Fa discutere la comparsa dei dati salariali di migliaia di vecchi frontalieri all’interno delle dichiarazioni dei redditi precompilate predisposte dall’Agenzia delle Entrate. A prendere una posizione, invocando addirittura la mobilitazione dei frontalieri, sono Lisa Molteni, Segretario dell’Associazione Autonomia e Libertà e Referente dei frontalieri italiani in Svizzera, e Luciano Grammatica, Referente provinciale Como del Partito Popolare del Nord. Di seguito la loro nota.
Accordo Fiscale e Common Reporting Standard (CRS): cosa è successo
La comparsa dei dati salariali di migliaia di vecchi frontalieri all’interno delle dichiarazioni dei redditi precompilate predisposte dall’Agenzia delle Entrate italiana impone oggi una riflessione seria e, soprattutto, risposte chiare. Secondo le prime ricostruzioni, la trasmissione sarebbe avvenuta nell’ambito del sistema automatico di scambio delle informazioni fiscali tra Svizzera e Italia previsto dal Common Reporting Standard (CRS) dell’OCSE e recepito nell’ambito del nuovo accordo fiscale italo-svizzero entrato in vigore nel 2023.
La Posizione di Lisa Molteni (Autonomia e Libertà) sulla tutela dei dati sensibili
«Se quanto emerso dovesse essere confermato – dichiara Lisa Molteni, segretario dell’Associazione Autonomia e Libertà e referente dei frontalieri italiani in Svizzera – non sarebbe sufficiente liquidare l’accaduto come un semplice errore informatico. Stiamo parlando di dati salariali, imposte versate e informazioni relative ai datori di lavoro. Dati estremamente sensibili, la cui tutela deve essere garantita sia in Italia sia in Svizzera».
Per i cosiddetti “vecchi frontalieri”, assunti prima del 17 luglio 2023, continua infatti ad applicarsi il regime transitorio di tassazione esclusiva in Svizzera. «La domanda è semplice: chi avrebbe dovuto verificare che i dati dei vecchi frontalieri non venissero trasferiti indistintamente ai sistemi informatici italiani? Chi ha autorizzato il flusso? Chi avrebbe dovuto vigilare?», prosegue Molteni.
Nel mirino finiscono anche i numerosi soggetti istituzionali coinvolti. «Riteniamo doveroso – affermano Molteni e Luciano Grammatica – che l’Agenzia delle Entrate italiana, l’Amministrazione federale delle contribuzioni svizzera, il Dipartimento delle Finanze ed Economia del Canton Ticino e tutte le autorità competenti chiariscano pubblicamente quanto accaduto. Allo stesso modo chiediamo al Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e al Consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi di riferire se fossero a conoscenza delle modalità operative adottate nello scambio dei dati e quali iniziative intendano assumere per tutelare i lavoratori frontalieri».
Critiche ai sindacati e l’appello di Luciano Grammatica (Partito Popolare del Nord)
Secondo Luciano Grammatica, esponente comasco del Partito Popolare del Nord, «sorprende il silenzio tombale delle organizzazioni sindacali italiane e svizzere che, da sempre, si ergono a difensori dei lavoratori frontalieri. In un momento tanto delicato ci saremmo aspettati prese di posizione immediate, forti e unitarie a tutela dei diritti dei lavoratori».
«È arrivato il momento – aggiunge Grammatica – che i frontalieri scendano finalmente in campo in prima persona per difendere i propri diritti. Troppo spesso i lavoratori oltreconfine sono stati spettatori passivi di decisioni assunte altrove. Oggi occorre una presa di coscienza collettiva».
Ipotesi di violazione della privacy e azioni risarcitorie per i frontalieri
I due esponenti chiedono inoltre di comprendere se l’accaduto possa integrare profili di responsabilità tali da consentire ai lavoratori coinvolti di valutare eventuali azioni di tutela, anche sotto il profilo risarcitorio, qualora venisse accertata una violazione delle norme poste a presidio della protezione dei dati personali.
«Una domanda politica, tuttavia, rimane aperta – concludono Molteni e Grammatica –: com’è possibile che un’anomalia di queste dimensioni abbia coinvolto migliaia di lavoratori senza che nessuno se ne accorgesse prima? Oppure esisteva la consapevolezza che, una volta trasmessi i dati, il tema della loro circolazione sarebbe divenuto definitivamente superato? Su questo punto servono risposte chiare, perché i frontalieri meritano trasparenza, rispetto e verità».
Qualora non dovessero giungere chiarimenti puntuali e tempestivi, verranno valutate tutte le iniziative istituzionali e giuridiche necessarie a tutela dei diritti dei lavoratori oltreconfine.
Lisa Molteni
Segretario Associazione Autonomia e Libertà
Referente dei frontalieri italiani in Svizzera
Luciano Grammatica
Referente provinciale Como del Partito Popolare del Nord