Il sindaco di Como Alessandro Rapinese per ora non risponde in maniera esplicita alla richiesta di confronto diretto chiesto con la lettera dalle cinque associazioni della filiera edile comasca – Costruttori, Architetti, Ingegneri, Geometri e Periti Industriali – e affida al solito videoselfie sui social solo una prima ribattuta (come sempre senza possibilità di replica nonostante le sigle avessero chiesto un faccia a faccia). Qui sotto il filmato integrale.
Le accuse messe nero su bianco nel documento inviato a Palazzo Cernezzi, tutte relative allo stato in cui sono stati ridotti negli ultimi anno gli uffici comunali di Urbanista ed Edilizia Privata, erano lunghe e durissime: dalle lungaggini sulle pratiche all’impoverimento delle professionalità, dal crollo dell’efficienza alla stroncatura assoluta sull’assetto organizzativo degli uffici stessi imposta dal primo cittadino.
La replica di Rapinese parte dalla rivendicazione della sua politica chiamata “metri cubi zero” in città, cosa peraltro non contestata dalle associazioni, poi si attorciglia su tesi para-complottiste poiché la lettera è uscita in anteprima proprio qui, su ComoZero (forse perché troppo abituato lui, il sindaco, a dettare cosa deve uscire e cosa no sui media, non avendo mai dotato il Comune di un ufficio stampa propriamente detto – cosa scandalosa per una città capoluogo che ne avrebbe bisogno anche solo per i milioni di turisti che ospita ogni anno – preferendo gestire la comunicazione tra social personali e finti tg, come se Como fosse un quartierino sperduto con un pugno di abitanti, ndr).
Al di là del fumo sul nulla, il sindaco si inerpica testualmente in infiniti discorsi poco comprensibili, paragonando le associazioni firmatarie al “calciatore [che] giudicherà l’arbitro, l’imputato il giudice”.
Poi, dopo un paragone tra sé e il Papa e una sorta di sfottò ai componenti delle associazioni (“prima che arrivassi io c’era un viavai di professionisti, tutti i giorni si vedeva qualcosa, porte che si aprivano, si chiudevano; oh, da quando sono là non si sente più niente. Tant’è che ero preoccupato e ho detto, ma dove siete finiti tutti? Se avete dei dubbi scriveteci che vi rispondiamo”) si arriva a questa surreale spiegazione per il continuo valzer di dirigenti e funzionari a Palazzo Cernezzi: “Adesso vi racconto un segreto. Si chiama anticorruzione. Perché? Lo dice proprio la legge. In certi uffici la corruzione è più facile. E si chiama rotazione anticorruzione. Fatemi anche i nomi di quelli che vi dispiace che hanno cambiato lavoro. Ditemi perché. E poi capiamo perché eravate così legati a quei soggetti”. Passaggio potenzialmente molto sgradevole, l’ultimo.
Infine il passaggio conclusivo del video lungo oltre un quarto d’ora: “Se invece vi riferite alle pratiche per le quali l’amministrazione non ne vuole sentire né parlare perché non vuole metri cubi in città, allora dovete fare una cosa, candidarvi alle prossime elezioni, vincerle e poi potrete fare tutto quello che volete”. Questa l’argomentazione massima del sindaco di Como a costruttori, architetti, ingegneri, geometri e periti industriali.