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Como, da oggi la piscina Sinigaglia è chiusa: “Ho votato il sindaco e pretendo risposta: dopo un’operazione alla schiena devo nuotare, dove vado?”

Da oggi la piscina Sinigaglia ha chiuso i battenti come è possibile verificare direttamente dal sito di Como Servizi Urbani (ma non risulta siano stati inviati comunicati stampa in questo senso).

Secondo quanto abbiamo ricostruito la questione sarebbe legata alle turnazioni del personale di Csu visto che d’estate è necessario coprire anche la piscina di Casate dove peraltro si è posta anche la questione di un deciso aumento delle tariffe in chiave, è stato spiegato, ‘anti maranza’.

Tornando alla piscina del centro città riceviamo e pubblichiamo la lettera (firmata) di una cittadina che definisce inaccettabile la decisione. Ecco quanto ci scrive:

Gentile Redazione,
sono una cittadina comasca e scrivo per denunciare una situazione che ritengo inaccettabile: la gestione della piscina Sinigaglia. Quella che dovrebbe essere un’infrastruttura pubblica essenziale è diventata, da anni, il simbolo di lavori interminabili, manutenzione inefficace e continui disservizi.

La piscina, unica struttura pubblica di Como, è stata restituita alla città nel 2024, dopo oltre un anno di lavori, conclusisi con notevole ritardo. Eppure, fin dalla riapertura, gli utenti hanno segnalato infiltrazioni d’acqua negli spogliatoi, docce fuori servizio, phon non funzionanti e numerosi altri problemi. Disservizi documentati anche dalla vostra testata.

Oggi (1 Luglio 2026) si arriva al paradosso: dopo una ristrutturazione costata tempo, denaro pubblico e oltre un anno di chiusura, la piscina viene richiusa per altri due mesi…per nuovi lavori (in realtà, come scrivevamo in premessa si tratterebbe di turnazioni del personale e sicuramente non di nuovi lavori, Ndr). Una domanda sorge spontanea: che cosa è stato fatto durante il precedente cantiere?

Mi permetto di sottolineare un punto: il mio non è il capriccio di chi vorrebbe andare a rinfrescarsi e non può farlo (cosa che, in una società civile e a fronte delle tasse che paghiamo, non dovrebbe nemmeno essere considerata una richiesta irragionevole, soprattutto viste le temperature delle ultime settimane). La mia, come quella di moltissime altre persone, è una richiesta giustificata da motivi di salute: nel mio caso, ho subito di recente una complessa operazione alla schiena per cui, come parte del mio percorso di guarigione, mi è stato anche prescritto del nuoto. Lo stesso si può dire di mio padre che, operato di ernia il mese scorso, ha ricevuto questa settimana dal medico il via libera per iniziare del nuoto riabilitativo. E lo stesso credo di possa dire di molte persone che in piscina vanno, non tanto per divertirsi, non tanto per sfuggire al caldo, quanto per motivi di salute, tra cui potrei citare: perdita di peso, problemi cardiaci, osteoporosi, insufficienza vascolare (nel caso a qualcuno in Comune passi per la testa che andare in piscina sia un capriccio di cui la gente possa fare a meno).

Di farne a meno, infatti, ancora una volta, è stato ciò che è stato richiesto ai cittadini, ai quali, altrimenti, è stato detto di ripiegare su Casate (piscina non raggiungibile se non in macchina, per chi la ha, o in bus, sulla cui puntualità e disponibilità del servizio non mi soffermo o questa lettera raddoppierebbe in lunghezza), dove, oltretutto, il nuoto libero è disponibile solo sei giorni a settimana, dalle 10.00 alle 14.00: orari incompatibili con chi lavora, soprattutto, ripeto, considerando che la piscina non è esattamente a portata di mano per chi non vive lì attaccato. Ripeto: ci state prendendo in giro? Non reputo che questa si possa definire un’alternativa per gran parte della cittadinanza.

Ecco che quindi i comaschi sono obbligati, per l’ennesima volta, a ripiegare su strutture private, che o non offrono la possibilità di nuotare liberamente o lo offrono a prezzi ben più alti (essendo strutture private, anche comprensibilmente). Ora mi chiedo: ma è possibile?

Negli ultimi anni Como ha investito molto sulla propria immagine turistica. È una scelta legittima. Ma una città non può definirsi moderna se trascura i servizi essenziali destinati ai propri residenti. Una piscina pubblica efficiente non è un lusso: è un servizio! Ho votato l’attuale amministrazione. Proprio per questo mi sento legittimata a pretendere risposte. Questa non è una polemica politica: è la richiesta, da parte di una cittadina che paga le tasse, che un servizio pubblico venga gestito con serietà.

La domanda che rivolgo al Sindaco è molto semplice: dove dovrei andare a nuotare nei prossimi due mesi? Per chi, come me, ha una prescrizione medica, quale alternativa concreta e accessibile è stata prevista?

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