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Aree cani o recinti per polli? Confessioni velenose di una padrona ‘fuorilegge’

C’è stato un tempo in cui sono stata una fuorilegge. O meglio, nelle albe invernali, quelle in cui è già tanto incontrare in giro un merlo, lo sono ancora. Insomma, lo ammetto: quando non c’è in giro anima viva lascio i cani liberi senza guinzaglio al parco. E non sono l’unica. Ci riconosciamo da lontano, noi fuorilegge. Abbiamo un codice segreto ci avviciniamo con i cani legati per far vedere che noi siamo persone irreprensibili ma al primo colpo di coda partono gli sguardi d’intesa “Non c’è nessuno … li liberiamo?” E via.

Fino a qualche tempo fa ci trovavamo, tipo setta segreta, sul retro di Villa Olmo finché la velleità ortobotanica di qualcuno ha deciso di riportarlo, giustamente, al meritato splendore. Ignorando però le palesi esigenze di tantissimi proprietari di cani.

GALLERY Viale Varese, qualcuno salvi l’osceno ghetto per cani

Cosa un po’ meno giusta. Un pensiero illuminato che parrebbe voler seguire anche la nuova Amministrazione, che nel progetto dei nuovi giardini a lago non ha inserito un’area cani ma non ha neanche fatto proposte alternative. Come se creare un posto in cui lasciarli liberi e scambiare due chiacchiere tra proprietari sia una cosa orribile e non un gesto di civiltà anche nei confronti di chi, giustamente, non vuole avere animali tra i piedi mentre passeggia al parco.

Ma le aree cani ci sono! Andate lì!” ribatte puntualmente chi un cane non ce l’ha. Verissimo. Como conta ben dieci aree cani. Sulla carta però. Le avete mai viste? Io nella mia breve parentesi politica me le sono studiate tutte: sono un insulto all’intelligenza.

E sbaglia chi dice che il problema è la pulizia. A quella si può ovviare in molti modi ma, anche passando il Mastro Lindo tutti i giorni, le aree cani farebbero comunque schifo.

Perché il problema vero è che chi le ha progettate non ha mai avuto un cane. Anzi, non sa neanche come è fatto un cane. Le sue cognizioni in materia probabilmente non vanno oltre il peluche di Pluto con cui andava a letto da piccolo. Che non doveva uscire per i bisogni, non aveva bisogno di socializzare, non aveva neppure bisogno di muoversi.

E così ha progettato queste aree nella convinzione che fossero un posto in cui i cani entrano, fanno pipì, i più spericolati danno un’annusata e via. Intanto, per chiarezza, i cani la fanno appena escono di casa. Dove capita capita. Non è questione di educazione, è la natura.

GALLERY Giardini, area cani minuscola e degrado. Reportage di un lettore

Quindi spiegatemi il senso delle buche della sabbia, a parte essere un insulto all’igiene e al buonsenso. E poi i cani hanno un bisogno vitale di correre, giocare, muoversi. Volete sul serio farglielo fare in via Dottesio in cui l’area cani è occupata quasi interamente da un cartello pubblicitario? O in quella di piazza del Popolo? O nella mia preferita, quella di via Antelami a Tavernola: un box doccia interamente occupato da una sabbiera dimensioni gatto ciccione.

Poi c’è quella sotto la Torre Gattoni, un wc per umani a ridosso delle mura, un assoluto colpo di genio in grado di coniugare inutilità, utilizzi impropri e disprezzo per la valorizzazione di un monumento. Si salvano, al pelo, giusto quella di via dei Mille e quella di Sagnino.

Ma solo perché, nel disastro totale, basta essere appena più grandi di una lettiera per gatti che diventi il Club Méditerranée. Vado avanti? Direi di no. Quindi che si fa? Si fa che si per prima cosa si dovrebbero eliminare le palesi prese per i fondelli, i wc a cielo aperto, i recinti a misura di polli. E si dovrebbero ingrandire, dove possibile, le esistenti, Viale Varese per prima. E poi, ma solo dopo, si potrà pensare a come tenerle pulite.

Farlo ora sarebbe come partire dal fondo. Come ragionare su come lavare quel maglione che tanto però so già che mi va piccolo e che, detto sinceramente, faceva già schifo quando l’ho comprato e già so che non lo metterò mai.

Una cosa così, insomma.

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