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Veleni e addii: il patto Santanché-Mantovani che dilania Forza Italia e può ingrossare FdI

Forse – ma non è azzardato dire “molto probabilmente” – c’è un filo rosso che unisce la serie di insurrezioni, contestazioni e addii alla Forza Italia comasca registrati nelle ultime settimane. E quel filo rosso, che inizia a dipanarsi il 4 marzo 2018 con l’esito delle elezioni regionali e con la frattura definitiva tra l’ala azzurra che fa capo ad Alessandro Fermi e quella che invece storicamente guarda a Gianluca Rinaldin, attraversa Forza Italia, solca Fratelli d’Italia e arriva all’altro capo del gomitolo nelle mani dell’ex vicegovernatore della Regione e sottosegretario del quarto governo Berlusconi, Mario Mantovani.

A dare corpo a questo rumor pesantissimo, c’è una lettera dell’aprile scorso a suo modo (forse) profetica. Il 3 aprile scorso, a un mese esatto dal voto per la Regione che per i forzisti vide concludersi tra accuse e rabbia la sfida tra Domiziana Giola (sostenuta da Gianluca Rinaldin) e Federica Bernardi (vicinissima ad Alessandro Fermi, che poi in realtà risultò l’unico eletto), un gruppo di esponenti di Forza Italia scrisse una lettera di accuse durissime proprio contro l’allora coordinatore provinciale del partito. La sintesi fu anche il titolo del nostro resoconto: “Fermi ha lacerato e diviso Forza Italia”.

Nel mezzo, attacchi pesantissimi all’attuale presidente del consiglio regionale e di fatto al suo successore alla guida del partito lariano, Mauro Caprani, in relazione diretta all’accusato ostracismo nei confronti di Domiziana Giola nella corsa al Pirellone. Ma questo è il meno.

Preziosissime, invece, sono le firme in calce alla lettera. Vi compaiono, tra gli altri, Ciro Cofrancesco e Mirko Gaudiello di Cantù, Antonella Patera di Como, Daniela Cammarata di Olgiate, il sindaco forzista di Cagno, il capogruppo a Erba, il coordinatore di Bregnano.

Risulta, tra l’altro, che ai tempi – benché senza poi apporre l’autografo – anche l’attuale capogruppo a Palazzo Cernezzi, Tony Tufano, avesse contribuito in parte alla stesura del documento, salvo poi non vergarlo alla fine. E per inciso, almeno quando il mandato Landriscina iniziò, negli schemi politici si associava alla stessa corrente interna di Forza Italia il trio Tufano-Patera-assessore Franco Pettignano.

Ebbene, nel volgere di pochi mesi, una buona parte di quei firmatari ha effettivamente lasciato Forza Italia, nello specifico Confrancesco e Gaudiello a Cantù e Patera a Como, mentre di pochi giorni fa è la durissima lettera di Daniele Cammarata che qui abbiamo titolato così: “Forza Italia tradisce elettori e amministratori”.

Daniela Cammarata a sinistra con la rinaldiniana di ferro Domiziana Giola

Finora è stato difficile, però, unire i puntini per trarre un disegno unitario a dispetto di apparenze che era comunque complicato archiviare alla voce “casualità”. Ma ora – da Varese nello specifico – arriva un aiutino.

Il 22 ottobre scorso, infatti, a pochi passi da Como – e se si vuole da quell’Olgiatese storicamente rinaldiniano – si è avuto uno dei passi più importati dell’unione ufficiale tra l’ex potentissimo forzista Mario Mantovani (almeno fino all’arresto del 2015, da cui poi scaturì l’addio al partito di Berlusconi) e la coordinatrice regione di Fratelli d’Italia, e un tempo non casualmente sua compagna di partito, Daniela Santanché.

I due, infatti, sono promotori-fondatori dei circoli politico-culturali “Noi repubblicani”. Che proprio 20 giorni fa, a Varese, si sono presentati in grande stile annunciando il proprio rappresentante in consiglio comunale (Gaetano Iannini) ma schierando altri nomi noti della politica: Giuseppe Romele (ex Forza Italia ora FdI), Paola Frassinetti (FdI) e il coordinatore Provinciale di Fratelli d’Italia Andrea Pelliccini.

Siamo dunque alla fine della storia (o all’inizio, se si vuole). Con una conclusione che anche a Como potrebbe vedere un sostanzioso esodo da Forza Italia verso il tandem Fratelli d’Italia-Noi Repubblicani, tenendo anche conto che Mantovani è stato per anni uno dei big forzisti di assoluto riferimento di Gianluca Rinaldin.

A oggi, annunci o date ufficiali del clamoroso passaggio (che, per inciso, metterebbe allo stesso tavolo il Diavolo e l’Acqua Santa, nell’ordine che ognuno preferisce, cioè gli ex arcinemici Alessio Butti e appunto Rinaldin) non ce ne sono ancora.

Ma la vera sorpresa sarebbe che non arrivasse, prima o poi. E allora, gli addii a Forza Italia di Cofrancesco e Gaudiello a Cantù, l’enorme malcontento di Domiziana Giola, la lettera di fuoco di Daniela Cammarata, l’uscita dal gruppo forzista comasco di Antonella Patera, i vociferati malumori di Antonio Tufano e – chissà – la resistenza dell’assessore Franco Pettignano rispetto alla ritirata dalla giunta Landriscina imposta dai vertici azzurri, potrebbero assumere un senso e una forma molto più chiari. Con la benedizione di Mario Mantovani e Daniela Santanché, di “Noi Repubblicani” o magari direttamente di Fratelli d’Italia.

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