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E dopo 5 anni da assessore all’Ambiente (con i Balocchi), Magatti scoprì il traffico a Natale

Dopo cinque anni da assessore all’Ambiente – e altrettanti come esponente della giunta che ha convissuto con gli stessi eventi natalizi degli ultimi due – l’attuale capogruppo di Civitas, Bruno Magatti scopre il traffico comasco a dicembre.

Lo ha fatto, beneficiando di grande e facile esposizione mediatica, ieri sera in consiglio comunale. Con sentenze di questo tenore: “Parlo dell’annunciato cataclisma del traffico che si è verificato sabato. In questa città lo spazio disponibile per cui il numero di persone che può entrare con la possibilità di sostare è limitato”.

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Non è mancato un attacco frontale ai commercianti comaschi: “La bulimia dei nostri commercianti che sono convinti che più gente arriva meglio è, sta massacrando questa città”. E poi via ancora, attaccando la Città dei Balocchi e poi augurandosi esplicitamente che “chi è venuto sabato scorso non tornerà mai più”.

Il tutto con un inciso: “L’abbiamo già sperimentato l’anno scorso. Non è il primo anno che voi governate, si fa per dire, questa vicenda”.

Per carità, i disagi del traffico dicembrino – a Como come in tutto il mondo – sono innegabili. E certamente la situazione oggi presenta criticità evidenti. Ma è curioso che nel suo mandato da assessore, Magatti non abbia mai dedicato tanta attenzione alle avvisaglie che pure si erano manifestate con grande evidenza, almeno fuori dal Palazzo.

Non serve una memoria d’elefante, peraltro, per rendersene conto. Basta qualche vecchio articolo dei media locali.

Per esempio quello del 27 dicembre 2015 tratto da La Provincia era eloquente: “Como, traffico in tilt e parcheggi presi d’assalto”. Sottotitolo, per evitare poi la minuziosa riproposizione del testo: “Domenica di ordinario caos in città: in convalle gli autosilo erano pieni, vuoto quello della Valmulini”.

Peraltro, nove giorni prima, sempre sul quotidiano di via Paoli si leggeva un editoriale di questo tenore: “Parcheggi a Como. Se manca la strategia”.

Con incisi nero su bianco, sempre di 4 anni fa: “Il sindaco mette sotto accusa la mentalità che ci porta a usare sempre e solo l’auto. Ma cosa si è fatto per tentare di cambiarla? Un problema come quello della sosta va affrontato a monte, con la programmazione. A Como però manca un piano che preveda parcheggi esterni, veri e fruibili, abbinato a un piano della mobilità per collegare i posteggi alla città con treni-navetta o bus-navetta che siano davvero tali e non soluzioni raffazzonate”.

E ancora prima, quando sempre Magatti era al governo della città nell’esecutivo di centrosinistra? Il titolo dell’8 dicembre 2015 era questo: “Como, che folla in centro: code e traffico”. Nell’articolo, si leggeva invece questo: “Rallentamenti sulla Napoleona, in via Milano (code all’incrocio con viale Giulio Cesare) e via Dante. Colonne di auto in via Torno. Quasi impossibile parcheggiare vicino al centro”.

Giova in ultimo ricordare che tra il dicembre 2016 e il gennaio 2017, a Como si stimarono un milione e 500mila presenze nel periodo natalizio. Non proprio un deserto invisibile.

Insomma, il “cataclisma” che oggi il consigliere denuncia era perfettamente in atto anche al tempo del suo posto in giunta. Eppure, anche giustamente, nel dicembre 2019 si è ancora qui a parlarne.

Ma allora, forse, hanno ragione i Fridays For Future, al netto del fatto che probabilmente si deve ancora scoprire la città che riesce a non ingolfarsi sotto Natale: “Ci sembra necessario precisare che la situazione del traffico a Como non dipende dalle nostre manifestazioni, ma da decenni di politiche sulla mobilità non lungimiranti”, scrivevano gli ambientalisti nel documento diffuso ieri. Un’analisi breve ma efficace.

E’ probabilmente una bella fetta di verità, quella. Ma se tra 2012 e 2017 il Piano del traffico non è riuscito ad arrivare ad approvazione (esattamente come non è accaduto dal giugno 2017 a oggi), da persone generalmente serie, preparate e scrupolose come Magatti ci si aspetterebbe qualcosa in più di un’amnesia selettiva.

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