Ha innescato una polemica di fuoco la decisione della Commissione Contenziosa del Senato della Repubblica con cui è stato restituito il vitalizio all’ex presidente di Regione Lombardia Roberto Formigoni, già condannato in via definitiva due anni fa a 5 anni e 10 mesi per corruzione e ora gli arresti domiciliari. L’organismo presieduto da Giacomo Caliendo (Forza Italia) ha annullato una precedente delibera Grasso del 2015 con cui era stato sospeso il vitalizio e riguaderà tutti i casi simili.
“La decisione, che tiene conto – ha precisato Giacomo Caliendo, senatore di Forza Italia e presidente della commissione adita da Formigoni – di sentenze della Corte costituzionale e delle leggi che si sono susseguite dal 1966 fino al 2019 sul diritto alla pensione che non può essere sospeso se non in caso di evasione o latitanza”.
Scatenato il Movimento Cinque Stelle, con commenti che vanno da “uno schifo” di Stefano Buffagni a “una vergogna” della vicepresidente del Senato, Paola Taverna.
Formigoni, che denuncia “invettive forcaiole rivoltemi contro in questi anni”, ha replicato all’Ansa: “Si deve chiedere a quei parlamentari, a quegli intellettuali e a quei commentatori che tanto si stracciano le vesti di fronte a una sentenza, se ritengano che lo stato di diritto sia ancora il baluardo contro gli abusi di qualsiasi potere a protezione della singola persona o se per qualcuno possa invece essere ripristinata una forma di condanna a morire di stenti”.