Sembra quasi una (benevola) maledizione: chiunque faccia l’assessore alla Cultura a Como, deve fare i conti con lo spettro o con la sagoma in carne e talvolta greve simpatia di Sergio Gaddi. E’ accaduto anche oggi. Anche alla nuovissima titolare della delega Carola Gentilini (qui la sua presentazione), la quale si è imbattuta nell’uomo azzurro – causa Forza Italia – che nel corso degli ultimi 7 anni ha già (politicamente) bruciato Luigi Cavadini e Simona Rossotti.

Siamo sul gossip spinto e vacuo, non c’è dubbio. Ma è chiaro che il faccia a faccia in pieno centro tra l’assessore-novizia e il vecchio lupo blu ha immediatamente scatenato bonarie illazioni e fantascenari: consulto per riportare le grandi mostre a Villa Olmo? Clamoroso patto politico tra passato e presente-futuro? Casualità assoluta?

Inutile dire che – purtroppo – a vincere è stata la terza ipotesi, nei pressi di piazza San Fedele. Anzi, dai pochi testimoni uditivi, la sceneggiatura è stata più o meno questa: Gaddi, avvolto nel suo ego tronfissimo e ridanciano per la morìa amministrativa dei successori, ha sostanzialmente continuato a fare ciò che fa dal giugno 2017, cioè sparare sulla giunta Landriscina.
L’assessore in carica, con estrema grazia e sensibilità, ha abbozzato pur senza concedere un millimetro alle intemerate del predecessore e portatore velenoso di Grandi Mostre.

In mezzo – tra l’imbarazzo e la fine arte diplomatica tra le due campane – la ferrea dirigente del settore Cultura, Maria Antonietta Marciano. Lieta dell’incontro dettato dal fato. Ancor di più del fatto che sia rapidamente finito.
