Si è dibatutto recentemente proprio su queste pagine su quali possano essere le direttrici più interessanti per un rilancio culturale di Como.
Da un lato, c’è la via proposta dall’ex assessore alla Cultura e curatore di mostre d’arte internazionali, Sergio Gaddi, che punterebbe subito e molto su grandi eventi con Villa Olmo come fulcro.
Dall’altro, abbiamo ospitato la riflessione della presidente del Maarc, Ebe Gianotti, che ha rilanciato soprattutto sui tesori locali, ovviamente con occhio particolare per il gioiello comasco per antonomasia, il Razionalismo.
In questo dibattito si inserisce la riflessione del consigliere comunale della list Civitas, Guido Rovi, da sempre molto attento ai temi culturali. Una terza via – che naturalmente potrebbe essere complementare alle due già citate – che farebbe leva sulla valorizzazione delle origini romane di Como, abbondantissime e prestigiose, un po’ sulla falsariga di quanto sta avvenendo a Milano.

Proponiamo dunque il pensiero di Rovi integralmente.

Milano punta alla valorizzazione del proprio patrimonio archeologico (a due passi dalla Conca del Naviglio e dal museo archeologico: qui l’articolo).
E a Como?
Si parla della “Como romana” come di una realtà altra. Ma Como è romana!
La sola vera città romana prima di Coira oltre lo spartiacque alpino. I paesi attuali lungo le morene da Solbiate a Cantù sono gli oppida in cima alle colline delle tribù comensi.Eppure si snobba la nostra identità, si dimentica la nostra storia, quando una giusta comunicazione, magari un po’ furba e non pedante come avviene di solito, permetterebbe di creare nuovi spazi per il turismo, tornando a considerare quello di prossimità e dare occasioni culturali oltre che l’aperitivo, che ci sta benissimo, ma magari ci scappa un acquisto in centro e una pizzetta o un gelato per i bambini.
Como è cool e ha un appeal “coolturale” come direbbero i creativi di very bello. Un patrimonio sacrificato, perché tanto c’è il lago. Ma il lago forse non basta in questo momento con la pandemia.
Su questo tema io non mi rassegno che la città dorma da anni e anni. Io sono orgogliosamente comasco e vorrei che tutti potessimo esserlo, ma non in astratto, ma per le grandi cose dimenticate che ha la nostra città e che non meritano il sonno in cui vengono fatte giacere.