(Immagine di copertina generata con AI)
Il Consiglio federale ha espresso parere favorevole nei confronti di una mozione parlamentare volta a garantire maggiore visibilità e reperibilità alla produzione musicale nazionale sulle piattaforme digitali (come riporta ampiamente il Corriere del Ticino). L’atto, depositato il 18 giugno 2026 da sei deputati — tra i quali figura il consigliere nazionale Simone Gianini —, rilancia il dibattito su un potenziale intervento normativo denominato in ambito pubblico Lex Spotify.
Il nodo tecnologico e la struttura del mercato
L’evoluzione dei consumi verso le architetture di streaming ha modificato i canali tradizionali di promozione della musica elvetica, storicamente affidati a emittenti radiotelevisive, festival e operatori culturali interni. L’accesso al pubblico attraverso servizi quali Spotify, Apple Music e YouTube Music risulta subordinato a algoritmi di raccomandazione e playlist gestiti da multinazionali.
Nel testo dell’atto parlamentare si precisa che la Svizzera presenta un mercato interno di dimensioni ridotte, articolato su più regioni linguistiche, le cui produzioni competono direttamente con i grandi mercati internazionali. La criticità segnalata non concerne la mera presenza dei brani nei cataloghi digitali, bensì la reale capacità di posizionamento e raccomandazione dell’offerta nei percorsi di ascolto.
Gli obiettivi della mozione e le implicazioni economiche
La mozione attribuisce all’esecutivo l’incarico di predisporre le misure o gli adeguamenti legislativi necessari per l’Assemblea federale, al fine di conseguire due finalità strategiche:
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Promuovere la reperibilità della creazione musicale in tutte le regioni linguistiche del Paese.
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Assicurare la parità di trattamento della produzione elvetica rispetto ai contenuti esteri.
Il documento evidenzia la dimensione economica del settore, rilevando testualmente: “Chi non è visibile non viene ascoltato. Chi non viene ascoltato non può raggiungere il proprio pubblico e costruirsi una base economica solida”. L’iniziativa coinvolge l’intera filiera industriale, inclusi interpreti, produttori e case discografiche.
I precedenti parlamentari
Il tema è stato già oggetto di valutazione governativa. In occasione della risposta alla mozione 23.4528, intitolata Promuovere la visibilità della musica svizzera sulle piattaforme di streaming e presentata dal consigliere nazionale Stefan Müller-Altermatt, il Governo aveva confermato la centralità strategica della materia per la politica culturale nazionale.
Tale provvedimento è successivamente decaduto per decorrenza dei termini d’esame parlamentari. L’attuale iniziativa ne recepisce i contenuti essenziali, riproponendo la questione all’attenzione delle Camere.
Il tavolo negoziale e la scadenza del 2027
La presa di posizione del Consiglio federale si inserisce in un quadro negoziale avviato tra i rappresentanti del settore e i gestori delle piattaforme. Le trattative si svolgono con il coordinamento dell’Ufficio federale della cultura (UFC).
L’esecutivo ha fissato una tempistica definita: “Se entro la metà del 2027 non si giungerà a un accordo soddisfacente, si dovranno valutare in una fase successiva eventuali misure legislative e, se del caso, presentare al Parlamento proposte in tal senso”.
L’eventuale ricorso alla leva legislativa evoca l’impianto della Lex Netflix, entrata in vigore nel 2024, la quale impone ai servizi di streaming video il reinvestimento di almeno il 4% dei ricavi lordi generati in Svizzera a favore della produzione cinematografica indipendente locale, ovvero il versamento di una tassa equivalente. Il modello potrebbe costituire il riferimento normativo qualora i colloqui con i fornitori di streaming musicale non conducano a intese vincolanti.
