Forse non sarà tra i problemi principali della città di Como, ci può stare. E sicuramente il tema non nasce oggi, ma si ripropone identico e irrisolto da decenni (almeno tre). Ma al netto di queste premesse, aver percorso ieri in auto viale Geno dopo anni, con l’ingenua – diciamo pure stupida – idea di cercare un parcheggio nei dintorni per una cena in piazza De Gasperi (a proposito, quando si toglierà quell’oscena sabbiera da sotto tavoli e piedi?) è stato orribile ma istruttivo, oltre ad avermi ricordato perché non avevo più azzardato una mossa simile da lustri. E’ bastato un quarto d’ora immondo per farmi toccare con mano la follia di mantenere il traffico in un tratto di città, che, mi sbilancio, all’ora del tramonto d’estate è probabilmente il più bello di tutti e di gran lunga.
E dunque non merita le scene di guerriglia urbana su quattro ruote che avevo dimenticato ma che ieri ho rivissuto con orrore: auto incrociate in uno spazio dove, con le dimensioni di oggi, ce ne starebbe a malapena una, marciapiedi invasi sgasando pur di non restare bloccati per l’eternità, sicurezza dei pedoni a rischio, un traffico degno della Tangenziale all’ora di punta con corollario di smog e rumore, evidenti segni di nervosismo negli abitacoli e fuori con il rischio della scintilla rissaiola sempre incombente, la meraviglia di quello spicchio di panorama affogata tra retromarce e manovre spericolate in mezzo a bici, bambini, coppiette spaurite. Insomma, un contrasto inaccettabile in sé ma anche indegno di tanta bellezza naturale attorno e ancor più del suo godimento in sicurezza.

“Sì, bravo togliamo tutti i parcheggi e poi i locali del viale come fanno? E i residenti?”. Non lo so, non sono urbanista né ingegnere dei trasporti né tecnico della sosta. Ma di sicuro, lì, non è pensabile andare avanti in queste condizioni, nella Como da milioni di visitatori all’anno; così come ho provato un senso di pena e imbarazzo sinceri, nel primo tratto – diciamo da piazza Matteotti alla Funicolare – nel vedere quell’infinita sequenza di tavoli, tavolini, pizze e spaghetti malamente appoggiati su un asfalto incerto e ribollente, diciamo pure osceno e sconnesso, con gli avventori di almeno 10 nazionalità diverse costretti a intingere le cozze nei tubi di scappamento.
Insomma, oggi – ma non da oggi, è chiarissimo – viale Geno è un tesoro di bellezza inaudita da un lato e un mostro pericoloso dall’altro. Questa amministrazione ha già dichiarato l’intenzione di rivederne profondamente l’assetto, anche in ottica Ztl. Scelta coraggiosa, se si farà. Scelta che chi scrive – va bene, ribadiamolo, pur non ascrivendola a priorità assoluta – appoggerà, almeno in linea di principio e aspettando di vedere i progetti su carta, fanaticamente.