Una storia straziante che vede purtroppo protagonista un cane. Il suo nome era Amber, femmina di bulldog francese di 6 anni che in tanti in città murata vedevano, conoscevano e si fermavano ad accarezzare.
I proprietari sono Mattia e Giaele che, distrutti dal dolore, provano a raccontare, con la voce rotta dal pianto, le ultime ore di vita della loro amica a 4 zampe. Lo fanno non per vendetta o altro nei confronti della persona ritenuta responsabile (innocente fino ovviamente a prova contraria, è già stata sporta denuncia e fatta una querela), ma per sensibilizzare le persone, allertare gli altri proprietari di cani e, soprattutto per ricordare Amber.
Come spesso accade, chi lavora si rivolge spesso – per alcune ore al giorno o per esigenze particolari – a quei servizi che appunto si prendono cura del cane, tenendolo al fresco, facendolo muovere, portandolo nei boschi e accudendolo fino al ritorno del proprietario.
Un lavoro delicato che, soprattutto in giornate così calde, richiede la maggior attenzione possibile. Cosa che purtroppo sembra non essere accaduta. A raccontarci le ultime ore di vita del loro cane sono, con la voce rotta dal pianto, appunto Mattia e Giaele. “Siamo veramente distrutti dal dolore. Come ogni giorno, mercoledì avevo affidato Amber alla persona che solitamente se ne prende cura e sono andato a lavorare – racconta Mattia – Solitamente i cani vengono portati in un bosco a fare attività e poi riportati nella struttura adibita e tenuti fino al ritorno dei proprietari. Così è accaduto anche mercoledì. Quando però ho suonato il campanello – verso le 16 – per ritirare Amber, ho notato subito qualcosa di strano. Prima di venire ad aprirmi è passato diverso tempo. Io non ci ho subito fatto caso ma poi purtroppo ho capito”.
Dopo un lungo momento di silenzio, il racconto prosegue nel peggiore dei modi: “Ho visto, una volta aperta la porta, che la persona adibita al servizio si è precipitata nel furgone, dotato di apposite gabbie per il trasporto e poco dopo ha estratto Amber”.
La domanda immediata è come sia potuto accadere: “Non ci dormo da giorni e mi ripeto costantemente la stessa domanda: come è stato possibile che la persona addetta, dopo il giro con i cani, erano una decina, li abbia fatti scendere tutti scordandosi nella sua gabbia solo Amber. Un pensiero ossessivo che non ci fa trovare pace. Siamo distrutti. Non voglio pensare al dolore che avrà provato il nostro cane rimanendo due ore chiuso al caldo dentro il furgone. La persona lo ha poi portato di corsa da un veterinario ma non è servito a nulla”, conclude Mattia con un filo di voce.
“Io e mia moglie rimarremo con questo tremendo interrogativo per sempre ma abbiamo pensato che sia giusto far sapere quello che ci è successo. Saranno poi le persone preposte a valutare di chi saranno eventuali responsabilità. Noi lo abbiamo fatto per Amber che ci mancherà per sempre”.
