Sono definite con onestà “Linee programmatiche”, perché effettivamente di null’altro si tratta se non di una serie di enunciazioni generiche e senza alcuna proposta specifica. Insomma, il classico vapore acqueo da campagna elettorale che potrebbe essere sottoscritto al 90% da qualsiasi candidato sindaco. In questo caso quel candidato è Barbara Minghetti e il documento è sottoscritto anche da tutta la coalizione di centrosinistra che dal Pd ai centristi di Agenda Como 2030 (+Europa, Italia Viva, Azione) include la sinistra di Como Comune, Svolta Civica e gli ambientalisti di Europa Verde.
Tornando alle linee programmatiche appena abbozzate, giusto per fare un esempio, alla voce Ticosa si parla semplicemente di “redigere uno studio di fattibilità che abbia lo scopo di individuare la futura restituzione alla città”, poi si rispolverano teorici “bus navetta […] per rendere fruibile la cintura verde di Como ad abitanti e turisti migliorandone l’accessibilità” e su nodi storici quali Politeama, ex Casa albergo via Volta, ex sede ULi, San Martino, Villa Giovio, ed ex Polveriera di Albate si annuncia una ricognizione e l’impegno a cercare risorse anche europee per eventuali recuperi. Insomma, se aggiungiamo l’immancabile valorizzazione di “un sistema di scambio ferro-gomma-acqua, integrato con parcheggi periferici e di corona, attrezzati con servizi navetta verso il centro, lo sviluppo della mobilità pedonale e ciclabile”, siamo all’aria fritta nella sua accezione più classica.
QUI LE LINEE PROGRAMMATICHE INTEGRALI
Il programma vero di Minghetti è alleati si svelerà più avanti, evidentemente, probabilmente alla conclusione dei tavoli settoriali e partecipati in corso (che magari renderanno più chiaro anche un altro passaggio delle Linee programmatiche disponibili ora, cioè il riferimento a un “piano del benessere sociale rivolto all’intero tessuto sociale; ritenendo la città policentrica, pensiamo a un piano del benessere sociale per la convalle e per ciascun quartiere di cintura”).
Un solo punto, però, sembra rilevante, almeno per una coalizione di cui fanno parte i Verdi e se lo si intende più sotto l’aspetto politico che non pratico (vista l’assoluta mancanza di finanziamenti all’uopo). Si tratta del passaggio sull’eventuale (e oggi disperato) completamento della Tangenziale di Como con il famoso secondo lotto rimasto finora esclusivamente sulla carta.
Questo il passaggio testuale nel testo di Mighetti: “In particolare non è possibile non rilevare i forti problemi di mobilità che investono il quartiere di Lora, costantemente stretto dalla morsa di un traffico veicolare (in particolare quello pesante) che attraversa la città proveniente o verso il confinante Comune di Lipomo e i territori dell’Erbese, cui la futura Amministrazione comunale dovrà dare risposte credibili; in questo contesto si inserisce il tema della Tangenziale di Como, a completamento di un sistema tangenziale esterno come elemento integrante di un Piano della mobilità finalizzato alla riduzione del traffico, per la realizzazione della quale il Comune di Como – così come per ogni altra opera di carattere sovracomunale – dovrà farsi parte attiva costruendo un dialogo costante e diretto con gli enti competenti, al fine di verificare in ogni passaggio la reale rispondenza dei progetti con le più attuali esigenze dei cittadini e la diretta sostenibilità“.
Insomma, benché non esista a oggi alcuna reale prospettiva né economica né progettuale per finire il “moncherino” già esistente, musica in particolare per Italia Viva, il cui segretario provinciale Alberto Gaffuri è stato tra i più battaglieri sul tema. Meno armoniosa, probabilmente, la posizione di principio della candidata sindaco apparirà alla sfera ambientalista-ecologista dentro e fuori la coalizione, area storicamente ben poco amica del completamento della Tangenziale di Como.