Per l’amor del cielo: se sono contenti così i sostenitori del sindaco Alessandro Rapinese, della sua giunta e della sua maggioranza — dove per ‘sue’ si intendono altrettante proprietà private, come la comunicazione pubblica ‘scippata’ all’istituzione e ridotta a show personale — va benissimo e auguriamo a tutti loro lo sfolgorante bis al timone di Palazzo Cernezzi (che peraltro gli avversari teorici sembrano voler spianare).
Nulla è superiore alla democrazia e al responso delle urne, soprattutto quando anche centrodestra e centrosinistra paiono lavorare per prolungare il governo attuale della città.
Però, siccome è chiaro che questa premessa contiene anche il diritto a essere sbalorditi da alcuni atteggiamenti, oltre che da alcuni atti pratici del “RapiMondo”, prendiamo qualche riga giusto per sottolinearlo. Perché è davvero difficile non rimanere esterrefatti davanti al gigantesco flop di quella che doveva essere l’opera simbolo di questo mandato e che invece si è tradotta letteralmente in un buco nell’acqua. E, allo stesso modo, è impossibile a non sorprendersi per il modo in cui è stato trattato il pesantissimo inciampo.
Dalla promessa dei “3-6 mesi” al no al nuovo Centro del Nuoto
Ricapitoliamo brevemente. Nel 2022 Rapinese sbaraglia la concorrenza e diventa sindaco. Una delle promesse-cardine del futuro governo fu subito la sistemazione nei celeberrimi “3-6 mesi” della piscina di Muggiò per riaprirla al pubblico dopo tre anni di fermo. Passa anche meno di quel lasso di tempo divenuto un meme e si scopre invece il furto di alcuni cavi di rame dalla baracca fatiscente.
Un colpo gobbo che, urla subito il sindaco, è così grave da bloccare per sempre il recupero-lampo sbandierato in campagna elettorale. Risibile, ovviamente, come scusa per bloccare tutto. E motivo certamente impossibile da catalogare come definitivo per la rinuncia al rifacimento. Ma non basta.
In quegli stessi primi mesi del 2022, il sindaco, con petto rigonfio d’orgoglio, cestinò l’unica proposta in ballo già in fase avanzata: quella recapitata alla giunta Landriscina dall’azienda Nessi&Majocchi che contemplava un centro del nuoto completamente nuovo. Insomma, un traguardo potenzialmente raggiungibile incenerito in quattro e quattr’otto.
Il miraggio di “Como Arena” e la resa del 25 settembre
Saltiamo qualche passaggio intermedio e arriviamo al 6 marzo 2025. Cioè al giorno in cui il sindaco Rapinese presenta urbi et orbi il progetto ‘Como Arena’ che avrebbe dovuto consegnare alla città una nuovissima piscina olimpionica al posto di quella vecchia, vasche esterne con solarium, un nuovo palazzetto dello sport e molto altro. Investimento da 55 milioni e lavori al via nel 2027, secondo i proclami.
E veniamo all’oggi, o per la precisione all’altroieri, 25 settembre 2026. Quando — dopo segnali già chiarissimi ma sbeffeggiati dal primo cittadino — una delibera di giunta pubblicata in gran silenzio all’albo pretorio, senza alcun’altra comunicazione istituzionale che fosse una, senza un minimo comunicato stampa, senza una spiegazione pubblica ufficiale, si apprende che improvvisamente il sindaco ha scoperto che quel progetto non era fattibile, non era finanziariamente sostenibile, è stato stroncato dagli uffici comunali.
Si ammaina così, senza fare un plissé e bisbigliandolo appena tra amici in sala giunta, la bandiera di 4 anni di governo di Como.
La comunicazione privata e il rifiuto del confronto pubblico
E dove arrivano le prime parole del sindaco su questo titanico affondamento del sogno? In quella parodia di confronto con la città che (dopo aver abbandonato Etv e le ultime domande vere superstiti) Rapinese ha trasferito nell’ennesimo canale social di proprietà personale. Ergo, di totale e assoluta propaganda: la Bulgaria comunista avrebbe di che imparare.
Nessuna sorpresa, in fondo: da 4 anni il teorico rappresentante di tutta la città scaccia i giornalisti da quello che concepisce come un suo ‘tempio personale’, privatizzando persino il dialogo dell’ente con la comunità. E dunque nessuna sorpresa per aver trasformato un tema così serio, per di più una sconfitta, in un spettacolino per followers tra una sghignazzata e l’altra.
Un mandato al tramonto tra propaganda e democrazia
Entrambe queste scelte — la comunicazione istituzionale fusa con il proprio volere e la furbata di evitare confronti reali sugli insuccessi — sono marchi di fabbrica di questo mandato ormai al tramonto. Eppure, secondo i tutt’ora molti sostenitori di questa amministrazione, è bello ed è giusto così. Il problema non c’è o comunque non si vede.
Anzi, proprio questa sarebbe la grande forza del sindaco-pierino: evitare il confronto, non perdere tempo con chi fa domande, fare video personali per eccitare la fanbase e possibilmente parlare solo di fiorellini e campetti da basket (e non si tirino in ballo le assenze alle conferenze stampa: salvo presentazioni di rendering poi regolarmente svaniti nel nulla, sono 4 anni che in quelle occasioni non si parla di Ticosa, campo da rugby, turismo, traffico, piscine, stadio ecc).
Con questo scenario, in altri tempi probabilmente si sarebbe pubblicamente parlato di assoluta distorsione dei concetti di trasparenza e democrazia, ma questi pensieri sembrano appannaggio di pochi dinosauri demodé. Anticaglie buone solo a intralciare la Lunga Marcia del Condottiero verso qualcosa, ignoto ai più.
Va bene. I numeri, a oggi, danno ragione a Rapinese. Forse gliela ridaranno pure tra 10 mesi. Ma, almeno, a quei pochi che ancora rabbrividiscono davanti a concezioni simili della cosa pubblica, davanti alla sottomissione di essa al singolo, davanti al restringimento sempre più soffocante degli spazi di indagine e controverifica, e con un rapporto tra istituzione e città per larghi tratti annegato nel personalismo e nella propaganda, sia almeno concesso di continuare a inorridire. E di dirlo, ogni volta che si può.
