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Scarrone Vs Tabacco, la disfida dei taxi. Lei: “Non sono nemica, ma è ora di Uber”. Lui: “Disagi colpa della politica”

Da un lato i gestori delle strutture ricettive che denunciano l’impossibilità, per i loro ospiti, di trovare un taxi disponibile a uscire dalla città – tanto da aver addirittura organizzato un servizio di trasporto gestito da volontari – dall’altro i tassisti che si sentono l’ultimo anello di una catena di mancanze nella gestione del boom turistico che ha letteralmente travolto Como. E in mezzo i turisti, giustamente ignari di tutto questo, che si ritrovano a piedi con le valigie fuori dalla stazione o in piena notte all’uscita dal ristorante senza un taxi all’orizzonte.

Situazione ormai esplosiva che, unita alle code chilometriche per battelli e funicolare e a quelle di auto lungo le strade, rischia di trasformarsi in un effetto boomerang per il territorio turistico che vorremmo essere.

Vera “pasionaria” di questa battaglia, è Anna Scarrone, avvocato e titolare di un B&B a Blevio, che a settembre ha deciso, insieme ad altre strutture ricettive del paese, di organizzare un gruppo di volontari disponibili a dare un passaggio ai turisti che non riescono a trovare un taxi disponibile ad accompagnarli: “Ci siamo ribattezzati S.A.L.I, acronimo di Simpatici Automuniti di Libera Iniziativa ma anche una risposta a chi, invece, invita i turisti a scendere e trovarsi un altro mezzo perché la loro destinazione è evidentemente poco remunerativa – spiega – Blevio si trova esattamente di fronte a Tavernola, la distanza dal centro è la stessa, eppure fin qui i taxi spesso non vogliono arrivare lasciando a piedi i clienti nonostante l’articolo 8 del Regolamento comunale indichi che non è possibile rifiutare una corsa, purché all’interno della Regione. E per chi lo fa ci sono sanzioni che arrivano fino alla sospensione della licenza”.

La sua e quella degli altri proprietari di B&B e case vacanze del paese, però, non vuole essere un semplice muro contro muro, ma un’occasione per ragionare sulla direzione che il territorio vuole prendere per gestire l’enorme flusso di turisti che l’ha letteralmente travolto: “Io non sono nemica dei tassisti, anzi, penso che dobbiamo collaborare tutti insieme per far funzionare questo nostro lago – precisa Scarrone – noi abbiamo scelto di investire sui borghi facendoli rivivere e decongestionando la città ma poi la gente, nei borghi, bisogna portarla e invece ci scontriamo con infrastrutture della Preistoria, non siamo all’altezza”.

La soluzione? “Almeno per quanto riguarda i taxi, secondo me è Uber – dice – ormai la mentalità è cambiata e anche i tassisti devono adeguarsi o si ritroveranno fuori dal mercato tanto che, a Milano, una delle sigle di taxi ha già firmato un accordo di collaborazione proprio con Uber per gestire al meglio il crescente afflusso di turisti”.

Dall’altra parte della barricata, spesso additati come lobby intoccabile, ecco i quarantacinque tassisti comaschi che da questa estate sono nell’occhio del ciclone dopo le ripetute segnalazioni di corse rifiutate e auto introvabili.

“Siamo i primi a essere rammaricati e non è facile lavorare tra insulti e gente arrabbiata ma la causa dei problemi non siamo noi bensì una gestione politica che non ha avuto la lungimiranza di affrontare un problema che era chiaro fin dall’Expo del 2015 – è il pensiero di Alberto Tabacco, presidente dei tassisti di Cna Fita – quello che una volta era un giorno eccezionale, oggi è diventato la normalità ma non è stato fatto niente per cercare di migliorare i servizi, non siamo pronti per accogliere tutte le persone che arrivano sul lago e questa non è una buona pubblicità”.

Così, tra traffico in tilt, pullman stracolmi e battelli insufficienti, ecco spiegato perché può capitare che un tassista rifiuti una corsa fuori città: “Andare a Blevio, sulla carta, sarebbe anche una corsa conveniente perché viene applicata la tariffa extraurbana e, con tutte le strutture ricettive presenti lì, non è difficile trovare clienti anche per il viaggio di ritorno a Como – spiega – però poi ci sono code chilometriche sulla strada e si rischia di restare imbottigliati perdendo un sacco di tempo ed ecco che così si arriva a rifiutare una richiesta che sicuramente, con altre condizioni, avremmo accettato volentieri. Poi, ovviamente, se ci troviamo di fronte una persona anziana o una mamma con un bambino ci mettiamo una mano sul cuore, ma i problemi restano”.

E gli obblighi imposti dal Regolamento comunale? “Il Regolamento è obsoleto, non adeguato alla legge nazionale e su questo punto è poco chiaro – spiega – il taxi è un servizio del Comune di Como, per tutto quello che è fuori dal territorio comunale c’è più discrezionalità e sfido a chiedere a un Ncc, che costa decisamente più di un taxi ed è un servizio presente in diverso Comuni del lago, Blevio compreso, se accetta di andare a prendere clienti in stazione in giornate di traffico impazzito”.

La soluzione per il presidente della categoria tassisti, quindi, non è liberalizzare la concorrenza con soluzioni tipo Uber per creare i presupposti per lavorare meglio: “Anche raddoppiare le licenze non avrebbe alcun senso se poi ci si ritrova a scontrarsi con gli abusivi e contro la concorrenza sleale degli Ncc – è il pensiero di Tabacco – ci si dovrebbe sedere a un tavolo per trovare soluzioni diverse, alleanze tra Comuni o l’ipotesi di licenze stagionali per i periodi più ‘caldi’ e poi bisognerebbe rivedere le tariffe che sono ferme da anni nonostante l’aumento dei costi. Ma, anche se chiediamo, qui non si sente nessuno e, se andiamo avanti così, nel 2023 ci ritroveremo ancora una volta sulla graticola”.

 

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