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Como, il Pd in sella contro lo stop alle bici in centro: “Ecco le nostre 10 proposte per il futuro”

Il Pd aderisce alla manifestazione di sabato 12 settembre contro lo stop alle bici in centro storico deliberato dalla giunta Rapinese lo scorso 5 agosto. Ma soprattutto lancia 10 proposte per la mobilità leggera in città.

Rispetto alla manifestazione di protesta, i dem affermano che “ci saremo, in bicicletta, come Partito Democratico di Como, assieme a cittadini e associazioni che chiedono il ritiro di un provvedimento sbagliato nel metodo e nel merito”, scrivono Daniele Valsecchi, segretario cittadino e Alessandro Rossi, segretario del Circolo Convalle PD. Ma oltre a confermare la presenza di sabato 12 settembre, è stato diffuso anche un documento con 10 punti. Eccoli di seguito:

1. Legalità delle e-bike. Controlli su velocità e potenza. Prima ancora di parlare di divieti, va affrontato il problema a monte: in circolazione ci sono e- bike che, per potenza e velocità, non rispettano i limiti di legge (250W di potenza continua e assistenza alla pedalata limitata a 25 km/h) e che di fatto funzionano come piccoli motocicli senza esserne soggetti agli obblighi. Proponiamo controlli mirati, anche a campione, su questi parametri, con sanzioni chiare per chi circola con mezzi irregolari o modificati. Molti degli incidenti e delle tensioni recenti nascono da questi mezzi fuori norma, non dalla bicicletta in sé.

2. Massima libertà di utilizzo per i mezzi a norma. Ferma la legalità dei mezzi, l’obiettivo deve essere lasciare il più ampio margine possibile di utilizzo della bicicletta in città, comprese le zone centrali, e non restringerlo. Il divieto generalizzato colpisce anche chi pedala con prudenza e usa la bici come mezzo di vita quotidiana: va evitato, quando esistono strumenti mirati per intervenire in maniera migliore sulle situazioni di reale pericolo.

3. Orari dedicati per furgoni e mezzi commerciali in ZTL. Un nodo centrale della vivibilità del centro storico è la presenza di furgoni e camioncini per le consegne, spesso in orari e con modalità che entrano in conflitto con pedoni e ciclisti. Proponiamo una disciplina stringente e puntuale con due fasce orarie di accesso per i mezzi commerciali, collegato inoltre ad un sistema di stalli per le consegne subito fuori dalla ZTL, con consegne di “ultimo miglio” ai cittadini e ai negozi con servizio pubblico-privato e con mezzi elettrici. Questo separerebbe ulteriormente i flussi di consegna dai flussi di persone e biciclette, riducendo così una delle principali fonti di conflitto negli spazi ristretti della città murata, e garantirebbe al contempo la possibilità di una gestione efficiente della logistica agli operatori commerciali.

4. Libero accesso per le persone con disabilità (contrassegno CUDE). Qualunque nuova regolamentazione deve garantire l’accesso libero e senza ambiguità ai titolari di contrassegno CUDE (Contrassegno Unificato Disabili Europeo) per ogni tipo di mezzo di mobilità personale legato alla disabilità, in ogni area della città, incluse le vie interessate da limitazioni per bici e monopattini.

5. Controllo flessibile con tecnologia e segnaletica dedicata. Al posto del divieto rigido, proponiamo un sistema di controllo intelligente e flessibile. Le tecnologie ce lo permettono, serve la volontà politica:

– segnaletica chiara e omogenea che distingua le vie a priorità pedonale da quelle a transito misto regolato;
– strumenti tecnologici che permettano di adattare le regole a seconda degli orari e dell’affollamento reale delle vie, invece di un divieto fisso uguale a tutte le ore del giorno;
– un sistema che sia governabile e correggibile nel tempo, non una delibera rigida una volta per tutte.

6. Nuovo bando per il bike sharing (muscolare ed elettrico). Il servizio di bike sharing cittadino va rilanciato con un nuovo bando che preveda sia biciclette muscolari che a pedalata assistita, con sistemi di pagamento online e virtuale che permettano un utilizzo immediato senza le lungaggini attuali. L’obiettivo è far tornare il servizio operativo in città nel più breve tempo possibile, con una possibilità di utilizzo semplice e versatile.

7. Estensione del bike sharing ai quartieri e alle stazioni. Il servizio non può restare concentrato solo nel centro: va allargato ai quartieri, a partire da Camerlata e dai principali nodi di scambio ferroviario, includendo le e-bike per facilitare i collegamenti anche nelle zone collinari di Como. In questo quadro, proponiamo di riproporre l’accordo con Ferrovie Nord Milano per integrare bike sharing e trasporto ferroviario, offrendo un’alternativa reale all’auto per chi si muove tra i quartieri, la stazione e il centro.

8. Nuove vie ciclabili, no a piste ciclopedonali. Servono nuove vie ciclabili vere, con corsie proprie e riconoscibili — non piste ciclopedonali che mescolano pedoni e biciclette nello stesso spazio, spostando semplicemente altrove il conflitto. Una rete ciclabile ben progettata è lo strumento più efficace per separare i flussi e rendere le due modalità di spostamento compatibili tra loro.

9. Riproposta della Dorsale dei Pellegrini. Completare il progetto della Dorsale dei Pellegrini, un percorso ciclabile strategico sia per la mobilità quotidiana che per la valorizzazione turistica del territorio lariano, integrandolo nella rete cittadina. Ricordiamo che Il Comune di Como, dal 2017, ha compromesso e poi perso i finanziamenti legati a questo tema a causa dei ritardi cronici e del sostanziale immobilismo disinteresse della giunta Landriscina di centrodestra, che nei fatti – al netto delle parole di questi giorni – si dimostra sempre indifferente quando non ostile alla mobilità dolce.

10. Non solo regole: servizi per rendere la bici davvero conveniente. Nessuna regolamentazione, per quanto ben scritta, funziona senza gli investimenti che la accompagnano. Ribadiamo che occorrono, in parallelo, una serie di investimenti di medio e lungo periodo, come:

– stazioni di ricarica per le e-bike, distribuite in punti strategici della città;
– piste ciclabili effettive e continue, non tratti isolati e scollegati tra loro;
– disponibilità reale di biciclette del bike sharing, con manutenzione e ricollocamento costanti;
– velostazioni sicure per il parcheggio delle biciclette private, in particolare vicino ai nodi di interscambio, alle scuole, ai palazzi pubblici, ai luoghi turistici più visitati;
– semafori dedicati ai ciclisti negli incroci più critici, per la sicurezza e la fluidità dei percorsi.

“Una rete di ciclabili e percorsi dedicati non serve solo ai residenti: è anche lo strumento per incanalare questa componente turistica verso servizi e itinerari pensati per loro, evitando che si sovrapponga in modo caotico al traffico e alla vivibilità del centro storico – chiude il documento – Investire in infrastrutture ciclabili di qualità significa quindi coniugare due esigenze che il divieto, da solo, non riesce a mettere in relazione: l’accoglienza turistica e la qualità della vita di chi a Como vive e lavora ogni giorno. Lo diciamo da tempo e lo ripetiamo con questa proposta: la strada per una città vivibile non passa dai divieti, ma dalla convenienza reale di scegliere una mobilità leggera. Se questa scelta non verrà fatta, il problema della vivibilità del centro storico continuerà a crescere, a prescindere da quante nuove limitazioni verranno introdotte”.

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