La morsa della siccità e il fenomeno dell’accaparramento illecito di risorse idriche finiscono al centro di un’articolata campagna di controllo in Lombardia. Nel periodo compreso tra il 15 e il 31 luglio, i Carabinieri Forestali hanno condotto un’operazione di verifica capillare sul territorio regionale, ispezionando complessivamente 108 punti di prelievo d’acqua.
I dati emersi dall’attività di monitoraggio tracciano un quadro severo: un punto di prelievo su cinque è risultato non a norma. Il bilancio finale degli accertamenti si è tradotto nell’emissione di 22 multe nei confronti dei trasgressori, per un importo complessivo delle sanzioni che supera i 46mila euro.
L’azione dei militari si è focalizzata sulle arterie idriche cruciali della regione. Nel mirino dei controlli sono finiti i bacini dei grandi laghi — Garda, Como, Maggiore e Iseo — insieme alla rete dei principali corsi d’acqua e fiumi lombardi, ovvero il Po, il Serio, l’Adda, l’Oglio e il Mincio.
L’analisi delle irregolarità riscontrate sul campo individua le criticità primarie del fenomeno: le infrazioni riguardano prevalentemente la pratica di prelievi idrici effettuati in totale assenza di autorizzazione formale, unita alla manomissione o assenza dei dispositivi di monitoraggio. In numerosi casi, infatti, i contatori indispensabili per misurare con precisione i consumi effettivi di risorsa idrica sono risultati del tutto mancanti oppure deliberatamente spenti.
