Non è piaciuta al consigliere regionale di Forza Italia, nonché segretario del partito in provincia di Como, Sergio Gaddi, la stretta annunciata dal presidente del Como, Mirwan Suwarso, sui tifosi ospiti nei settori lariani e in particolare nella tribuna dello stadio Sinigalglia (fatto che si verofica sovente tramite cessione degli abbonamenti, altro tema su cui il club farà un giro di vite).
In un articolato post su facebook, Gaddi contesta apertamente gli effetti della scelta di Suwarso che mira a – parole del presidente del club – “trovare delle soluzioni affinché i biglietti per il Sinigaglia finiscano nelle mani dei veri tifosi del Como, di chi vuole essere allo stadio per sostenere la squadra”.
Il tutto con l’obiettivo seguente, ha scritto sempre il presidente del Como: “Nelle ultime stagioni ci sono state troppe occasioni in cui tifosi delle squadre avversarie hanno festeggiato all’interno dei nostri settori, mentre tifosi del Como, che avrebbero sostenuto con orgoglio la nostra squadra, non sono riusciti a trovare un biglietto. Questa non è l’atmosfera che vogliamo creare e non è giusto nei confronti di chi sostiene questo Club con passione e continuità. Per questo motivo introdurremo alcune nuove misure, con l’obiettivo di fare del Sinigaglia la vera casa dei nostri tifosi e una fortezza per la nostra squadra”.
Insomma, soprattutto in tribuna d’onore, nella stagione al via sarà ben difficile per un tifoso di una squadra ospite venire al Sinigaglia a vedere la propria squadra del cuore magari beneficiando della cessione di un abbonamento.
Ecco dunque di seguito il commento contrariato di Gaddi alla decisione.
Ci sono atti simbolici che pesano più di mille parole. Vietare l’ingresso in tribuna (in tribuna, non in curva) alle sciarpe e alle maglie della squadra avversaria è come dire il pallone è mio, quindi le regole le decido io.
Mi sembra un atto di arroganza antisportiva che non può essere mascherato da (presunte) ragioni di sicurezza e di decoro.
Insegnare il rispetto dell’avversario e fare di tutto perchè una partita sia uno spettacolo vivo anche per la varietà dei sostenitori è un dovere fondamentale di qualsiasi club. E i primi ad essere contrari dovrebbero essere proprio i tifosi, perchè il piacere della vittoria nasce dalla “lotta” dura e divertente, ma sempre civile, in un ambiente competitivo e non in una bolla anestetizzata.
Di fronte ai valori dello sport anche la potenza del denaro deve fermarsi a riflettere. Perchè se tutto diventa finto e plastificato, ad uso e consumo esclusivo del vip hollywoodiano di turno, si perde il piacere dell’autenticità che il tifo esprime. E anche la bellezza degli innumerevoli dialetti che rendono unica, inimitabile e invidiata la nostra meravigliosa Italia, può sfociare in tristezza quando marchia anche la festa della Repubblica, lasciando intravedere un velo di opportunismo commerciale. Siamo italiani, siamo aperti al mondo e alle sue collaborazioni, ma non siamo in vendita. Per fortuna.
