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Como: “Una città non è proprietà di chi la governa. Il dissenso non è un’offesa, il sindaco si lamenta”

“Una città non è proprietà di chi la governa”. Inizia così la mail del lettore molto attivo, Andrea Crosato, che ci contatta per commentare due articoli recenti: il primo in cronaca, il secondo è un editoriale:

  1. Como, sfogo d’assessore dal parchetto rinnovato: “Uno mi ha detto ‘ti devi vergognare’. E di cosa? C’è voglia di ferire”
  2. I grandi temi di Como: l’ultimo video di Rapinese dal bunker dura 11 (inverosimili) minuti ed è su Halloween 

Ecco quanto scrive:

Buonasera amici di ComoZero,

i vostri ultimi due articoli, quello sul video del sindaco dedicato agli eventi di Halloween e quello sullo sfogo dell’assessore Bodero Maccabeo dopo le contestazioni ai giardini di via Anzani, raccontano due episodi diversi ma, a mio avviso, hanno un denominatore comune: il rapporto piuttosto complicato di questa amministrazione con le critiche e il dissenso.

Da una parte un sindaco che dedica oltre dieci minuti a lamentarsi della scarsa copertura mediatica degli eventi organizzati dal Comune, nonostante sia stata una sua scelta quella di non dotarsi di un ufficio stampa. Dall’altra un’assessora che sembra sorpresa e amareggiata per aver ricevuto osservazioni negative dai cittadini durante un’inaugurazione.

Mi chiedo se, con tutti i problemi ancora aperti a Como, queste siano davvero le preoccupazioni di cui dovrebbe occuparsi un’amministrazione. Personalmente, da elettore, preferirei vedere più cantieri conclusi, qualche promessa elettorale mantenuta e meno energie spese a recriminare sulle critiche ricevute.
Ma soprattutto, mi sembra che si stia perdendo di vista una cosa fondamentale: il confronto con i cittadini non dovrebbe essere vissuto come un fastidio. Anche le critiche, persino quelle più scomode, possono essere un’occasione per ascoltare e migliorare. E questo vale anche quando si inaugura un parco dove, più che una trasformazione epocale, è stato fatto un intervento di semplice manutenzione.

Una città non è proprietà di chi la governa. Amministrarla significa anche saper ascoltare chi la pensa diversamente, accettare le critiche e capire che il dissenso non è un’offesa personale, ma una componente normale del confronto democratico. Il consenso elettorale non è una delega in bianco.

Un saluto

Andrea Crosato  

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