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La sosta-salasso, il caso Ponte Chiasso, la provocazione: “Il Comune come può multare se non rispetta i cittadini?”

Oggi torniamo a ospitare volentieri un contributo di Arianna Sinigaglia, architetto comasco, non di rado autrice di contributi che hanno alimentato il dibattito sull’assetto, sulle scelte e sul futuro della città di Como. Nello specifico, il focus del contributo di oggi riguarda il tema della sosta, con un excursus sulle scelte piuttosto radicali (e contestate da Sinigaglia) dell’allora Giunta Lucini sulla sosta a pagamento ma con la constatazione che anche negli ultimi cinque anni poco o nulla è cambiato. Anzi, forse in quartieri già complicati, come ad esempio Ponte Chiasso, il quadro è ulteriormente peggiorato.

Non manca anche una provocazione finale sul rapporto tra le multe ai cittadini e una città che – peraltro proprio a partire dalla sosta – vede ancora troppe zone nel degrado e troppe questioni irrisolte.

Di seguito, l’intervento integrale di Arianna Sinigaglia.

E fu così che arrivò la rivoluzione blu. Era il 2012 e dopo la disastrosa era di Bruni vinse una giunta di sinistra. Quella giunta che dovrebbe porre più attenzione al welfare e ai cittadini.

L’assessore Daniela Gerosa, con la delega alla Viabilità e Mobilità eliminò i posti bianchi del centro e sostituirli con posti blu a pagamento o per residenti, in alcuni casi con rialzo delle tariffe.

Tutto ciò utilizzando una delibera del 1995 della vecchia giunta Botta. L’escamotage è considerare tutto il territorio «di particolare interesse urbanistico». Quindi strade limitrofe come via Napo Torriani, viale Giulio Cesare e via Leoni ecc… aree periferiche come Ponte Chiasso (e molte altre) si svegliano la mattina con stalli blu. Fa rabbrividire che ad attuare questa rivoluzione sia stata una giunta di sinistra cercando di far passare il messaggio che sarebbe servito a portare meno auto in città. Invece serve solo a farle stazionare più a lungo; limita la rotazione della sosta che si potrebbe ottenere con un disco orario. Serve a far cassa, nonostante i cittadini siano già abbondantemente vessati di tasse.

Nel gennaio del 2018 anche un giudice annullò una multa, poiché i posti blu, nello specifico in viale Varese, furono considerati illegittimi. Una città deve avere una «adeguata zona di parcheggio libero nelle immediate vicinanze di una a pagamento».

Ma purtroppo nulla cambiò.

Acus, che all’epoca supportò l’automobilista, non so che posizione abbia dal 2012 ad oggi. Mi farebbe piacere sapere la loro opinione.

L’attuale amministrazione che tuonò contro questa rivoluzione blu quando era all’opposizione, una volta presa la poltrona non mosse un dito.

Como è una città in una convalle e per cercare di eliminare gradualmente il traffico si devono attuare strategie su più fronti: prima di tutto se ne deve comprendere la morfologia, ma ciò non è disgiunto da una analisi sociologica e antropologica. La rivoluzione deve avvenire attraverso un potenziamento dei mezzi pubblici, dei parcheggi esterni, ma soprattutto di una informazione e di una educazione che non si può improvvisare da un giorno all’altro, calandoli dall’alto con un’arroganza che ricorda tanto “il marchese del grillo”. Tutti ci auspichiamo città sempre più pedonali e green, ma sono processi che vanno inseriti nel territorio, pianificato e collegati coi tempi in cui viviamo.

Ora per esempio a Ponte Chiasso la situazione è decisamente peggiorata. La maggior parte degli stalli blu resta libera e vi è la ricerca morbosa di stalli gratuiti da parte di cittadini e frontalieri. Cittadini che magari non possono permettersi di pagare al Comune l’abbonamento annuale per residenti. Frontalieri che ogni mattina vanno a lavorare proprio come vanno a lavorare i commercianti di Ponte Chiasso.

Da dicembre l’autosilo destinato ai dipendenti delle dogane, e non più utilizzato da tempo da loro, è stato chiuso per lavori mai iniziati togliendo molti stalli. Altri posti auto sono stati chiusi con catena dalla Guardia di Finanza che ne utilizza forse un terzo.

Quindi mi chiedo, ma i posti auto destinati alle forze dell’ordine o ai dipendenti pubblici non sono forse un bene comune? Se non utilizzati non andrebbero restituiti ai cittadini?

Agli amministratori di questa città invece rivolgo una domanda. Ma come potete multare una persona per mancato pagamento del ticket quando attorno la città, che voi dovreste amministrare per noi, è nel degrado più totale? Non vi sono manutenzioni ordinarie e straordinarie, c’è spazzatura ovunque, le strade e i marciapiedi sono piene di buche, le aiuole e i parchi in pieno abbandono.

Non credo si possa pretendere il rispetto delle regole se l’amministrazione è la prima a non rispettare i cittadini e a non tutelarli.

Arianna Sinigaglia

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