E’ esistita per molto tempo e in maniera viva e vistosa, in Italia e anche a Como, una Destra Sociale. Che non era soltanto derivazione linguistica diretta del Movimento Sociale Italiano. E nemmeno della Repubblica Sociale.
Era una corrente – dentro e fuori il mondo missino, dentro e fuori le tentazioni autoritarie e neofasciste – non soltanto politica ma anche culturale, ideale, legata – per l’appunto – al concetto di fondo di una giustizia sociale trasversale, interclassista, ovviamente nazionale vista l’origine. E poi, sì, certamente- anche ispirata da alcune traiettore economiche e letterarie dei 20 anni, di quei 20 anni, dei primissimi anni di quei 20 anni. E dunque, anche per questo, non soltanto per questo, ghettizzata, minoritaria, non certo espansiva visto il peso sulle spalle delle macerie lasciate dalla Storia.
Inutile dire che soprattutto dopo la morte violenta di Alleanza Nazionale, che in qualche modo aveva tentato di custodire al suo interno una sorta di eredità (democratica) di quel percorso politico della destra italiana, il filone si è molto perso.
Anzi, frammentandosi, quel filone ha dato origine a un pulviscolo di distorsioni mostruose del concetto originario (i pacchi di pasta, le imitazioni delle Befane Fasciste, altre assurde degenerazioni senza alcun sostrato culturale, appannaggio di gruppi e gruppuscoli estremi) oppure a ancor meno nobili storture (la solidarietà nazionale diventata parmigiano da selfie contro il kebab e davanti a un piatto di spaghetti al pomodoro).
Se ne potrà pensare legittimamente tutto il male possibile. Lo si potrà invece ammirare profondamente. Ma ogni tanto il deputato oggi di Fratelli d’Italia Alessio Butti, sa ancora connettersi a quelle origini. Lo ha fatto con il commento (che abbiamo “prelevato” dalla nostra pagina Facebook e che pubblicamo integralmente di seguito) all’articolo sui senzatetto del Crocifisso, in viale Varese. Non richiesto, non particolarmente visibile, nascosto in mezzo ad altre decine. E proprio per questo, almeno secondo chi scrive, più genuino e umano di molti altri “gridi di battaglia” quotidiani anche suoi, anche del suo partito, ancor più di altri leader e partiti.
Ogni tanto, soprattutto a destra – e pur con passaggi “urticanti” su temi caldi come Sea Watch o sul Decreto Sicurezza – si può ancora parlare di povertà, disperazione e di soluzioni scandalose (tratta pure del destino dell’ex campo di via Regina, il deputato) con umanità. Con un’umanità anche molto polemica (“Quelli che ci mettevano la faccia potrebbero anche metterci qualche soldo”).
Sono diversi i passaggi che “faranno incazzare” – soprattutto a sinistra – nelle righe di Butti. Ma sono anche quelli – venuti da lontano – che possono essere considerati un sano strattone al dibattito non di rado sterile, dogmatico e settario sul tema dei senzatetto e della capacità di assistenza e accoglienza dei comaschi. Non del Comune, dei comaschi.
Di seguito, il testo integrale di Alessio Butti.
Credetemi, quello che voglio è evitare polemiche e strumentalizzazioni alle quali, lo dico subito, non risponderò.
La questione, ripresa da ComoZero e che notoriamente mi sta a cuore, la sollevai ormai un anno fa chiedendo, educatamente, di destinare la struttura, ora smantellata, di via Regina (zona cimitero) ai senza tetto presenti in città. In alternativa di individuare un rifugio per queste persone.
I volontari, da me interpellati, dissero che si trattava prevalentemente di italiani, ma che differenza fa? Cercai di spiegare sui social e alla stampa che per la dignità dell’uomo era necessaria una soluzione, ma lo era anche per il decoro di una città: da San Francesco ai portici Plinio, fino al Crocifisso.
Ph: Pozzoni
So che i servizi sociali stanno lavorando con sensibilità e che la questione non è di facile soluzione. Qualcuno mi ha insultato per la richiesta, ma tanti l’hanno sostenuta. Poi sono arrivati “quelli che ci mettevano la faccia”…forse qualcuno di loro potrebbe permettersi anche di “metterci qualche soldo” oltre alla faccia.
Per carità, so che molti (alcuni anche con me) promuovono azioni lodevoli di solidarietà. Parteciperei volentieri ad una sottoscrizione finalizzata, solidale e ovviamente anonima. Magari organizzata da ComoZero.
Attendo con fiducia la discussione in consiglio comunale e auspico non ci siano, da una parte o dall’altra, speculazioni di natura politica. Qui, in questo avvilente quadro, non c’entra Sea Watch (che non sopporto, per essere chiaro), Lampedusa, il decreto sicurezza (che sostengo, sempre per chiarezza).
È solo questione di buon senso, di attenzione verso gente che molto spesso non viene nemmeno da lontano, ma abitava nel nostro quartiere, frequentava le nostre stesse scuole. Poi è successo qualcosa, una separazione coniugale, una disoccupazione prolungata, una sventura familiare.
Ci appassioniamo, giustamente dico io, agli amici a quattro zampe, promuoviamo collette per pelosi abbandonati.
E qui, che facciamo?