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Como, spaccio in pieno giorno. La denuncia di un papà: “Ero con mia figlia, sono senza parole. Sotto gli occhi di tutti, fate qualcosa”

Ogni giorno diamo conto dell’intensa attività delle forze dell’ordine per contrastare il fenomeno dello spaccio. Interventi ripetuti di Polizia di Stato, Carabinieri e polizia locale per arginare il fenomeno.

La lettera arrivata in redazione (firmata ndr), vuole essere una testimonianza diretta (per segnalazioni redazionecomozero@gmail.com) di come ormai, nonostante il super lavoro delle forze dell’ordine, siano sempre più frequenti episodi di micro spaccio a ogni ora del giorno e in ogni parte di Como. Così come quanto riferito dal lettore che – lungi dal voler creare allarmismi come lui stesso sottolinea  – vuole lanciare un ulteriore incitamento per cercare di fare sempre di più nel contrasto al fenomeno.

Gentile Redazione,
vi scrivo ancora sotto l’effetto dello sconcerto – e, lo ammetto, di una certa indignazione – per quanto ho avuto la sfortuna di assistere questa mattina in pieno centro a Como.

Erano le dodici in punto. Stavo parcheggiando lo scooter nel parcheggio per motociclette situato proprio di fronte al Mercato di Como – in pieno centro, a pochi passi dal Tribunale –  per poi raggiungere insieme a mia figlia le bancarelle del mercato. Un sabato come tanti. O almeno così credevo.

In pochi istanti, davanti ai miei occhi, si è consumato con una nonchalance disarmante quello che non ho esitazione a definire un episodio di spaccio a cielo aperto. Due persone, uno scambio rapido, gesti consueti per chi evidentemente li compie ogni giorno. Nessuna preoccupazione, nessun timore di essere visti.

E qui sta, forse, il nodo più amaro di tutta la vicenda: io ho capito immediatamente cosa stesse accadendo. Un comune cittadino, in un secondo, ha riconosciuto senza alcun dubbio la scena che aveva davanti. Viene quindi spontaneo chiedersi come mai un fenomeno così riconoscibile, così sfacciato, così reiterato in luoghi frequentatissimi e in pieno giorno, non riesca ad essere efficacemente contrastato dalle forze dell’ordine.

Non è una critica fine a se stessa: è una domanda legittima, che merita una risposta altrettanto seria. Quello che mi ha colpito – e che mi ha lasciato senza parole – non è stato soltanto l’episodio in sé, per quanto grave. È stato il contesto. Erano le dodici di sabato: il mercato era in piena attività, il parcheggio affollato di moto e scooter, la zona brulicava di famiglie, bambini, anziani con la sporta della spesa. E a pochi metri di distanza si erge il Tribunale della Repubblica, simbolo per eccellenza della legalità e dell’ordine costituito.

Mi sono chiesto: c’è davvero qualcosa di più emblematico e al tempo stesso di più avvilente di uno spaccio consumato all’ombra del Palazzo di Giustizia? È come se certi ambienti si sentissero ormai talmente al sicuro, talmente impuniti, da non doversi neppure curare della location. E questo, forse, è il segnale più preoccupante di tutti.

Non scrivo per alimentare allarmismi. Scrivo perché ritengo che episodi come questo non debbano restare invisibili, non debbano essere normalizzati nel silenzio. Quel parcheggio di fronte al Mercato non è una zona franca: è uno spazio pubblico nel cuore della nostra città, frequentato ogni giorno da centinaia di persone che hanno il diritto di sentirsi sicure.

Mi auguro che le autorità competenti vogliano valutare un rafforzamento dei presidi di controllo in quell’area – il parcheggio di fronte al Mercato, così frequentato e così esposto. Un presidio che, evidentemente, in questo momento non è sufficiente a garantire quella sicurezza che i cittadini comaschi meritano, e che la vicinanza con le istituzioni giudiziarie renderebbe quanto mai doverosa.

Vi ringrazio per l’attenzione e per il lavoro che quotidianamente svolgete nel tenere informata
la nostra comunità.

Cordialmente
Da “un cittadino di Como”

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