Chi è passato in questi giorni dai giardini a lago l’avrà probabilmente notata spuntare là in fondo, tra macchinari e cumuli di terra.

E sicuramente nei ricordi di molti comaschi non potrà mai prendere il posto della storica fontana di rocce che, dal secondo dopoguerra, ha fatto parte della memoria di chi frequentava i giardini a lago (qui trovate il racconto che abbiamo fatto quando è stata abbattuta due anni fa).

Però, chissà che per i bambini e i ragazzi di oggi anche la nuova gradinata che sta prendendo forma in questi giorni nella zona dell’ex minigolf non diventi uno spazio in cui giocare, fare a gara a chi arriva in cima per primo, scambiarsi confidenze e primi baci.

Perché sarebbe davvero un peccato immaginare quei lunghi gradoni di cemento che stanno sorgendo in questi giorni come una semplice soluzione tecnica per superare il dislivello con la zona della locomotiva.

Ma farli vivere e trasformarli in sfondo di ricordi e risate, come lo sono state per decenni quelle rocce rosse e scivolose, non è compito dei progettisti ma, piuttosto, di chi tra qualche mese tornerà a vivere questo parco.

Perché finalmente, tra un progetto ormai prossimo a compiere dieci anni, le proteste per l’abbattimento di diversi alberi, tra cui i filari di ciliegi davanti al Tempio Voltiano (qui la reazione di Nini Binda, che ne fu ideatore ai tempi della giunta Botta), nuove imprese al lavoro e le modifiche per venire incontro alle esigenze del Calcio Como – con una prima riduzione dell’area fitness per permettere di collocare le barriere mobili in occasione delle partite e, pochi giorni fa, la richiesta di un’ulteriore riduzione della zona della ex pista delle automobiline per far posto all’area di manovra delle navette dei tifosi con slittamento di un mese sulla data di consegna dei lavori – il cantiere dei giardini a lago si appresta ormai alla conclusione prevista per i primi di giugno. Salvo nuovi colpi di scena.
