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Politica

Como, distribuzione dei buoni spesa, Magatti accusa la giunta: “Imbarazzante distanza dalle situazioni di difficoltà”

“Sono modalità molto lontane dalla realtà emergenziale del tutto nuova sperimentata da chi vive di lavori discontinui o precari e che si trova in una difficoltà grande e inattesa”.

E ancora: “Quanto approvato dalla Giunta comasca manifesta una imbarazzante distanza dalle situazioni di difficoltà”.

Contesta fortemente le modalità di erogazione dei buoni-spesa decise dal Comune di Como. E’ il consigliere d’opposizione di Civitas, ex assessore ai Servizi Sociali, Bruno Magatti.

Ieri la giunta di Palazzo ha definito e diffuso le modalità d’accesso all’aiuto deciso dal governo in seguito all’emergenza Covid.

I buoni spesa arrivano a Como e Cernobbio: ecco la guida, il modulo e tutte le indicazioni per richiederli 

Se l’erogazione è dello Stato, come da Decreto della Protezione Civile, pur in una maglia generale, è data ai Comuni la definizione delle modalità di distribuzione.

In un lungo scritto Magatti accusa l’amministrazione di replicare “consuetudini burocratiche”.

“C’è voluta una settimana lavorativa perché il Comune di Como mettesse a punto il suo piano di erogazione delle risorse da indirizzare a situazione di difficoltà economica conseguenti alla pandemia in essere. Lo attendevamo con trepidazione”, dice.

“Ma – aggiunge – quanto approvato dalla Giunta comasca manifesta una imbarazzante distanza dalle situazioni di difficoltà originate dallo tsunami dell’emergenza economica e quindi dallo spirito che aveva sostenuto la richiesta rivolta al il governo di mettere prontamente a disposizione risorse”.

Evidenzia l’ex assessore: “Per poter fare richiesta di un bonus (utilizzabile solo per fare la spesa in strutture convenzionate) il cittadino comasco non deve: “detenere alla data di presentazione della domanda un patrimonio mobiliare derivante da qualsiasi tipo di rapporto finanziario (a titolo esemplificativo: conto corrente, depositi, libretti di risparmio, fondi di investimento, titoli di stato, azioni…) superiore a € 2mila per il nucleo composto da una sola persona, incrementato di  1.00€ per ciascun ulteriore componente e comunque non oltre 5mila€”.

“È questo lo spirito del Decreto?”, si chiede il consigliere (di cui riportiamo sotto l’intero ragionamento, poiché articolato in alcuni passaggi).

Poi specifica: “Qualche altro Comune pone una condizione del genere, ma con altri fattori di scala: ad esempio, il Comune di Alessandria richiede di ‘non avere in banca patrimonio superiore a 6mila€ per componente il nucleo, non possedere beni immobili oltre alla prima casa, non aver percepito nei primi tre mesi dell’anno un reddito famigliare lordo complessivo indicato in una specifica tabella”.

Ecco il documento integrale di Magatti

CONSUETUDINI BUROCRATICHE REPLICATE IN EMERGENZA
Buoni spesa per emergenza COVID – 19 a COMO

C’è voluta una settimana lavorativa perché il Comune di Como mettesse a punto il suo piano di erogazione delle risorse da indirizzare a situazione di difficoltà economica conseguenti alla pandemia in essere.

Lo attendevamo con trepidazione.

Ma quanto approvato dalla Giunta comasca manifesta una imbarazzante distanza dalle situazioni di difficoltà originate dallo tsunami dell’emergenza economica e quindi dallo spirito che aveva sostenuto la richiesta rivolta al il governo di mettere prontamente a disposizione risorse.

Per poter fare richiesta di un bonus (utilizzabile solo per fare la spesa in strutture convenzionate) il cittadino comasco non deve:
“detenere alla data di presentazione della domanda un patrimonio mobiliare derivante da qualsiasi tipo di rapporto finanziario (a titolo esemplificativo: conto corrente, depositi, libretti di risparmio, fondi di investimento, titoli di stato, azioni…) superiore a € 2mila per il nucleo composto da una sola persona, incrementato di € 1.000 per ciascun ulteriore componente e comunque non oltre € 5mila”.

È questo lo spirito del DPCM ?

Qualche altro Comune pone una condizione del genere, ma con ALTRI FATTORI DI SCALA: ad esempio, il Comune di Alessandria richiede di “non avere in banca patrimonio superiore a € 6mila per componente il nucleo, non possedere beni immobili oltre alla prima casa, non aver percepito nei primi tre mesi dell’anno un reddito famigliare lordo complessivo indicato in una specifica tabella”.

La delibera approvata dalla Giunta comasca ricalca modalità consuete nell’affrontare le povertà ordinarie, e suona, quindi, davvero molto lontano dalla realtà emergenziale e del tutto nuova sperimentata da chI vive di lavori discontinui o precari e che si trova in una difficoltà grande e inattesa, qui e ora.

Le scelte di altre amministrazioni sono il modo più semplice per cogliere la stonatura comasca e per mostrare quali DIVERSI APPROCCI fossero possibili . Tre esempi:

BRESCIA
I requisisti di accesso sono “SEMPLICEMENTE”:
“perdita del lavoro, dipendente o flessibile, dopo il 23 febbraio 2020;
sospensione o chiusura dell’attività autonoma dopo il 23 febbraio 2020,
stato di non occupazione, già prima dell’emergenza sanitaria,
riduzione delle entrate mensili da attività lavorativa e professionale per una misura superiore al 50%,
estrema fragilità a causa dell’emergenza e impossibilità ad accedere al conto bancario perché congelato temporaneamente,
se beneficiari di altri sostegni pubblici al reddito, si può accedere se in presenza di persone particolarmente fragili (es. con patologie sanitarie, anziani o disabili) all’interno del nucleo (valutazione del Servizio sociale)

BERGAMO
La Giunta di Bergamo individua tra i destinatari:
“-Partite Iva e altre categorie non comprese dai dispositivi attualmente in definizione a livello ministeriale; Anziani soli con pensione minima; – Nuclei familiari numerosi (5+ componenti); – Nuclei mono-genitoriali; Privi di occupazione non destinatari di altri sostegno economico pubblico

TORINO
Premette che i buoni spesa alimentari sono destinati ai nuclei familiari residenti a Torino – in condizioni di grave difficoltà causa emergenza Covid-19 per:
– perdita o riduzione del lavoro
– sospensione dell’attività o altro
Precisando che Chi NON percepisce alcun sussidio pubblico riceve il consenso immediato (nessun componente del nucleo familiare deve percepire Reddito di Cittadinanza, REI, NASPI, indennità di mobilità o cassa integrazione).
Chi invece percepisce Reddito di Cittadinanza o altri sostegni pubblici viene inserito in lista di attesa, compatibilmente con le risorse disponibili.

SFOGLIA E LEGGI L’AVVISO PUBBLICO DEL COMUNE DI COMO CIRCA I BUONI SPESA

CORONAVIRUS: TUTTI GLI AGGIORNAMENTI DA COMO, LOMBARDIA E TICINO

4 Commenti

  1. Gentile signor Magatti, non penso che sia il tempo per le polemiche ma per l’unità, la condivisione dell’obiettivo comune: il benessere del popolo. I soldi assegnati non sono infiniti per cui il Comune impegna i contributi verso chi, oltre a non avere uno stipendio, non ha soldi da parte. Se io ho 5000€ da parte e sono senza stipendio è giusto che il contributo sia destinato a chi non ha niente o una cifra sotto i 2000€ se unico componente. Proprio perché i soldi non sono infiniti, il buono spesa alla popolazione deve essere coerente alla situazione di indigenza…lei sa bene, essendo stato assessore, che tanta gente non ha risparmi e proprio a queste persone che il contributo deve essere erogato. Fare paragoni con le altre città che hanno situazioni diverse dalla nostra alimentano tensioni e non solidarietà verso le fasce più indigenti che hanno nel conto corrente ZERO. Cordiali saluti

    1. Dare del “divisivo” a chi cerca di unire è un’attività che affascina ormai molti.
      Le altre città che hanno situazioni diverse vuol forse dire che hanno soldi in più? Mi pare una cosa da dimostrare. Oltretutto sia Bergamo che Brescia o Torino hanno molti più abitanti di Como.
      C’è anche da dimostrare che chi ha il proprio conto a zero euro non abbia già un aiuto e non possa quindi rientrare nel filtro imposto dal Comune.
      Se, come dici, Magatti conosce le situazioni reali, aspetta a dargli contro e semmai chiedigli ulteriori chiarimenti.

  2. Invece io mi sento indignata x quanto i serv.sociali di Como, non mi hanno fatto avere un aiuto economico dalla Regione Lombardia, pur essendo invalida 85 % e con la grave perdita di memoria non posso più fare qualche lavoretto, percepisco solo 289 euro al mese senza mai aumenti, ma xché sono proprietaria di un appartamento dato in donazione dai genitori e una macchina che mi aiuta solo o x la spesa o x visite o veterinario x animali e bluff….questi 400 euro che la regione x un anno mi aveva offerto…. non ho potuto avergli x queste proprietà. Ma la mia famiglia ha fame dopo che pago diverse bollette a rate e l’appartamento non mi da dà mangiare. Il Comune l’ha capito ma i serv.sociali NO.

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