Qualche colpo sotto la cintola è volato. Ma che corpo a corpo, lunedì notte, in quell’aula consiliare trasformata in una sorta di “Madison Square Cernezzi”, ring politico dove sono saliti i due pesi massimi della città, Big Mario Landriscina e Ale “Red Hair” Rapinese, detto The Red. Che novità, direte voi: si erano già sfidati nel 2017, per la Corona tricolore. Vero. Ma lì fu una battaglia con mischione, non il pugno contro pugno. Lunedì, invece, sì, la folla attorno c’era. Ma i riflettori si sono accesi soltanto per loro due.

Veloce, nervoso, inafferrabile, “The Red” ha iniziato a picchiettare da subito. Colpi veloci, rapidi, piccole blitzkrieg al corpaccione dello sfidante. Prendendola larga. Da Cuneo, più o meno.
“Io so – è partito Rapinese – perché Pettignano è assessore, so bene perché lo è Caldara, perché Locatelli è vicesindaco. So perché Coregia, Negretti e Galli sono assessori. Non ho ancora capito perché Rossotti è assessore. Perché è brava? Perché l’ha conosciuta? Perché l’hanno raccomandata? Trasparenza! Perché l’ha nominata, lei che è così libero?”. Velenoso. Prima di una seconda gragnuola di colpi-flash, questa volta sull’arcigno comunicato – sbeffeggiato qua e là per tono e prolissità – diffuso dal Comune la sera dell’ultima nevicata.

“Chi ha scritto la cosa che ho letto? Non voglio pensare e credere che sia stato un lavoro collegiale. Voglio solo sapere chi l’ha scritto: nome e cognome”.
Big Mario ha incassato, solo roteando un po’ collo e spalle. Ha aspettato. Poi – a differenza di tante, tantissime altre volte in questi 18 mesi di mandato – si è alzato, si è tolto l’accappatoio ed è partito. Più pesante dello sfidante. Ma potente.

“Consigliere Rapinese – ha iniziato sul tema Rossotti – non mi ha ancora convinto a dire questi motivi”. A quel punto, violento break di Rapinese: “Certo, se li dicesse dovrebbe vergognarsi”. Ma Big Mario non ha mollato. “Di volta in volta ci deve essere qualcuno da attaccare: ora l’assessore Rossotti, tra poco l’assessore Negretti. L’importante è avere un nemico. Ma io ancora rispondo a me stesso delle scelte che faccio. Lei può invocare in tutti i modi ma forse sarò io, un giorno, a decidere se accontentarla. Altrimenti anche lei dovrebbe spiegarmi questa voglia che ha, dopo tutti questi anni, di fare il sindaco”.
Parati i colpi e passato all’attacco, Big Mario ha risposto anche irridente sul famoso comunicato stampa: “Se qualcuno deve essere indicato, così avete la visione della preda, perché questa cosa a voi piace e vi intriga, eccomi qua”.

Gong. Pareggio. Sudato equilibrio.
Poi, il secondo, fragoroso round.
Torna a bordo ring Rapi The Red: sempre guizzante, ma gli uppercut e i ganci stavolta sono decisi ad andare in profondità. Alla testa dell’avversario. Tema: la mozione di biasimo contro Landriscina accusato di aver impedito la discussione in consiglio (a luglio) sull’apertura a una futura maggioranza privata in Villa Erba. Passaggio poi comunque avvenuto – e certamente importante, se non epocale nel suo specifico – senza che in effetti il Comune capoluogo (socio del polo) si sia espresso in merito. Il centrodestra, allora, “ballava” assai sul punto.

“Lei dice che in quei giorni si discuteva il futuro della Ticosa, che era più importante, che non c’era tempo. Ma in realtà avrebbe potuto comunque far svolgere quella discussione in mille modi, se solo avesse voluto – ha affondato The Red -. Io non posso pensare che lei menta, che abbia atteggiamenti omissivi. Pensi ai ragazzini che oggi guardano la politica: un sindaco deve rappresentarli. La città non è solo sua, lei incarna un popolo intero che necessariamente non condivide ogni sua scelta ma che lei, comunque, rappresenta. Ma quando si mette in discussione la parola del leader, del capo, del sindaco, questo è indegno per i cittadini, per i ragazzini che ci guardano, per la nostra gloriosa città”.
La platea del Madison Square Cernezzi si è ammutolita per la veemenza degli attacchi. Gli occhi vanno sui guantoni di Big Mario che si aprono dopo la difesa silenziosa, mentre tra gli “spalti” echeggia un apocalittico ammonimento del Rapi furioso: “Le bugie più crudeli spesso sono dette in silenzio”. Invocazione per il primo cittadino a parlare, intervenire, contrattaccare se ne ha il coraggio. E lui ne ha il coraggio.
Big Mario si alza. Un colpo: “Non non sono avvezzo a ricorrere a mezzi e mezzucci per giustificare chissà quali operazioni sospette. Non mi riconosco e rifiuto quello che lei, consigliere Rapinese, paventa nei miei confronti. D’altronde, lo dico senza riferimento personale, esiste un detto che dice che Il ladro pensa che tutti rubino”. Caspita, c’è rabbia.

Un altro colpo: “A luglio ho fatto scelte prioritarie. Me ne sono assunto la responsabilità, forse scontentando una parte del consiglio ma l’ho fatto perché credevo valesse la pena di concentrarsi su un tema aperto da decenni (l’approvazione del ritorno al Comune dell’area Ticosa, ndr)”.
Rapinese gesticola, là in fondo.
Arriva il terzo colpo di Big Mario: “La sua mimica mi intriga, se vuole rendermi partecipe del suo pensiero profondo, la ascolto. Ha fatto un corso di mimo ma io non capisco la lettura”.
Quarto colpo: “Ci sono cose che voi siete più esperti di me a propinare all’opinione pubblica, alla stampa compiacente. Anche il fatto di urlare sempre qualcosa per attirare l’attenzione. Ma io non cado in questo tranello: non sempre sono contento di quello che faccio, ma giudicheranno gli elettori”.
Affondo finale di Big Mario: “Nella libertà della democrazia ci sta quello che lei propone, non mi scompone, se non per una tendenziale capziosità. Sarebbe opportuno averla a fianco tutti i giorni, mi nutrirei dei suoi consigli ma non posso, lei sta dall’altra parte. Credo di aver riconosciuto che si può migliorare sempre, ma lei quando parla ha un secondo fine e io non mi riconosco nella sua reprimenda. Sono tranquillo con me stesso, e non sono infallibile a differenza sua”. L’ondata di ritorno sovrasta l’aula, tutti i brusii si placano. Ale The Red anche.
Si vota. Niente biasimo, Big Mario sorride. Forse soltanto ai punti, ma stanotte ha vinto lui. Di sicuro, domani – un domani – ne resterà soltanto uno.
L’articolo che avete appena letto è stato pubblicato su ComoZero settimanale, in distribuzione ogni venerdì e sabato in tutta la città: qui la mappa dei totem.