Nota di metodo: all’uscita del pezzo su ComoZero Settimanale (intervista che, è corretto chiarirlo per i lettori, avrebbe dovuto essere svolta al telefono ma poi si è esaurita in risposte via mail, cosa che, di prassi, non facciamo) il presidente Fermi ha voluto specificare rispetto all’incipit dell’articolo (leggi sotto), cioè la ricostruzione del suo percorso politico. Lo ha fatto inviando una grafica precedentemente diffusa via Social, ed è corretto pubblicarla:

Qui, l’articolo uscito sul nostro cartaceo (prima dell’ultima tornata amministrativa):
An, Pdl, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega. L’evoluzione politica di Alessandro Fermi ha toccato tutti i partiti della storia recente del centrodestra. Già enfant prodige agli esordi è poi diventato l’uomo-preferenza nel Comasco con oltre 8mila voti personali. Oggi è presidente del Consiglio a Palazzo Lombardia e qualche giorno fa, dopo indiscrezioni che si sono rincorse per un anno, ha ufficializzato il passaggio nel partito di Salvini che lo ha benedetto urbi et orbi in conferenza stampa all’Hilton di Milano.
Come l’ha convinta Salvini al grande balzo?
Nessuno mi ha convinto. È un percorso, se vogliamo quasi naturale, che nasce rispetto alla volontà di Salvini di allargare i confini tradizionale della Lega verso persone, che possano condividere e possano supportare la sua visione di rappresentare interessi e ambiti che, da tempo, faticano ad identificarsi con convinzione in un soggetto politico.

Un moderato come lei che ci azzecca con un partito sovranista?
Credo di essere una persona, come dice lei, sicuramente moderata nei modi, negli approcci, nell’ascolto ma questo non significa avere poca chiarezza e decisione nelle idee. Sono da sempre uomo di centrodestra con convinzioni nette sull’autonomia regionale, difesa degli enti locali, riforma della giustizia, imprese, cultura del lavoro e della famiglia: temi che la Lega, con coraggio, ha abbracciato e riportato al centro dell’agenda politica del nostro Paese.
Circa mezza Lega qualche giorno fa non ha votato il decreto-bis sul Green Pass, documento su cui, mi pare, lei abbia posizioni molto chiare, leggi: estremamente favorevoli.
La Lega non è una caserma. Quindi non mi permetto di sindacare le scelte di alcuni parlamentari che hanno visioni e idee differenti dalla mia: è la democrazia, sensibilità differenti sono inevitabili, soprattutto in un grande partito. Vi sono poi ambiti che riguardano la sfera personale e l’etica dove è giusto che vi sia libertà di coscienza. Personalmente credo che il vaccino sia l’unico strumento efficace con cui contrastare il virus e che il green pass sia un mezzo utile per incentivare la vaccinazione e garantire alle imprese di svolgere la propria attività. Certo questo trattamento deve essere garantito per tutti: rimango stupito di come, oggi, vi siano attività, come ad esempio le discoteche, che non abbiano ancora una data certa per riaprire in sicurezza. Un aspetto che non riguarda unicamente l’ambito economico, che ha sicuramente una sua rilevanza, ma anche la funzione aggregativa che hanno questi luoghi per i giovani e meno giovani.

È già sulla linea di Giorgetti?
Mi fa sorridere che alcuni organi di stampa parlino di divisioni all’interno della Lega. Per come la vedo io, Salvini e Giorgetti sono assolutamente complementari ed è una grande fortuna per un partito poter contare su donne e uomini di valore che supportino, soprattutto su temi delicati, il Segretario federale al quale aspetta poi l’onere di proporre una linea politica, che peraltro nella Lega mi è sempre sembrata univoca.
L’altro giorno il primo test-paratie a Como. Sbaglio o lei e il sindaco Landriscina non avete scambiato mezza parola?
Evidentemente abbiamo partecipato a due incontri differenti. Il mio rapporto personale con Mario è frutto di una conoscenza che va, peraltro, al di là della Politica e anche quel pomeriggio, come ho fatto questa mattina al telefono, ci siamo confrontati.

È stato lei a lanciare Landriscina candidato. In questi anni, a dirla gentile, mi è apparso un filino deluso.
Cinque anni fa è vero, ho invitato Mario a mettersi a disposizione della collettività: una scelta che è stata premiata dagli elettori. Credo che Landriscina in questi quattro anni e mezzo non si sia mai risparmiato quanto ad impegno, dedizione e senso di responsabilità rispetto ad un ruolo complicato, come quello di essere il sindaco di una città capoluogo di provincia, un compito difficile in tempi normali figuriamoci durante un mandato contrassegnato, per larga parte, dalla pandemia. Come detto in altre occasioni avrei dedicato più attenzioni agli aspetti comunicativi rispetto a quanto di buono è stato fatto.
Il commissario provinciale di Forza Italia, Mauro Caprani, mesi fa da queste pagine la lanciò candidato sindaco a Como per il 2022. Lo farà adesso che è nella Lega?
Come ho detto in conferenza stampa, così come mi hanno insegnato i miei genitori, quando si entra in una nuova casa, lo si fa chiedendo permesso, in punta di piedi e mettendosi a disposizione. Il passaggio all’interno di un altro partito del centrodestra non ha nulla che vedere rispetto al mio eventuale futuro politico e amministrativo. Oggi ricopro un ruolo importante, che mi gratifica e che mi consente di dare risposte al territorio, tra cui naturalmente anche le istanze provenienti dal capoluogo.

L’ARTICOLO CHE HAI APPENA LETTO E’ USCITO SU COMOZERO SETTIMANALE: ECCO DOVE PUOI TROVARLO
Quella telefonata di Berlusconi a Fermi: “Resta”. “No”. L’ex cavaliere sperava nel figliuol prodigo