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“Elezioni, il sondaggio dice sì al ritorno delle preferenze. Se decide la classe dirigente poi succede che…”

Tema caldissimo in questi giorni a livello nazionale, parliamo dell’ipotizzata nuova Legge elettorale e dello spettro (perché questo è da anni) del ritorno alle preferenze: cioè, il nome del candidato sulla scheda. In questo senso riceviamo e pubblichiamo volentieri il contributo di Giuseppe Doria, presidente del Circolo Willy Brandt, profondo e acuto conoscitore delle dinamiche politiche e sociali di questa città e non solo.

Sul tema delle preferenze elettorali credo serva una riflessione laica e riformista, non ideologica. Di recente il Corriere della Sera ha pubblicato un sondaggio molto interessante: il 53% degli intervistati si dichiara favorevole alla reintroduzione delle preferenze e la percentuale sale addirittura al 66% tra gli elettori di centrosinistra.

Il sondaggio del Corriere della Sera

Non è una questione di schieramento politico, ma di qualità della democrazia. Con le liste bloccate gli elettori scelgono il partito, ma non possono scegliere i propri rappresentanti. Le preferenze, invece, restituiscono ai cittadini una quota di sovranità, rafforzano il rapporto tra eletti ed elettori e responsabilizzano maggiormente chi viene mandato in Parlamento.

È anche sotto gli occhi di tutti una delle conseguenze più evidenti di questo sistema: troppi parlamentari devono la propria elezione non al consenso dei cittadini ma alla collocazione ottenuta nelle liste grazie alla fedeltà ai leader o ai capi corrente. Non è certo l’unica causa della crisi della politica, ma contribuisce a indebolire l’autonomia, il coraggio e la qualità della rappresentanza. Quando la selezione della classe dirigente avviene prevalentemente per cooptazione, il rischio è quello di avere assemblee meno autorevoli e meno capaci di interpretare i bisogni reali del Paese.

Naturalmente le preferenze non risolvono tutti i problemi e vanno accompagnate da regole rigorose sulla trasparenza e sui finanziamenti delle campagne elettorali. Ma continuare a negare agli elettori la possibilità di scegliere i propri parlamentari appare sempre meno giustificabile.

Personalmente considero la reintroduzione delle preferenze una riforma necessaria. E devo dire che, se anche questa volta si andasse a votare con liste completamente bloccate, non sono proprio sicuro di partecipare al voto. Credo di non essere il solo: molti cittadini faticano a sentirsi davvero rappresentati quando non possono contribuire alla scelta delle persone che li rappresenteranno in Parlamento. La crescente astensione è anche il segnale di una domanda di partecipazione che la politica continua troppo spesso a ignorare.

A Como, come dimostra anche il recente sondaggio di Etv, e a Roma come dimostra l’inedia del Parlamento sulle esigenze e le necessità dei cittadini…

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