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Punti di vista

Elezioni provinciali: il “suicidio” di FdI, il colpo Fermi, l’immortale Sassi, la Lega ok e i venti civici sul Pd

I punti fermi sono due (peraltro in attesa di proclamazione ufficiale degli eletti, attesa per oggi): l’amministrazione provinciale, per quanto depotenziata e immalinconita nella sua solitudine istituzionale, si occupa comunque ancora di diverse cose importanti (scuole e viabilità sul territorio, per citarne solo due); la seconda è che, nonostante questo, le elezioni per il consiglio di Villa Saporiti, da cui sono esclusi i cittadini che non siano già amministratori eletti, interessano soltanto addetti ai lavori e segreterie politiche.

Fatte queste premesse, però, dal voto andato in scena lo scorso 18 dicembre si può tracciare qualche analisi su risultati e tattiche dei due schieramenti contrapposti.

CENTRODESTRA

Il dato più clamoroso, soprattutto in prospettiva e alla luce dei sondaggi nazionali, è certamente la mancata elezione di un rappresentate di Fratelli d’Italia: a Villa Saporiti, il partito di Giorgia Meloni non ha portato alcun consigliere. E se è del tutto possibile che anche gli alleati non abbiano aiutato dopo la clamorosa frattura di due anni fa, quando i Fratelli diedero vita a una lista ibrida con il Pd, forse la causa principale di questo smacco è aver messo in corsa tre candidati che si sono fatti davvero la “guerra delle preferenze” per entrare in Provincia (Claudio Ghislanzoni, Anna Dotti e Valeriano Maspero). Una scelta che si è rivelata suicida, poiché la decisione di non privilegiare almeno un nome per avere la certezza di sedersi nel nuovo consiglio, alla fine ha portato alla dispersione delle forze e dunque all’esito infausto (tenendo però anche conto che la rappresentanza di FdI nei municipi lariani sconta ancora i numeri reali del passato, ancora lontani da quelli che i sondaggisti accreditano per il prossimo futuro).

Per quanto riguarda Lega e Forza Italia, invece, i due partiti hanno di che sorridere, rispettivamente con 4 (il doppio rispetto al 2019) e 3 eletti, consegnando allo schieramento la maggioranza con 7 eletti contro i cinque del centrosinistra. E qui può gigioneggiare sicuramente il neosalviniano e presidente del consiglio regionale Alessandro Fermi: il colpaccio ottenuto con la “pupilla” Giuliana Castelnuovo, sindaca del feudo Albavilla e più votata della tornata, è un fatto; così come anche l’elezione di Mario Pozzi si può ricondurre all’alveo fermiano.

Politicamente immortale, poi, in casa Forza Italia, si conferma Maria Grazia Sassi: come sempre battitrice libera (ma con appoggi che contano nella Brianza che pesa), sempre poco sostenuta dai vertici di partito, ancora una volta torna a Villa Saporiti in scioltezza. Buono, comunque, il risultato generale di Forza Italia, altra “creatura politica” di cui si annunciano sempre funerali imminente e che invece, almeno in provincia di Como, finora ha sempre trovato numeri e nomi.

CENTROSINISTRA

Ieri il segretario provinciale del Pd, Federico Broggi, ha gioito per i cinque eletti del campo politico con queste parole: “Le elezioni sono andate oltre le aspettative! Abbiamo messo in campo una squadra di amministratori di qualità e grazie a questo abbiamo ricevuto il supporto e il consenso di tanti amministratori civici e anche di centrodestra! Le competenze hanno pesato davvero questa volta. Eleggere 5 consiglieri è per noi come una vittoria. C’è stata poi perché il risultato è di squadra e non del solo PD. Ne usciamo con una convinzione in più da questo weekend: l’anno prossimo è sempre più importante vincere a Como”.

Al di là del malizioso accenno ai voti giunti anche dal centrodestra e alla proiezione sul voto di Como nel 2022, dove la candidatura di Barbara Minghetti sembra aver rivitalizzato i dem e almeno una parte dello schieramento, il dato politico è un po’ più complesso: Francesco Cavadini deve la sua elezione soprattutto all’appoggio del presidente Fiorenzo Bongiasca, Vincenzo Latorraca (pur sicuramente di area dem) ha contato soprattutto sulla galassia civica (Civitas e Lavori in Corso) e pentastellata; Valerio Perroni è anch’egli sicuramente di area ma nello stesso tempo a “marchio civico”, Ettore Pelucchi rappresenta il mondo renziano di Italia Viva. Il vero Pd “doc” eletto, insomma, è soltanto Paolo Furgoni.

Il che, nel complesso, nulla toglie al ruolo comunque centrale e propulsivo del Partito Democratico per quasi tutto ciò che avviene nel centrosinistra comasco, e, volendo guardare al bicchiere mezzo pieno, la varietà può rivelarsi una ricchezza di soluzioni in quel campo politico. Ma certo le sfumature e la complessità dei rapporti di forza tra le mille sigle che animano lo scenario, sottolineano anche che il “regno Pd” resta tutt’altro che omogeno e immutabile.

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