Giusto ieri la presa di posizione del professorLuca Michelini, professore di Storia del pensiero economico all’Università di Pisa ma grande conoscitore e diretto osservatore delle vicende politiche comasche: Elezioni a Como, il professore e la proposta politica dell’anno: “Don Giusto leader del fronte progressista”.
Ampio ragionamento su Don Giusto ma nell’orizzonte di un’analisi più generale sull’operato delle forze politiche di minoranza in vista delle elezioni comunali 2027. Ebbene, ecco giungere una risposta, è di Silvia Alberici coordinatrice provinciale dei pentastellati:
“Il deserto identitario non è certo nel Movimento 5 Stelle”
Credo che se c’è un movimento politico che dalla sua nascita (2009) ad oggi, abbia dimostrato coraggio e una forte identità nelle scelte politiche portate a compimento, quello è proprio il Movimento 5 Stelle. La nostra azione è basata da sempre su dei principi molto chiari e trasparenti che tutti possono leggere nella “Carta dei valori e dei principi” all’interno del nostro statuto. Questi valori non sono solo teoria, noi li abbiamo applicati quando abbiamo avuto l’opportunità di governare e incidere. Le cinque stelle che costellano il nostro orizzonte e orientano la nostra azione sono, fin dalle origini, le stesse: i beni comuni, l’ecologia integrale, la giustizia sociale, l’innovazione tecnologica e l’economia eco-sociale di mercato.
ll nostro operato si fonda su giustizia ed etica pubbliche.

Mi soffermo in particolar modo su due punti della nostra “piccola costituzione”, pertinenti con il tema dell’articolo uscito ieri sulla ‘Provincia’ e su ‘Como Zero’, sul ‘modello Rebbio’ di Don Giusto e la critica a un’opposizione definita come “deserto identitario”, da cui ci dissociamo totalmente. Questi temi sono la giustizia sociale e l’economia eco-sociale. Per noi la politica è un’attività di servizio che ha lo scopo di migliorare le condizioni di vita delle persone e rinnovare la società.
La buona politica agisce per combattere e annullare le tante diseguaglianze: economiche e sociali, di genere, intergenerazionali, territoriali. “La politica deve promuovere le condizioni perché tutti possano partecipare, a pieno titolo, alla vita istituzionale, sociale, economica, culturale della comunità, deve contrastare tutte le varie forme di ingiustizia e deve rimuovere gli ostacoli che impediscono a ciascuno di beneficiare di opportunità di vita migliori”. In particolare, una società evoluta deve attenzionare le categorie più fragili, come i disabili, gli anziani, i più poveri o i richiedenti asilo, per permettere loro di vivere una esistenza piena e dignitosa. Questi concetti laici, che tanto hanno a che fare con il messaggio evangelico dell’accoglienza, dell’aiuto al prossimo e agli ultimi, noi li abbiamo tradotti in politiche di giustizia sociale promuovendo riforme vere e radicali come il Reddito di cittadinanza, il Decreto Dignità, il Salario Minimo, lo Spazza Corrotti e altri provvedimenti che rivendichiamo!
A seguito della grave crisi dovuta al Covid, ci siamo battuti in Europa per ottenere i fondi del Pnnr, per sviluppare un grande piano di ammodernamento del paese, soprattutto per garantire servizi che noi riteniamo universali come la sanità, l’istruzione, le pari opportunità, la coesione territoriale e assicurare anche ai cittadini appartenenti a comunità più marginali e svantaggiate, i medesimi vantaggi sociali, culturali ed economici. Questo grande sforzo lo abbiamo visto vanificato e dissipato in misure che hanno incentivato le speculazioni di grandi gruppi (per esempio nel campo energetico e del riarmo), una burocrazia paralizzante per progetti importanti, anche di solidarietà e giustizia energetica (Cers), incrementando il peso di finanza e leggi di mercato liberiste che stanno trasformando l’Italia e le nostre città in Luna Parks per ricchi. l modello di sviluppo capitalistico affidato alla piena libertà del mercato non è in grado di garantire equità sociale, la funzione regolatrice dei pubblici poteri è volta a impedire la concentrazione di veri e propri domini economici, a garantire il rispetto della persona e la protezione dell’ambiente.
Un’economia eco-sociale si sviluppa in questa prospettiva, promuovendo un uso consapevole delle risorse e cicli produttivi sostenibili, orientati alla riduzione dell’impiego delle risorse, dei consumi ma anche delle emissioni nocive e del degrado. Applicare questi concetti al nostro territorio significa, per esempio, avere una visione di città complessiva, che implichi rivedere il piano urbanistico per renderla più accessibile e vivibile, incentivare il commercio e le aziende locali, le piccole realtà e i prodotti a Km 0. Vuol dire valorizzare i quartieri, rendendoli abitabili, vivaci e forniti dei servizi essenziali, a partire dal medico di base, ai trasporti, al verde pubblico, agli spazi culturali e per i giovani. Creare reti virtuose tra enti, associazioni e cittadini e modelli di progettazione solidale (il Comune, come capofila di una CERS cittadina). Non significa dismettere o vendere dei beni pubblici, continuare a costruire solo parcheggi, centri commerciali o hotels di lusso, secondo una mera mentalità immobiliarista. Usiamo le risorse che ci sono e sono tante (per esempio quelle derivanti dal turismo), per ridistribuire la ricchezza.
Ridiamo Como ai Comaschi
Don Giusto lo abbiamo incontrato, apprezziamo l’importante sostegno verso i più fragili ed emarginati, lo stimiamo come persona e come parroco. Lui fa ciò che ritiene giusto e necessario per interpretare appieno il messaggio del cristianesimo. Ma ci domandiamo: lo stato e le istituzioni dove sono? C’è un grosso vuoto da colmare e la sinistra, o, il così detto campo progressista, deve farsene carico. Noi ci siamo, abbiamo le idee chiare su Como e ci impegneremo per portare le nostre proposte.
Silvia Alberici
Coordinatrice Provinciale M5S di Como