Mentre il sindaco di Como Alessandro Rapinese su Etv balbettava l’ennesimo rinvio per la chiusura ai taxi boat del pontile di Sant’Agostino, con contestuale trasferimento dell’area alla Guardia di Finanza e spostamento dell’attività commerciale in fondo a viale Geno, la realtà – come accaduto per la Ticosa, per la piscina di Muggiò e per quella nuova Tijuana chiamata piazza Volta (semicit.) – si è incaricata ancora una volta di essere più dura di proclami e annunci a salve.
Bastava passare domenica mattina o pomeriggio – o in un qualsiasi weekend di stagione – davanti alla zona di imbarco dei motoscafi per provare un minimo di compassione per quei turisti accalcati a decine come bestie in uno spazio totalmente inadeguato, senza uno straccio di area dedicata o di indicazione, senza un servizio che non fossero giovani operatori sudati e trafelati oppure il traballante pontile buono forse ai tempi della pesca dell’agone, senza un punto informazioni, senza una toilette, senza niente insomma (a parte improvvisati servizi di security sotto l’ombrello).


Un marciapiede sporco e iperaffollato – speriamo sicuro, naturalmente – dove persone provenienti da ogni parte del mondo che spendono centinaia di euro (in totale centinaia di migliaia al giorno) sono costrette ad aspettare sotto il sole in mezzo a new jersey di cemento risalenti al cantiere per le paratie, cartacce, caos e flussi di passanti senza sosta pur di assaggiare il “ComoLake Dream”.

Un situazione indegna, al di là della degenerazione pur serissima dei cosiddetti buttadentro, per quello che probabilmente è il servizio più ambito dall’americano o dal giapponese che arriva a Como e che invece si imbatte in una cartolina vivente ferma agli anni ’50 nella loro rappresentazione peggiore, quella stracciona, accampata e disorganizzata.

Come dite? O come dice Lui? “Tra poco si sposterà tutto in viale Geno”? Ok, bene. A parte la quantificazione di quel poco (3-6 mesi? 4 anni? qualche giorno?), l’avete vista la zona del pontile di viale Geno? Avete dato un occhio alle condizioni delle strutture e al polveroso e dissestato percorso dove si dovrebbero accalcare i turisti, una volta traslocati? Fatelo, “merita”.
Merita se non altro per avere un’idea del concetto di improvvisazione, dilettantismo e menefreghismo assoluto dei vari organi politico-amministrativi del territorio verso quell’enorme fenomeno chiamato turismo che pure sta stravolgendo nel bene e nel male il volto, l’economia e l’anima di una città.