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Punti di vista

Voto 2022, Sinigaglia sferza il Pd: “Como non è un buco nero. Circondati da città di centrosinistra, imbarazzante fallire ancora”

Dall’osservatorio della sinistra comasca – con occhi ben puntati su confini più ampi come dimostrarono le 21mila preferenze colte nel Pd alle elezioni europee 2014 – Paolo Sinigaglia è certamente uno degli occhi più attenti sulla realtà politica locale e non.

Socialista liberale, un addio alla casa dem che fece rumore nell’epoca della trasformazione renziana, con successivo passaggio nel civatiano “Possibile” che fu tra i soggetti costituenti di LeU, oggi Sinigaglia offre un’ampia e a tratti spietata riflessione sul centrosinistra comasco – con fulcro sul Pd – a pochi mesi della elezioni per Palazzo Cernezzi e con le amministrative di molte città italiane ancora fresche.

La pubblichiamo di seguito in forma integrale ricordando che è sempre possibile inviare contributi alla redazione alla mail redazionecomozero@gmail.com

Como non è un buco nero

Guardando la maratona elettorale lunedì pomeriggio un pensiero prepotente ha bussato alla mia testa dopo il “trionfo senza trionfalismo” del centrosinistra (definizione di Enrico Letta) ma soprattutto dopo la riconferma di Galimberti nel feudo leghista di Varese.

E adesso che succederà a Como? Mi sono detto? Perché la responsabilità del PD locale diventa ingombrante. La nostra città è quasi completamente circondata (fa eccezione solo Sondrio) da capoluoghi amministrati dal centrosinistra: fallire un’altra volta rispetto ai cugini lecchesi e varesini sarebbe molto imbarazzante.

In teoria la rotta sarebbe tracciata: Enrico Letta ha citato la “coalizione larga che ha tenacemente voluto” come una delle chiavi del successo sui territori.

Poi mi sono fatto il film di tutte le scelte fatte dall’Ulivo-PD nella seconda repubblica e ho notato che la tendenza è stata ambigua: in una tornata ha preferito correre da solo o quasi e quella successiva ha tentato di allargare la coalizione alle forze di sinistra presenti in città.

A rigor di logica l’anno prossimo sarebbe la volta della sinistra in coalizione ma poi leggi del maldestro tentativo (fallito) di incoronare De Santis, ex assessore della giunta Botta, come un mini-Draghi locale, sostenuto da una grande coalizione un po’ più ristretta di quella al governo, e ti cadono le braccia.

In fin dei conti al PD locale sono stati lettiani di ferro, poi turbo-renziani ed ora, immagino, di nuovo lettiani.

Ma ci sarebbe da capire come interpretano queste appartenenze chi sempre mal sopportato la sinistra come un problema da imbarcare solo per avere qualche voto e poi da eliminare subito dalla stanza dei bottoni perché troppo rompiballe con la pretesa di fare le cose secondo principi e valori. Figuriamoci questa volta in cui saranno invitati ad allargare il campo anche ai M5S…

Anche perché è ingombrante l’ultima operazione sballata, quella di puntare su Traglio, il “capitano coraggioso” di Alitalia, un imprenditore milionario come candidato del centro-senza-sinistra appunto, una formula fallimentare.

Certo l’amministrazione attuale di Landriscina è qualcosa di talmente imbarazzante che basterebbe poco per emergere tra meno di un anno ma per fare questo toccherebbe essere già al lavoro per individuare dei candidati sindaco autorevoli, per organizzare le primarie, per costruire un programma condiviso.

A meno che qualcuno non si sia convinto che vincere sia troppo sconveniente visto lo stato pietoso dei problemi che Palazzo Cernezzi non riesce più a risolvere. E senza contare che il ciclo populista potrebbe dare il suo colpo di coda proprio a Como, regalando il comune al protogrillino Rapinese visto il fallimento in successione di destra-sinistra-destra.

Già vedo improbabili giustificazioni antropologiche sulla differenza dei comaschi, sulla città di frontiera che non può essere come le cugine: una tesi propugnata dallo scomparso Diego Peverelli, assessore leghista all’ambiente dell’ultima giunta Bruni, come scusa per dire che non fosse possibile portare la raccolta differenziata in città, subito sconfessato dalla battaglia vinta da Bruno Magatti nell’amministrazione Lucini.

Insomma Como non è un buco nero e i comaschi sono progressisti tanto quanto lecchesi e varesini. Intanto qualcosa a sinistra si muove, vedi “Como comune”, anche il centro di Azione-ItaliaViva+Europa si fa vedere: rimangono da capire le intenzioni del PD che, in linea teorica, di questa operazione dovrebbe essere il trascinatore.

Paolo Sinigaglia

3 Commenti

  1. Solito rant di quella parte di sinistra a cui piace auto isolarsi, imporre aut aut e poi fare da vittima.

    E così in poche righe si liquidano Lucini come fallimento, ma subito si è pronti a rivendicare una battaglia vinta da Magatti.

    Si citano fantomatiche coalizioni su De Santis così da poter lanciare il proprio giudizio su Traglio, reputandolo fallimentare quando che in realtà è arrivato al 48% in una situazione complicata (sindaco uscente che non si ricandida) e osteggiato proprio dal partito di cui Sinigaglia fa parte.

    Se queste son le premesse, certi soggetti meglio perderli che trovarli!

  2. Como non è solo circondata da capoluoghi ben amministrati dal centrosinistra, Como è molto male amministrata dal centrodestra. È la premessa da cui è necessario partire per qualsiasi riflessione. Tuttavia, per poter porsi come alternativa al centrodestra, è necessario comprendere quello che dovrà diventare la nostra città nei prossimi anni 10, 20, 30anni. È necessario immaginare una Como diversa come Gori ha immaginato una Bergamo diversa e Sala cinque anni fa una Milano diversa e proiettata nel centro dell’Europa. ItaliaViva, Azione,+Europa ci hanno provato, anche se troppo timidamente, con l’Agenda 2030 presentata in un poco pubblicizzato gazebo in Piazza Volta quest’estate e più recentemente ci ha provato Como Comune con gli incontri con la cittadinanza. E il Partito Democratico? Aspetta la donna o l’uomo della provvidenza? Senza idee e senza un minimo di visione della città che differenza potrebbe esserci rispetto a un Landriscina bis? Come dice Paolo dobbiamo aspettarci altri cinque anni di “Nulla”? Dio ce ne scampi…..

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