Inizio dell’anno scolastico con qualche spiacevole ‘sorpresa’ per i bambini della materna di via Raschi e del nido di via Italia Libera, che dall’anno scorso sopperisce con i suoi spazi prima alla riduzione del numero di posti disponibili e poi alla chiusura definitiva del Magnolia voluta dalla giunta Rapinese (qui tutta la cronaca).

A pochi giorni dall’apertura degli asili nido (la scorsa settimana) e delle materne (oggi), alla nostra redazione sono arrivate due testimonianze di altrettante famiglie che raccontano una situazione inaspettata, tra ritardi (o omissioni) nella cura degli spazi che devono accogliere i bambini e un sovraffollamento, esito degli accorpamenti, che secondo i genitori rischia di minare la qualità del servizio educativo offerto.

“Abbiamo trovato una situazione terribile: il Comune non ha preparato nulla per l’inizio dell’anno, sembrava di entrare in una scuola abbandonata: giardino sporco, prato alto, alberi non potati e uno grande transennato in maniera precaria, forse a causa di rami pericolanti non potati, giochi in giardino sporchi e non riordinati, una sensazione globale di abbandono, non da primo giorno di scuola – sono le parole di un genitore della Raschi, che preferisce rimanere anonimo – per non parlare dello stato dell’ingresso del purtroppo ormai ex asilo nido Magnolia, che condivide l’ingresso con la Raschi: sporco, materiale abbandonato all’ingresso, una desolazione mentre all’ingresso del Raschi ci sono secchi abbandonati, forse dall’ultima volta che ci sono state infiltrazioni, e armadietti messi un po’ a casaccio. Mia figlia frequenta l’ultimo anno di materna, ma prima di lei l’ha fatto il fratello maggiore e posso dire che in otto anni che li accompagno in quella scuola non ho mai visto una situazione tanto pietosa. Era sempre tutto curato e accogliente mentre ora abbiamo lasciato la scuola così a luglio e, alla ripresa dell’anno scolastico, la ritroviamo nel medesimo stato. Se questa è l’idea di decoro e di servizio scolastico siamo a posto. Un decadimento mai visto, che tristezza”.

“La scorsa settimana siamo rientrati al nido di via Italia Libera, struttura che nostro figlio ha già frequentato lo scorso anno – gli fanno eco i genitori di un bambino che, dall’anno scorso, pur abitando nella zona di via Borgovico frequenta il nido di via Italia Libera a seguito della chiusura del Magnolia, con tutte le difficoltà logistiche del caso – quest’anno nostro figlio è passato dallo spazio pensato per i più piccoli, in cui erano in 18 bambini, nella sala dei grandi e, a seguito del piano di chiusure e accorpamenti dei nidi, abbiamo appreso dell’aumento della capienza fino a 40 bambini. Ci siamo quindi trovati di fronte a una situazione che, a nostro avviso, merita una seria riflessione: uno spazio pensato per accogliere bambini così piccoli si trova oggi a dover gestire un numero molto elevato di presenze, con il rischio concreto di trasformarsi in una sorta di ‘classe pollaio’ come ben prevedeva la pediatra Roberta Marzorati nel confronto organizzato da comitato (l riferimento è all’intervento della dottoressa Marzorati, notissima pediatra comasca, in un incontro organizzato nel marzo 2024 dal Comitato Como a misura di famiglia sul tema della chiusura di molti asili nido cittadini Ndr)”.

“La nostra preoccupazione non riguarda soltanto il numero dei bambini presenti, ma soprattutto le conseguenze che questa organizzazione può avere sulla qualità dell’esperienza educativa – proseguono poi – in particolare, riteniamo che gli spazi del nido debbano poter garantire, soprattutto nei momenti delicati dell’accoglienza e del distacco dal genitore, condizioni di quiete, serenità e sicurezza. Il momento del saluto è infatti un passaggio importante per un bambino e necessita di spazi protetti, circoscritti e sufficientemente tranquilli, nei quali possa sentirsi accolto e accompagnato. L’ascolto dei bambini piccoli passa anche dalla capacità di cogliere la loro comunicazione non verbale, i loro tempi, le loro emozioni e i loro bisogni. Questi processi non possono essere standardizzati né possono essere garantiti adeguatamente in contesti eccessivamente numerosi e poco differenziati. Richiedono, al contrario, una dimensione ravvicinata, relazioni significative e situazioni sufficientemente piccole da permettere alle educatrici di osservare e rispondere realmente ai bisogni di ciascun bambino.
Per questo motivo ci chiediamo se l’aumento della capienza e l’accorpamento dei bambini siano realmente compatibili con gli standard educativi e pedagogici che dovrebbero caratterizzare un servizio per la prima infanzia. Questa situazione dimostra, a nostro avviso, come le scelte di chiusura e accorpamento dei servizi educativi non siano semplicemente decisioni organizzative o numeriche, ma abbiano ricadute concrete sulla quotidianità dei bambini e sulle condizioni nelle quali avvengono la loro crescita e il loro sviluppo emotivo. Riteniamo quindi che le politiche di razionalizzazione non possano essere perseguite a discapito della qualità educativa e del benessere dei bambini. Perché dietro ogni accorpamento, ogni chiusura e ogni numero ci sono bambini piccoli, con bisogni, emozioni e diritti che devono rimanere al centro di ogni scelta. Ci teniamo, inoltre, a sottolineare che l’unico elemento che ci rassicura pienamente rimane la grande professionalità, la disponibilità e la passione delle educatrici, che ogni giorno cercano di fare del loro meglio per garantire ai bambini attenzione, cura e serenità, nonostante le difficoltà organizzative e strutturali”.
