Un lento ma inesorabile fenomeno sta avendo luogo, da diversi anni, in via Bernardino Luini (e nella sua naturale prosecuzione, via Boldoni): la sostituzione sistematica delle attività storiche da parte di grandi negozi in franchising di cibo e abbigliamento.

Il processo segue schemi fissi: un’attività storica fatica, ci prova e poi chiude. Così inizia un cantiere-lampo e in poche settimane riapre uno “store”, parte di una catena nazionale o internazionale. Ultimo caduto sulla linea del fronte dell’ultramodernità è la Cremeria Bolla, bar-caffetteria dalla storia centenaria, che ha abbassato la saracinesca a luglio di quest’anno ed è stata sostituita, a strettissimo giro, da “Anvedi che pizza”.

Intervistata da ComoZero, Anna Carenzio, titolare, aveva lamentato un progressivo impoverimento della via con un impatto non indifferente sugli affari. “Ricordo gli industriali della seta ordinare casse di Dom Pérignon e scatole di marron glacé per Natale – raccontava la donna – oggi, i visitatori che arrivano sono un turismo di bassa qualità che non porta richezza”.
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Nel 2017, Rigamonti Scarpe ha lasciato il posto a “Jacadi”. “Temo di essere stato uno dei primi a dare il via a questo fenomeno – spiega Michele Cappelletti, ultimo della dinastia di titolari che ha poi mosso il negozio in via Milano – era davvero diventato impossibile tenere aperto in centro storico”.

Tenere la serranda alzata, spiega Cappelletti, è il risultato di un delicato equilibrio tra profitti e spese di gestione, ostacoli sconosciuti per i grandi franchise nazionali.

“Gli store possono permettersi affitti alti, deprezzano i propri articoli in anticipo sui saldi e continuano a guadagnare anche con una mutandina fatta in Cina. Noi, invece, abbiamo resistito nonostante il ridotto potere d’acquisto, la mancanza di parcheggio e avere dei dipendenti”.

Nel 2011, la Casa della Carta, storica cartoleria all’angolo con Contrada dei Dottori, fu vittima originale della trasformazione di via Luini. “La chiusura avvenne nel giro di qualche mese – spiega Maria Antonietta Bresciani, ex titolare, oggi 92 anni, dal 1953 in via Luini – gli eredi della proprietaria volevano affittare a una catena con un prezzo che non potevo pareggiare. Ho passato la mia vita nel negozio ma non ho alcun dispiacere. Alla fine è giusto che il mondo cambi, secondo le esigenze dei giovani”.
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