“C’è chi soffia scientificamente sul fuoco. Chi non agisce sul fronte sociale, culturale, dell’inclusione. C’è chi a livello nazionale taglia i fondi stanziati per le periferie delle città. E sulle tensioni, sulle divisioni, fonda le campagne elettorali”.
Patrizia Lissi, consigliera comunale del Pd a Como, spezza il silenzio di politici e amministratori sui fatti recenti di via Anzani, ma nel contempo allarga il tema. E, prima di tutto, tiene a ribattere ad alcune tesi espresse con l’articolo “Via Anzani: il coprifuoco già vacilla. Ma 32 consiglieri muti e invisibili a che servono?”

“Io in via Anzani ci sono andata, ci sono stata. Ho parlato con abitanti e negozianti, mi sono documentata. Ma non tutti intendiamo questo lavoro come una strumentalizzazione continua, magari a fini elettorali. Ho ritenuto fosse giusto restare in silenzio, approfondire – sottolinea Lissi – Perché è indubbio che nella zona esistano dei problemi, ma origini e cause sono profonde, intrecciate. Non si possono sempre risolvere con due battute”.
“A cosa ci porta soffiare sul fuoco? – domanda la consigliera – Facile e semplicistico individuare magari soltanto nello straniero il centro di un problema, ma davvero pensiamo che non vi siano anche ragazzi italiani nella questione? E poi, in fondo, il vero tema è un altro”.
“Prendiamo proprio il caso della zona di cui fa parte anche via Anzani – dice Lissi – La precedente amministrazione, per fare un esempio, aveva sostenuto il progetto “Radici e Ali”, che puntava sull’inclusione, sulle vie dell’integrazione, sulla vitalità del quartiere. Giusto ascoltare e dare voce ai baristi, accogliere le loro tesi. Ma tutte le voci di una realtà vanno ascoltate per avere un quadro più preciso, non superficiale. Certo, è una strada faticosa. Ma se qualcuno pensa che certe tensioni si possano risolvere soltanto con ordinanze e polizia, che pure certamente in alcuni momenti specifici servono e aiutano, sbaglia di grosso. Serve iniziativa sociale e io non vedo nulla in questa direzione, adesso”.