Nel luglio della scorsa estate, cadde anche l’ultimo pezzo: il lungolago di Como aveva appena dato l’addio a un elemento che sicuramente per anni aveva caratterizzato un tratto di passeggiata verso Sant’Agostino (non senza polemiche, per l’impatto sulla vista e in generale sull’ambiente circostante).

A oggi, 1° febbraio 2026, del vecchio chiosco – smantellato in accordo tra ex gestori e Comune, pur dopo anni di battaglie legali – resta soltanto l’impronta ancora ben visibile sul camminamento, segnata da transenne e assenza di porfido. Niente di troppo difficilmente rimediabile, naturalmente, ma elementi sufficienti per suggerire a un nostro lettore la riflessione personale che potete leggere di seguito (la mail per inviare lettere, repliche, foto e video è sempre redazionecomozero@gmail.com).
Gentile redazione di ComoZero,
nel luglio 2025 è stato demolito il chiosco di Sant’Agostino, aperto dal 2003.
Oggi, dopo più di sei mesi, al suo posto resta solo un’area transennata, in evidente stato di incuria, proprio in uno dei punti più visibili della città per chi arriva in treno o dal lago.

Non voglio pensare che una situazione così evidente debba essere “segnalata” tramite un’area del sito comunale accessibile solo con SPID per essere risolta: il Comune conosce benissimo lo stato dei luoghi.
La domanda è semplice: perché abbattere un chiosco con tavolini sul lago, che offriva un servizio apprezzato, per lasciare per mesi un vuoto senza alcun intervento avviato? Anche perché i lavori annunciati su viale Geno, ammesso che partano (dovrebbero terminare a giugno, ma a febbraio non sono ancora iniziati), non riguardano nemmeno quell’area.
È una sensazione già vista altrove (ad esempio gli ex combattenti): si toglie qualcosa che funzionava, senza sapere cosa – e quando – verrà dopo. Ci restano solo transenne perenni come a Porta Torre o alla scalinata della Scuola Media Parini.
Peccato.
Andrea Crosato