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Sanità

“Prima i ticinesi”. Nelle farmacie svizzere vietato vendere vaccini agli italiani: caos, disagi e proteste

“Prima i ticinesi”. E gli italiani – tra cui molti comaschi, naturalmente – si devono scordare di poter acquistare il vaccino antinfluenzale oltreconfine, pratica almeno fino a lunedì scorso possibile.

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E’ stata una circolare dall’Ufficio del farmacista cantonale, Giorgio Merlani, recapitata per l’appunto a tutte le farmacie ticinesi nelle scorse ore, che blocca alle frontiere gli italiani che cercando il vaccino oltreconfine. Il motivo? Molta richiesta interna, una quota limitata di dosi e dunque – inevitabile – il “prima i nostri”.

“Nei prossimi giorni grossisti e aziende farmaceutiche inizieranno a distribuire i vaccini antinfluenzali per la stagione 2020-2021 – ha scritto il medico cantonale nella circolare – In una prima fase verranno fornite complessivamente a livello svizzero 1.250.000 dosi, cioè grossomodo il quantitativo impiegato negli ultimi anni. Forniture supplementari, negoziate dalla Confederazione, sono attese attorno a fine novembre e dovrebbero ammontare a poco meno di 1 milione di dosi in totale”.

“Come ben sapete, a causa della circolazione concomitante del virus respiratorio SARSCoV-2, quest’anno è particolarmente importante che il vaccino contro l’influenza sia attribuito secondo chiare priorità di utilità individuale e per la salute pubblica”, sottolinea Merlani.

E dunque, ecco le indicazioni vincolanti per i farmacisti:

Fino al 30 novembre 2020
• possono essere vaccinate solamente le persone appartenenti ad un gruppo a rischio nonché il personale sanitario per il quale la vaccinazione è raccomandata;
• il vaccino può essere fornito esclusivamente alle persone elencate sopra. Inoltre può essere fornito per la vaccinazione organizzata dalle aziende, secondo le riservazioni che avete ricevuto, ma unicamente fino al quantitativo massimo che la vostra farmacia aveva già fornito nella stagione precedente (se nel 2019 l’azienda o il medico vaccinante si era approvvigionato presso un’altra farmacia non potete fornire);
• le ricette di medici stranieri non sono valide.

Una situazione che però, come racconta con dovizia di dettagli e interviste Tio.ch, sta creando caos e disagi nelle farmacia svizzere, che pure avevano fatto ampie scorte proprio per la clientela italiana. Risultato: dosi (ordinate la scorsa primavera) rispedite indietro per improvvisa sovrabbondanza, delusione di comaschi e varesini in primis, scontento diffuso tra i farmacisti svizzeri.

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5 Commenti

  1. “Prima i ticinesi” è un modo diverso per dire “dopo i lombardi”. È assai improbabile che ci siano altri che si lanceranno a far la coda per acquistare dosi di vaccino nelle farmacie ticinesi. Non sono simpatici i ticinesi. Non lo sono mai stati. D’altro canto, per quale motivo dovrebbero rischiare di rimanere senza vaccini per colpa della Regione Lombardia che non è stata in grado di accaparrarne scorte sufficienti?. Per quale motivo Amministratori previdenti dovrebbero lanciare un salvagente ad Amministratori incapaci? Ognuno ha “prima” quello che si merita.

    1. E’ difficile anche per i residenti trovare il vaccino malgrado la sanità sia a pagamento. Ci sono persone a rischio che non avranno il vaccino. (FYI: Giorgio Merlani è il medico cantonale e non il farmacista).

  2. Ecco che ancora una volta i vicini Ticinesi vincono il primo premio in egoismo, populismo, asocialità e ingenerosità.
    Mi dispiace dirVelo, ma siete veramente poveri d’animo ( e sono stato educato).

    1. Guarda che la disponibilità dei vaccini per la popolazione residente è ridotta. Ci sono persone a rischio che non lo avranno malgrado ne abbiano diritto per le loro patologie pregresse e malgrado la sanità sia a pagamento (… obbligatoria a costi elevati). Poi sulla povertà d’animo ne possiamo discutere, ma è un discorso lungo. Ti suggerisco di andare a vivere in Ticino e comprenderesti molte dinamiche che per i “non residenti” ma anche i frontalieri non sono conosciute.

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