Alla fine, concludi la chiacchierata con i saluti di rito e resti un po’ sbigottito. Ha parlato per 20 minuti buoni con una donna palesemente incazzatissima. Ma se ripensi al tono della discussione non hai un solo appiglio per descrivere una furia rabbiosa, un’ira scomposta, un malcontento urlato. Si potrebbe parlare di apocalisse tranquilla.
Un dato sicuro, comunque, c’è: dal voto per le elezioni regionali del 4 marzo scorso è passato più di un mese e mezzo. Ma Domiziana Giola ha tutt’altro che smaltito l’amarezza profonda, abissale per un esito complessivo ritenuto ingiusto. Anzi – dice lei – “non trasparente” (lo ricordiamo: in Forza Italia, Alessandro Fermi è arrivato primo con 8.657 preferenze, Federica Bernardi seconda con 3.457, Giola terza con 3.303; solo Fermi eletto e ora presidente del consiglio regionale, le altre fuori). Freddi numeri che però nascondono una sorta di faida ancora sanguinante.
“Beh – esordisce Giola – io sono tranquilla, ho la mia famiglia, i miei due bambini, la professione. La vita va avanti, ci mancherebbe. E dal punto di vista personale sono contentissima per il mio risultato: ero alla prima candidatura, ho preso oltre 3.300 preferenze, un pugno di meno di Federica Bernardi. Insomma, non posso certo dire di essere delusa per quanto ho raggiunto con le mie forze…”. Puntini di sospensione sulle “mie forze”. Segno che “altre forze”, nella ricostruzione della candidata, hanno agito. Contro di lei.

“Inutile girarci attorno – dice Giola – Alessandro Fermi, e con lui il vicecoordinatore Mauro Caprani, hanno supportato un’altra candidata. E per carità, in assoluto non ci sarebbe nulla di male. Peccato che pubblicamente lo hanno sempre negato e continuano a negarlo. Un giorno, ho posto anche a Fermi la questione, direttamente. Mi è stato detto che no, assolutamente, lui non avrebbe sostenuto nessuno in particolare, che avrebbe giurato sulla mia seconda posizione, che avevo la sindrome della candidata, che lui era imparziale con tutti. La realtà dice altro”.
“Durante la campagna elettorale, io e molti altri avevamo capito dove tirava il vento – continua Giola -Finché proprio il sabato prima del voto, a Garzeno, mi è capitata una cosa davvero spiacevole: ho trovato un fac-simile della scheda elettorale con l’indicazione di voto per il tandem Fermi-Bernardi. E chi era il committente? Mauro Caprani, il caposegreteria di Fermi, il suo vice nel partito. Immagini come mi sono sentita. Ma mi è capitato anche di bere un caffè con un sindaco e sentirmi raccontare della consegna di un santino con l’indicazione Fermi-Bernardi direttamente da Fermi stesso. Insomma, questo ho vissuto in quelle settimane: la sensazione che qualcuno volesse mettermi in un angolo”.
I sospetti, a quel punto, sono diventati un turbine vorticoso di amarezza e delusione. “Mi sono sentita tradita – racconta Domiziana – Avevo creduto a un arbitro che si diceva imparziale e che invece tale non è mai stato. Mi sono chiesta tante volte perché, non sono mai riuscita a darmi una risposta”.
Il dopo elezioni, come noto, ha riservato qualche sorpresa: Fermi, da moltissimi dato come assessore pressoché sicuro nella giunta Fontana, alla fine è invece diventato presidente del consiglio regionale. Una carica che, a differenza dell’ingresso nell’esecutivo, non ha liberato un posto in più in consiglio, con il risultato che la gara senza esclusione di colpi tra Bernardi e Giola per la seconda piazza si è sostanzialmente rivelata inutile.
“Ma questo nulla toglie alla profonda amarezza per quanto successo – ribadisce Giola – Alla fine, temo di essere stata oggetto di un’azione premeditata, che ha prodotto in me una ferita ancora aperta, ma che certamente ha anche diviso Forza Italia, creando scontento e delusione”.
Un peso l’ha certamente avuto anche la frattura che si è consumata tra Fermi e Gianluca Rinaldin nel corso di quei turbolenti mesi, tanto che una fetta del partito comasco un paio di settimane fa rese pubblica una lettera di durissima contestazione nei confronti del coordinatore provinciale uscente. A questo proposito, dato per scontato che Fermi lascerà la guida di Forza Italia sul Lario, impossibile non chiedere a Giola se lei ambisca a quel ruolo.

“Non è questione di ambizione personale – ribatte lei – Piuttosto di riconoscere a un gruppo di persone che mi ha sostenuto l’importanza che ha nel partito, il peso che merita di avere. Eppure questo continua a non accadere: dopo il voto non c’è stato un solo momento di confronto, un’analisi collegiale sui risultati, un dibattito sul futuro. Niente di niente. Eppure un partito che non elegge nemmeno un parlamentare in un territorio trasformato in feudo per paracadutati e un coordinatore provinciale che parte per fare l’assessore e poi deve ripiegare sulla presidenza del consiglio, dimostra che a Como non c’è la forza giusta sui tavoli giusti”.
Tra i vari spifferi attorno e dentro Forza Italia, uno dava addirittura Giola (e non solo lei) pronta a lasciare il partito.
“Forza Italia è la mia casa, ho fatto tanto e ho ricevuto tanto, anche se forse in alcuni casi meno del giusto – risponde Giola – Vorrei solo che i vertici riconoscessero il merito al gruppo che ha contribuito al mio risultato e quello del partito stesso, oltre che all’elezione di Fermi. Invece niente, nemmeno una telefonata, un grazie. Nulla. Non voglio lasciare Forza Italia, ma è chiaro che ho tanti amici anche in altre forze politiche e dialogo con tutti, ascolto, mi confronto”.
Una dead-line per avere risposte non c’è, nel calendario di Domiziana Giola. Ma qualcosa dovrà pur succedere entro tempi brevi, afferma. “Diciamo che entro l’inizio dell’estate qualche risposta, qualche gesto deve arrivare per forza – sottolinea Giola – Mi sembra doveroso. Io intanto continuo a fare politica perché ci credo e perché mi piace. Poi, da qui a qualche settimana, tirerò le somme assieme a chi mi è sempre stato vicino. E lì capiremo il da farsi. Voglio sperare che Forza Italia, anche a Como, torni ad essere quel partito liberale e plurale che è stato nel tempo e non che continui in questa logica di lacerazione e divisione”.