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Attualità

I sogni muoiono all’alba: quattro comaschi, quattro finestre, quarant’anni di tradimenti

Afra Corti abita all’ultimo piano di un condominio verde affacciato su viale Roosevelt. A poche decine di metri si estende la spianata della ex Ticosa, spianata e soprattutto spina nel fianco della città da ormai 40 anni. E in attesa di vedere se mai il masterplan di recupero dell’area diventerà realtà o resterà soltanto una delle mille promesse irrealizzate, per ora deve soprattutto fare i conti con quell’affaccio sinistramente lunare.

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Afra che vive nella stessa casa dal 1990 ricorda tutti i passaggi della vicende della tintostamperia. “Ricordo i fuochi d’artificio voluti da Bruni, ricordo la scena della demolizione prendere forma in tv e dalla finestra del mio balcone – racconta la donna, mostrandoci la vista di cui si può godere dal suo salotto, oltre le colonne di traffico, sul vuoto lasciato dalla fabbrica demolita nel 2007 – ci aspettavamo grandi cose ma siamo rimasti delusi da quello che non è stato fatto”.

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Oggi Afra si dice speranzosa di vedere l’area dell’ex Ticosa messa a disposizione della cittadinanza, con parchi gioco, aree cani e “magari qualche negozio”. Speranza a parte, Afra si dice però preoccupata per l’impatto che l’intera vicenda ha avuto sugli abitanti del quartiere: “La demolizione ha alzato grandi quantità di polveri, ricordo. Immagino la bonifica imminente farà lo stesso. Vorrei avere una risposta definitiva alla domanda: qual è stato e sarà l’impatto sulla nostra salute?”.

Lo scenario che si apre sotto al balcone di Emanuele De Luca è una visione dell’area dell’ex Ticosa che pare un lembo di tundra gettato tra viale Roosevelt e il cimitero. Si cambia prospettiva, ma la vista rimane uguale.

“Cambia durante le stagioni. In inverno non è poi così male ma d’estate si trasforma in una piccola giungla con serpenti e topi” racconta il ragazzo originario di Viterbo, a Como da quattro anni, che ha scelto di vivere proprio sopra all’area dell’ex tintostamperia. A differenza di molti altri residenti, Emanuele si è trasferito su via Grandi senza essere testimone dell’abbattimento del 2007.

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“Conoscevo il caso. Ora come allora, per come mi ero immaginato Como, mi era sembrato strano che ci potesse essere una situazione di degrado del genere a due passi dal centro“. Emanuele, quando ci mostra il panorama dalla sua finestra, davanti alla spianata di erba secca e cemento, esprime un desiderio: “Farci un parcheggio sarebbe solo riduttivo. Non sarebbe una cattiva idea affidare il terreno a un privato che sappia metterlo davvero a frutto con un centro commerciale, ad esempio”.

Alessandro Nesta ammette di trovarsi spesso a spulciare la cronaca locale, sperando di trovare buone nuove sul destino dell’area dell’ex Ticosa. Proprio su quello che rimane del terreno in attesa di bonifica (operazione che dovrebbe cominciare nell’estate del 2020 e terminare alla fine del 2021) si apre la finestra della camera da letto di Alessandro e della moglie.

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“Mi auguro di non diventare vecchio in attesa di un qualche tipo di riqualificazione o risultato concreto – commenta sarcasticamente il residente, che si è trasferito da Olgiate Comasco nel 2016, mentre ci mostra la piana lasciata dalle demolizione della struttura, 13 anni fa – ovviamente non è una bella vista. Il degrado non fa certo piacere e non ha un buon impatto sulle condizioni di vita. Ed è un paradosso. Siamo pur sempre a Como Borghi, a due passi dal centro”.

Alessandro racconta che per molti degli abitanti dei condomini che si affacciano sull’ex Ticosa, però, spostarsi altrove non è un’opzione: “Proprio per il tipo di zona, vendere è molto difficile. E quindi si resta, aspettando che qualcosa cambi”.

“Io con la Ticosa sono incazzato” esclama Nicola Alleruzzo, quando ci invita a entrare in casa sua per mostrarci la vista di cui gode la sua camera da letto. Sul suo balcone, i toni passano dall’ira all’indignazione. “Tutto questo – dice, indicando la landa un tempo occupata dallo stabilimento tessile – con i soldi dei cittadini, dei contribuenti”.

Nicola vive su via Grandi dal 1993 e amministra il palazzo in cui abita. Racconta che spesso si deve battere contro il degrado della Ticosa che, nonostante il traffico della tangenziale, lambisce il caseggiato. “Specie d’estate è un incubo tra le zanzare che si infestano lo stagno e i topi che arrivano fino da noi quando il Comune falcia l’area. Mettiamo zanzariere e trappole ma a volte non è abbastanza” spiega l’uomo.

Le speranze di Nicola, negli anni, si sono fatte sempre più deboli per quanto riguarda il futuro dell’area: “Speravo almeno di vedere qualche parcheggio in più. Ovviamente sarebbe però bello vedere la zona diventare un polo culturale, vista la vicinanza dell’università”.

L’articolo che avete appena letto è stato pubblicato su ComoZero settimanale, in distribuzione ogni venerdì e sabato in tutta la città: qui la mappa dei totem.

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