Va bene, ammettiamo pure che aspettare 5 anni (era la notte del 3 luglio 2014 quando crollò una porzione di intonaco del soffitto della loggia) per vedere riaperto il Tempio Voltiano sia il tempo minimo.

Ammettiamo pure che ci sia un senso in tutte le promesse mai mantenute di riaprire ogni estate, in un eccesso di ottimismo, gelato ogni volta da qualcosa: la burocrazia, il progetto in ritardo, la scoperta di nuove e più importanti magagne, il Fato avverso o sa-il-cielo-cosa.

E speriamo che l’annuncio dato in questi giorni dall’assessore ai Lavori Pubblici Vincenzo Bella (il progetto è praticamente pronto e i lavori inizieranno tra settembre e ottobre, ne parliamo su ComoZero Settimanale qui) sia finalmente la volta buona.
Ma cosa potrà mai giustificare la sciatteria incombente che avvolge il monumento dedicato a uno dei massimi geni comaschi?

Guardate la fontana sulla facciata, quella in cui generazioni di bambini hanno fatto finta di pescare con un legnetto come canna, quella su cui le nonne si siedono d’inverno al sole perché lì fa sempre caldo, quella che è la prima cosa che vedi (santapazienza) quando ti avvicini al Tempio e non è un orpello qualsiasi, fa parte del monumento a tutti gli effetti. Spenta, asciutta, morta. Da almeno un anno.

C’è chi dice che sia rotta, c’è chi dice funzioni ma non venga accesa “perché poi bisogna tenerla pulita” (maledetta abitudine delle fontane di sporcarsi), resta il fatto che farla funzionare sembra un’impresa titanica. O forse solo una triste dimenticanza?

A completare il quadretto ci pensa poi uno dei due rododendri nell’aiuola davanti al Tempio: secco, stecchito, un colpo d’occhio di una tristezza senza fine. E non si tratta di un rododendro qualsiasi, si badi bene, ma un rododendro della varietà “Alessandro Volta” dedicata dalla Società Ortofloricola Comense allo scienziato nel 2000 in occasione del bicentenario dell’invenzione della pila. Ci vuole tanto a sostituirlo?

E poi, dettaglio microscopico ma comunque significativo della mancanza di attenzioni anche minime a questo monumento (e museo cittadino), il cartello con gli orari di apertura posizionato all’inizio di una delle due scalinate, caduto e mai sostituito, ha lasciato il posto a una croce (in realtà il supporto che lo sosteneva), un invito forse ad appellarsi a entità superiori sperando che ce la mandino buona, povero Tempio.

Ps. Intanto nella omonima piazza, al collo di Alessandro Volta pende ancora la cravattona rosa appesa in occasione del Giro d’Italia (26 maggio). Qualcosa tipo: Volta e il suo Tempio vengono buoni solo come sfondo per altri eventi (non ultime le riprese dei programmi per Rai1 “Paesi che vai” e “La vita in diretta”) poi chissenefrega?
