La questione parrucchieri monta di ora in ora.
Una certezza, l’ultimo Dpcm Conte ne consente l’apertura anche nelle Zone Rosse.
Ma chi va dal parrucchiere, poiché rito sacro per molti, vuole il proprio. Così fioccano le richieste: posso lasciare il mio Comune per andare dal parrucchiere di fiducia?
Il buonsenso farebbe dire no, cioè è impedita l’uscita da casa se non per: comprovate esigenze, urgenze, lavoro e salute. Ma i parrucchieri sono aperti, quindi per – mera, sia chiaro – deduzione verrebbe da dire: sì, vai dal parrucchiere ma nel tuo Comune visto che non è consentito lasciarlo.
Chiarito? No.
Circolano documenti, interpretazioni, controletture nelle chat di Whatsapp da stamattina. Non li pubblichiamo perché non ne conosciamo l’origine ma alcuni scritti parrebbero ufficiali.
In questo piccolo caos subentra il presidente del Consiglio regionale lombardo, il comasco Alessandro Fermi con una posizione molto chiara.
Leggo interpretazioni del DPCM ad opera di alcune prefetture che consentirebbero di recarsi solo dal parrucchiere nel proprio Comune.
Ora, premesso che il lavoro del parrucchiere è una prestazione d’opera come molte altre e quindi legata da un rapporto di fiducia con il cliente, se questa dovesse essere l’interpretazione autentica del Governo, che senso avrebbe tenere aperti questi esercizi?
Impediamo loro di lavorare e li escludiamo da eventuali ristori. I paesi di provincia non sono equiparabili a Milano o Roma.
Ci manca soltanto che interpretino la possibilità di svolgere attività sportiva in forma individuale esclusivamente nel proprio Comune e allora prepariamoci a dirigere il traffico dei ciclisti che gireranno intorno alla chiesa parrocchiale.
Evviva il buon senso.
