Solo nelle ore l’ultimo aggiornamento, ne parlavamo qui: Tassa salute, il governo ticinese stronca l’Italia: “Violazione degli accordi fiscali”. La questione è oggettivamente incandescente e ora ecco una nuova presa di posizione arriva in una nota di Lisa Molteni:
FRONTALIERI SOTTO ATTACCO: QUALI RISCHI PER COMUNI, FAMIGLIE E TERRITORI DI CONFINE?
La recente presa di posizione del Canton Ticino sulla cosiddetta “tassa sanitaria” introdotta dall’Italia sta aprendo uno scenario che rischia di andare ben oltre il semplice dibattito fiscale.
Secondo Lisa Molteni, referente dei frontalieri italiani in Svizzera, Segretario e Direttore Operativo di Autonomia e Libertà e promotrice delle iniziative di verifica presso la Corte dei Conti e delle segnalazioni agli organismi internazionali per la tutela dei lavoratori frontalieri, il rischio è che si stia sottovalutando la portata reale della questione.
“La politica continua a raccontare questa vicenda come una semplice misura di carattere sanitario o fiscale. In realtà siamo di fronte a un potenziale conflitto tra norme nazionali e accordi internazionali che regolano da decenni i rapporti tra Italia e Svizzera. La perizia commissionata dal Canton Ticino afferma che il cosiddetto contributo sanitario avrebbe natura di imposta. Se questa interpretazione dovesse essere confermata, si aprirebbe una questione giuridica e diplomatica di enorme rilevanza”.
Molteni sottolinea come la vera preoccupazione non riguardi soltanto i frontalieri, ma l’intero sistema economico dei territori di confine.
“Molti cittadini non sanno che il Consiglio di Stato ticinese ha già evocato la possibilità di sospendere o bloccare i ristorni fiscali destinati all’Italia. Nel solo 2025 parliamo di circa 120 milioni di franchi. Non sono numeri astratti. Sono risorse che alimentano un equilibrio costruito in decenni di collaborazione transfrontaliera”.
Secondo la dirigente di Autonomia e Libertà, il problema potrebbe ricadere direttamente sulle comunità locali.
“Chi pensa che questa vicenda riguardi esclusivamente Roma sta commettendo un errore. Se si dovesse arrivare a una rottura degli equilibri esistenti, non sarebbero i ministeri a subirne le conseguenze. Sarebbero i territori di confine. Sarebbero i cittadini. Sarebbero i Comuni”.
Molteni richiama in particolare l’attenzione sulle realtà che vivono quotidianamente il rapporto economico con la Svizzera.
“Pensiamo a Luino, Lavena Ponte Tresa, Porto Ceresio, Viggiù, Arcisate, Clivio, Besano e a decine di altri comuni delle province di Varese, Como, Verbano-Cusio-Ossola e Sondrio. Chi amministra un ente locale sa perfettamente che un bilancio non si costruisce con gli slogan. Si costruisce con entrate certe, programmazione e coperture finanziarie”.
Secondo Molteni, il rischio più grave è quello di compromettere un equilibrio consolidato.
“Quando vengono meno risorse importanti, le conseguenze arrivano rapidamente. Significa rinviare opere pubbliche, ridurre investimenti, rallentare interventi di manutenzione, comprimere servizi e limitare la capacità di programmazione degli enti locali. Per questo considero estremamente irresponsabile affrontare la questione con superficialità”.
Particolarmente severo il giudizio sulla gestione politica della vicenda.
“Mi domando dove siano oggi tutti quei rappresentanti istituzionali che dovrebbero difendere i territori frontalieri. Dove sono coloro che partecipano ai tavoli ministeriali. Dove sono quelli che si presentano come difensori delle aree di confine. Fino ad oggi abbiamo visto fotografie, comunicati e dichiarazioni. Molto meno risultati concreti”.
La referente dei frontalieri italiani in Svizzera ribadisce inoltre la necessità di verificare sotto ogni profilo la legittimità del provvedimento.
“Le iniziative promosse presso la Corte dei Conti e le segnalazioni agli organismi internazionali nascono da una convinzione precisa: quando si parla di decine di migliaia di lavoratori e di accordi internazionali sottoscritti dallo Stato italiano, ogni aspetto deve essere verificato con il massimo rigore. Non possiamo accettare che i frontalieri vengano considerati una risorsa da cui attingere ogni volta che qualcuno deve fare cassa”.
Per questo motivo, nelle prossime settimane verrà promosso un importante momento pubblico di confronto.
“Abbiamo deciso di organizzare un webinar dal titolo ‘Frontalieri sotto attacco: quali rischi per Comuni, famiglie e territori di confine?’. Vogliamo portare allo stesso tavolo frontalieri, amministratori locali, professionisti, tecnici, esperti di fiscalità internazionale e rappresentanti delle istituzioni. I cittadini hanno diritto di conoscere quali potrebbero essere le conseguenze reali di questa vicenda. La data e le modalità di partecipazione verranno comunicate appena possibile”.
Secondo Molteni la questione supera ormai il tema fiscale.
“Qui non si parla soltanto di una tassa. Si parla del rispetto degli accordi internazionali. Si parla della credibilità delle istituzioni. Si parla del futuro economico dei territori di confine. E si parla della capacità della politica di difendere realmente i cittadini anziché limitarsi a raccontare di averlo fatto”.
La conclusione è netta.
“Vale davvero la pena mettere a rischio decenni di equilibrio tra Italia e Svizzera per una misura che rischia di aprire un contenzioso internazionale e di scaricare i suoi effetti sui territori di confine? Personalmente ritengo di no. Ed è arrivato il momento che qualcuno abbia il coraggio di dirlo con chiarezza”.