagna elettorale, garantì al sottoscritto e pubblicamente l’apertura di un ufficio a Como dove sarebbe stata presente ogni venerdì.

Esiste comunque un problema di fondo: i quattro parlamentari eletti in provincia (la stessa Ravetto, Licia Ronzulli, Adriano Galliani, Antonio Palmieri) non si sono mai visti nell’anno dopo le elezioni politiche. Una situazione che di sicuro non fa bene al partito. Come mai queste assenze? Che valutazione fa?
Candidare persone non espressione dei territori è una fastidiosa e inaccettabile prassi che ha radici lontane e che la forza elettorale di Berlusconi aveva sempre coperto. Se il partito vuole sopravvivere e rigenerarsi questo sarà uno dei primi punti che dovranno essere cambiati sempre che non intervenga una auspicata modifica alla legge elettorale che, sul modello di quella regionale, introduca il voto di preferenza anche per i parlamentari in modo tale che ogni territorio possa esprimere i propri rappresentanti con buona pace di tutti.

La sensazione è che a Forza Italia manchi a tutti i livelli una guida politica chiara e precisa, una linea da seguire. Ora si è pure dimessa la coordinatrice regionale Mariastella Gelmini ma ai vostri congressi, mi perdoni, non crede più nessuno. Come se ne esce?
Si potrebbe uscire cercando di superare il modello dell’uomo solo al comando, del partito-persona, strategia che fu inventata 25 anni fa proprio da Berlusconi ma che, oggi, in una società sempre più magmatica e disincantata rischia di essere vincente solo nel breve periodo. Lo è stato per Renzi, sta avvenendo per Di Maio e rischia di esserlo anche per Salvini. L’elettorato oggi, con questo modello di personificazione del partito, è entusiasta con tanta velocità, quanto con identica rapidità rimane deluso o disilluso. Per questo si deve ripartire con l’elezione diretta dei coordinatori e delle figure dirigenziali del partito.

Un big come il governatore della Ligura Giovanni Toti, sembra puntare ormai apertamente a una scissione da Forza Italia per un movimento che dialoghi con Fratelli d’Italia e abbia come interlocutore principe la Lega. Lei condivide questo orientamento marcatamente verso destra?
Ho incontrato questa settimana Toti. L’idea non è quella di creare un nuovo soggetto politico né tanto meno di estrazione sovranista o orientato a destra. Quello spazio è già ampiamente e ben occupato dalla Lega. Il posizionamento non potrà che essere nell’alveo dei valori liberali che guardi con attenzione alle sorti del ceto medio italiano che rischia di scomparire. Che guardi alle imprese, agli investimenti pubblici, all’incentivazione del rapporto pubblico-privato, temi su cui l’attuale Governo ha idee confuse o contrastanti. Che non dimentichi il terzo settore e la famiglia. Serve ricreare quel contenitore politico che Forza Italia ha rappresentato per anni e che oggi non riesce più ad essere riferimento.

Una delle situazioni più “elettriche” figlia di questo quadro è in Comune a Como, dove il vostro gruppo consiliare da tempo sembra quasi essere all’opposizione della Giunta Landriscina. Lei condivide questo atteggiamento?
Il fatto di non richiedere una rappresentanza in giunta (dopo la polemica uscita di novembre, ndr) o stimolare approfondimenti e riflessioni su vari temi non significa necessariamente essere all’opposizione. Significa invece ritenere che vale la pena partecipare all’esecutivo solo se tale presenza può incidere positivamente sull’azione amministrativa e contribuire al raggiungimento degli obiettivi di mandato. Ora, indipendentemente dalla qualità delle persone, non mi pare ci siano le condizioni affinché tale ipotesi possa verificarsi.

Il capogruppo Enrico Cenetiempo ha detto di non essere sicuro che la giunta Landriscina durerà ancora i 3 anni di mandato restanti. Lei cosa ne pensa?
Credo che se dovesse verificarsi la profezia di Enrico Cenetiempo non sarà per scelta del gruppo consiliare di Forza Italia.

Scommetterebbe ancora sull’esistenza di Forza Italia tra un anno esatto?
Sì, confidando nel coraggio di cambiare.

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