“Sulla questione del Monte San Primo la Regione Lombardia sceglie il silenzio politico e conferma il pessimo progetto per il rilancio dello sci, progetto voluto dalla Comunità Montana Triangolo Lariano e dal Comune di Bellagio”. A dirlo, in una nota, è il Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”, all’indomani dell’approdo del tema al Pirellone.
“Incredibilmente, nella risposta all’interrogazione, la Giunta Regionale non risponde a nessuno dei quesiti posti dai consiglieri Onorio Rosati e Angelo Orsenigo – scrive il Coordinamento – In pratica il Pirellone non assume alcuna posizione e pertanto il rischio è che ora l’iter proceda verso la progettazione definitiva ed esecutiva, ignorando le perplessità espresse in audizione anche da consiglieri della maggioranza, che avevano chiesto un approfondimento e una possibile revisione della parte sciistica”.
La Regione cita a supporto della propria posizione la nuova Strategia Integrata Regionale per l’Adattamento al Cambiamento Climatico, riconoscendo il rischio per il turismo invernale legato alla “diminuzione della copertura nevosa stagionale nelle aree montane lombarde” e alla “riduzione della praticabilità degli impianti sciistici e della operatività e redditività delle stazioni sciistiche”.
“Da queste premesse, però – sottolineano gli ambientalisti – non trae alcuna conseguenza operativa per il caso concreto: il progetto del Monte San Primo viene ricondotto sotto la generica voce “destagionalizzazione e diversificazione delle attività”, come se la realizzazione di impianti per lo sci, di un bacino per l’innevamento artificiale a 1.200 metri fosse coerente con un’offerta turistica annuale e con gli obiettivi di adattamento”
“Va inoltre rilevato che la Regione omette di richiamare un proprio documento decisivo, approvato dalla Giunta nel 2016, in cui si legge che “allo stato attuale, gli scenari climatici tenderebbero ad escludere che impianti con prevalente sviluppo al di sotto dei 1.500 metri possano rivelarsi economicamente fruttuosi”. Un’indicazione che il progetto sul Monte San Primo, con piste comprese tra i 1.100 e i 1.200 metri, contraddice in modo palese – prosegue la nota – Mentre l’audizione del 15 ottobre 2025 aveva fatto emergere la necessità di rivedere la componente sciistica del progetto, la risposta della Regione si limita a comunicare che “è in corso un confronto con il progettista per definire alcuni aspetti della procedura” di individuazione dell’area sciabile, senza alcun riferimento alle criticità ambientali, climatiche ed economiche evidenziate dal nostro Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” e da numerosi consiglieri. Si rischia così di confermare, di fatto, un piano da oltre 5 milioni di euro di risorse pubbliche che destina circa la metà degli investimenti a opere sciistiche e di innevamento programmato, in un’area dove i dati storici registrano pochissimi giorni di neve naturale e dove il consumo di acqua ed energia per l’innevamento si scontra con la stessa crisi idrica regionale”.
Infine, la richiesta delle 39 associazioni del Cooordinamento: “La richiesta di stralcio integrale della componente sciistica del progetto, rinuncia all’invaso per la neve artificiale, ai tapis roulant, alla sistemazione delle piste e ai nuovi parcheggi che comporterebbero anche il taglio di un’area boschiva. Chiediamo che le risorse pubbliche siano riorientate verso interventi di riqualificazione ambientale, manutenzione della sentieristica, mobilità dolce e fruizione sostenibile della montagna, in coerenza con la stessa pianificazione regionale di adattamento al cambiamento climatico. Continueremo le iniziative di mobilitazione, informazione e pressione istituzionale fino al ritiro della parte sciistica del progetto”.