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Nidi ai privati, Civitas a Frangi: “Si mette in cattedra e ‘liscia il pelo’ a Rapinese ma ignora i problemi delle cooperative”

Continua a tenere banco la totale apertura ai privati dei nidi comunali di Como, con particolare attenzione ai soggetti del terzo settore, da parte della giunta Rapinese a Como. Anche l’associazione Civitas ha preso posizione con un intervento che pubblichiamo di seguito. In particolare, Civitas, con un testo firmato da Bruno Magatti, mette nel mirino l’entusiasmo verso le decisioni della giunta Rapinese da parte del presidente di Confcooperative Mauro Frangi, peraltro non difficile da capire visto che la privatizzazione con ogni probabilità ‘premierà’ proprio l’ingresso nell’educazione pubblica delle cooperative, con annesso sistema, di cui lo stesso Frangi è vertice eterno in provincia di Como.

In una recente intervista il presidente di Confcooperative Insubria (Mauro Frangi, ndr) si mette in cattedra e distribuisce la sua lezione lisciando il pelo all’amministrazione comunale. Rassicuriamo il presidente: nessuno sostiene che “l’unico modo di garantire servizi essenziali alle persone sia quello di prevedere che la loro gestione sia effettuata da un Ente pubblico”. Addirittura, siamo tutti d’accordo sul fatto che “la libera iniziativa dei cittadini organizzati possa perseguire la medesima finalità”.

Non possiamo, invece, sottoscrivere acriticamente l’affermazione che il privato farebbe “anche meglio e con costi inferiori”, narrazione affatto nuova e, quella sì, del tutto ideologica. Il sistema cooperativo nasce con lo scopo di organizzare sevizi là dove non ci sono, nei casi migliori addirittura per aprire “nuove frontiere”. Una missione nobile che molti ancora, grazie al cielo, perseguono. Non proprio tutti perché, come in ogni realtà umana, nel sistema cooperativo/privato coabitano eccellenze e mediocrità.

Negli ultimi decenni si è progressivamente sostituito personale dipendente dagli enti pubblici con quello delle cooperative, ad esempio, nei servizi accessori nella sanità, nella fornitura dei pasti, nelle pulizie, debordando in diversi casi fino ad appaltare al sistema cooperativo anche figure professionali col risultato, indecente, di una loro precarizzazione e minore retribuzione. Alzi la mano chi può affermare che tutto questo abbia significato, e sempre, maggiore qualità.

Anche nell’assistenza domiciliare il controllo indiretto della qualità della prestazione fornito da personale delle cooperative lascia talora spazio a situazioni discutibili, se non inaccettabili, che l’utente (in posizione di fragilità) fatica a far riconoscere. Ci sono poi esempi più semplici e immediati come gli “incidenti” nelle mense scolastiche della nostra città. Senza entrare nel merito delle condizioni del servizio, c’è un dato certo: quei bambini hanno semplicemente saltato il pasto, perché un piano B non esiste e le cucine che forniscono i pasti sono a decine di chilometri. Anche i degenti negli ospedali spesso si pongono domande sulla standardizzazione al ribasso della qualità dei pasti forniti.

C’è poi un tema cruciale. Nel tempo i cosiddetti “sistemi privati organizzati” devono piegarsi a una progressiva selezione. Potremmo dire “è il mercato, bellezza!”, ma un mercato nel quale il “cliente” non è l’utilizzatore finale. I clienti, ovvero le amministrazioni pubbliche, si concentrano, infatti, sul tema della convenienza economica (è esattamente ciò che abbaglia il sindaco che tanto piace al presidente). Ogni selezione sulla cosiddetta “efficienza” non fa altro che favorire sistemi “grandi” che forse si chiameranno ancora cooperative. Il presidente conosce certamente la storia di “RistorACLI”, esperienza tutta comasca soppiantata da strutture più potenti nelle gare pubbliche per la fornitura di pasti nel nostro territorio.

Questa selezione delle commesse per servizi pubblici, oggi presentate come panacea, lascia quindi aperti interrogativi e dubbi di fronte a sistemi “industriali” ben lontani dallo spirito originario cooperativo.

Per capire che cosa intendiamo per sistemi “industriali” basta visitare il sito della cooperativa “sociale” Ecosviluppo che svolge, in subappalto, parte del servizio di raccolta dei rifiuti urbani.

Infine. A Como siamo stati posti dinanzi a una vera e propria “sostituzione” di un sistema efficiente e di qualità di conduzione diretta dei nidi comunali con qualcosa d’altro. Questa “sostituzione”, scandalosa, è una mera scelta ideologica (se non la dichiarazione di non essere in grado di continuare in una gestione che può vantare una storia lunga e nobile). Non ha nulla a che vedere con l’iniziativa di un privato, sempre possibile e mai negata da alcuno, di aprire un nido o una scuola dell’infanzia.

Sappiano i cittadini che il punto estremo di questa deriva sarebbe l’affidamento ai privati della polizia locale (già c’è chi lo propone per le carceri).

Noi restiamo saldi nell’affermare, senza tema di smentita né sudditanza a ideologiche affermazioni di parte, che i nidi comunali, come ogni altro sevizio che le Istituzioni pubbliche hanno voluto e saputo costruire grazie al lavoro, alle competenze e alla passione di tanti, si caratterizzano per dignità, qualità e credito. Il primo dovere dei cittadini è, dunque, sostenerli. Supportarli è, invece il compito di chi ha l’incarico di occuparsi, pro-tempore, del bene pubblico, altra cosa da un lasciapassare per demolirli.

Oggi, finalmente, tutti cominciano a capire che non è la stessa cosa essere nelle mani di un medico a gettone fornito da una cooperativa invece che in un ospedale con personale medico assunto e qualche dubbio sulle certezze che “privato è anche meglio” lo pone oggi, amaramente, la vicende della RSA di Dizzasco che fa capo a “Il Focolare”.

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