Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Attualità, Sanità

Denuncia Uil: “A Como da 39 a 190 giorni per una visita oculistica. L’emergenza sanitaria non finisce con la pandemia”

“Purtroppo, abbiamo la sensazione che l’emergenza sanitaria proseguirà anche dopo la fine della pandemia”. Così la Uil del Lario che, in una lunga nota a firma del segretario generale Salvatore Monteduro, denuncia come “le criticità del Sistema Sanitario Lombardo erano evidenti già prima dell’emergenza Covid: lunghe liste d’attesa per fruire delle prestazioni di ricovero, ambulatoriali e di diagnostica, ore di attesa in pronto soccorso che sono notevolmente aumentate in questi oltre due anni di pandemia”.

Così il sindacato porta un esempio: “Oggi, per una prima visita oculistica, in provincia di Como, ci vogliono da 39 a 190 giorni (fonte sito Ats Insubria). Ad oggi, pur con tutte le richieste fatte alle Ats/Asst Lombarde, non abbiamo una conoscenza analitica di quante siano le prestazioni sanitarie di ricovero/ambulatoriali/diagnostica programmate, annullate o differite nel periodo 2020/2021”.

E ancora: “Nell’anno 2020 le prestazioni ambulatoriali e specialistiche erogate sono diminuite del 20,3% rispetto all’anno precedente in tutto il Paese. In Lombardia il calo è stato del – 20,6%, e dal 2018 si è passati da 132.172.000 prestazioni ambulatoriali e specialistiche erogate a 98.990.000 nel 2020 – 25,10% (fonte Istat Rapporto Annuale 2021 La situazione del Paese)”.

Monteduro poi cita la denuncia del medico comasco Italo Nessi (“Sono un medico, non un burocrate“, ha detto). Evidenzia dunque il segretario generale: “Si comprende da queste riflessioni perché siano in tanti i soggetti facenti parte del servizio sanitario che continuano a lanciare allarmi sulla tenuta del sistema, anche dopo la fine dell’emergenza pandemica. In questi giorni il dottor. Italo Nessi, Medico di Medicina Generale del Territorio della Provincia di Como, al quale va il sostegno della Uil, ha sollevato con forza il problema dell’impossibilità di riuscire a dare a tutti i suoi assistiti quel servizio di assistenza e cura proprio della sua funzione di medico”.

Ecco il documento completo

Purtroppo, abbiamo la sensazione che l’emergenza sanitaria proseguirà anche dopo la fine della pandemia. Le criticità del Sistema Sanitario Lombardo erano evidenti già prima dell’emergenza Covid: lunghe liste d’attesa per fruire delle prestazioni di ricovero, ambulatoriali e di diagnostica, ore di attesa in pronto soccorso che sono notevolmente aumentate in questi oltre due anni di pandemia: oggi, per una prima visita oculistica, in provincia di Como, ci vogliono da 39 a 190 giorni (fonte sito ATS Insubria). Ad oggi, pur con tutte le richieste fatte alle ATS/ASST Lombarde, non abbiamo una conoscenza analitica di quante siano le prestazioni sanitarie di ricovero/ambulatoriali/diagnostica programmate, annullate o differite nel periodo 2020/2021.

Nell’anno 2020 le prestazioni ambulatoriali e specialistiche erogate sono diminuite del 20,3% rispetto all’anno precedente in tutto il Paese. In Lombardia il calo è stato del 20,6%, e dal 2018 si è passati da 132.172.000 prestazioni ambulatoriali e specialistiche erogate a 98.990.000 nel 2020 25,10% (fonte Istat RAPPORTO ANNUALE 2021 La situazione del Paese).

Prestazioni erogate per tipologia, regione e ripartizione geografica. Anni 2018, 2019 e 2020 (variazioni percentuali)
Diagnostica Laboratorio Riabilitazione Terapeutica

Visita

Totale
Var. %

18/19

Var.%

19-20

Var. %

18/19

Var.%

19-20

Var. %

18/19

Var.%

19-20

Var. %

18/19

Var.%

19-20

Var. %

18/19

Var.%

19-20

Var. %

18/19

Var.%

19-20

Lombardia -2,2

-27,5

-6,2 -17,2 -10,6 -36,0 -2,9 -22,4 -4,3 -30,3 -5,6 -20,6
Italia -1,7

-28,7

-0,6 -17,2 -5,1 -30,9 -2,1 -20,4 -1,8 -31,6 -1,1 -20,4

Fonte rapporto annuale 2021 La Situazione del Paese -ISTAT

Nel 2020 le visite specialistiche (di controllo o prime visite, finalizzate a impostare un eventuale piano diagnostico terapeutico) si sono ridotte di quasi un terzo, mancano però i dati relativi all’anno 2021 e quelli dei ricoveri relativi agli anni 2020/2021. Solo un’effettiva conoscenza di quante e quali siano le attività da recuperare può permettere di definire le risorse economiche, strumentali, professionali da mettere in campo nei prossimi anni per garantire il diritto alla salute dei Cittadini.

Non è certo l’ennesima riforma sanitaria fatta con la legge 22/2021 a poter dare una risposta alle criticità sopra evidenziate, alle quali si deve aggiungere un ulteriore elemento di drammaticità che è la carenza cronica di Medici di Medicina Generale. Nel 2012 i Medici di Medicina Generale erano 6.616, nel 2019 6.091 (fonte ministero della salute). Ogni giorno abbiamo notizia di utenti che si lamentano del fatto che il proprio Medico di Famiglia è andato in pensione o che ha rinunciato a svolgere l’attività e non hanno più un sostituto. Non è possibile immaginare che la risposta a questo problema possa essere l’aumento del numero di assistiti per ogni medico di

medicina generale: Il numero massimo per ogni MMG è di 1500 utenti ed oggi per qualche medico si è arrivati fino a 2000. Inoltre, ai Medici di Medicina Generale sono stati assegnati compiti e funzioni amministrative che impegnano gran parte della loro giornata e li distolgono dalle altre attività mediche di cura, di assistenza e prevenzione. I medici di medicina generale sono professionisti essenziali per valorizzare la medicina territoriale, da molti considerata l’elemento critico del sistema sanitario durante la pandemia. Queste criticità hanno provocato enormi difficoltà a tutti i Cittadini colpiti da Covid che non hanno potuto usufruire delle cure domiciliari e sono stati costretti al ricovero ospedaliero.

Il personale Ospedaliero è ormai allo stremo delle proprie forze. Il personale del servizio sanitario Lombardo è passato da 90.650 unità nel 2012 a 88.142 nel 2019, 2.508 unità (fonte ministero della salute). Sono molti i professionisti del sistema sanitario che stanno decidendo di cambiare professione o di abbandonare il nostro territorio per trasferirsi nella vicina Svizzera. È sempre più complicato trovare e assumere Infermieri e Medici. Il numero chiuso per l’accesso ai corsi universitari per la formazione nelle professioni sanitarie ha portato ad una carenza cronica di queste figure. Abbiamo bisogno di implementare urgentemente il numero di iscritti ai corsi universitari, sapendo comunque che occorrono più di 10 anni per la formazione e l’abilitazione all’esercizio della professione medica e quindi anche introducendo interventi correttivi non potrà essere risolto nell’immediato il problema.

Un altro elemento che evidenzia come sia cambiata la sanità in Lombardia è rappresentato dal taglio dei posti letto pubblici nel periodo 2012-2019: nell’anno 2012 erano 31.698 i posti letto pubblici di cui 598 degenze a pagamento; nell’anno 2019 erano 30.007 posti letto pubblici di cui 639 degenze a pagamento (-1.691 posti letto pubblici; +41 di degenza pagamento).

Gli investimenti previsti dal PNRR per la realizzazione delle Case di Comunità rischiano di creare delle scatole vuote incapaci nel dare una risposta esaustiva ai problemi del Sistema Sanitario. Anche qui andrebbero prima individuate le funzioni da svolgere e il personale necessario, personale che dovrebbe essere aggiuntivo a quello oggi attivo nel Sistema Sanitario.

In questi anni di continui tagli al Sistema Sanitario Nazionale e Regionale, con le conseguenti difficoltà per i Cittadini di avere accesso alle prestazioni sanitarie del Servizio Pubblico, molti hanno scelto la prestazione erogata dal soggetto privato con costi a totale carico degli stessi, ma questa situazione ha portato tantissimi a rinunciare alle prestazioni sanitarie, “Un diritto alla salute che per molti è stato messo in discussione”.

Si comprende da queste riflessioni perché siano in tanti i soggetti facenti parte del servizio sanitario che continuano a lanciare allarmi sulla tenuta del sistema, anche dopo la fine dell’emergenza pandemica. In questi giorni il Dott. Italo Nessi, Medico di Medicina Generale del Territorio della Provincia di Como, al quale va il sostegno della UIL, ha sollevato con forza il problema dell’impossibilità di riuscire a dare a tutti i suoi assistiti quel servizio di assistenza e cura proprio della sua funzione di medico.

L’appello che ci sentiamo di lanciare all’Assessora Letizia Moratti è volto ad aprire un vero confronto sulle problematiche sopra esposte, partendo da una concreta disponibilità e trasparenza nel fornire gli elementi conoscitivi della reale situazione del Servizio Sanitario Lombardo, fornendo come premessa il numero delle prestazioni sanitarie di ricoveri ordinari, ambulatoriali, diagnostiche saltate e o differite nel periodo di pandemia e che bisogna recuperare nei prossimi anni.

L’Assessora dia indicazioni ai Direttori Generali delle ASST/ATS di aprire un confronto sincero con le Organizzazioni Sindacali e tutti gli stakeholder.

Non c’è più tempo da perdere.

TAG ARTICOLO:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Potrebbe interessarti:

Videolab
Turismo