Riceviamo e pubblichiamo la mail di una residente del centro storico di Como. Una persona con disabilità che “non si vede ma non vi consiglio di stare un giorno nel mio corpo” si sente estremamente penalizzata dalla decisione del sindaco Alessandro Rapinese di vietare alle bici diverse vie della città murata (qui i dettagli del provvedimento seguito a un incidente del primo cittadino colpito da una bici elettrica).
Sul tema, da ricordare come sia in programma per sabato prossimo, 12 settembre, una manifestazione di protesta, organizzata da Nova Como, che ha ricevuto numerose adesioni (qui per approfondire).
La missiva è di Mariachiara Ghezzi, voce non nuova, anzi, sulle pagine di questo giornale (“Certo che mi firmo – risponde a domanda della redazione – io non mi tiro indietro”). Ecco quanto scrive:
Da disabile: paletti invece che facilitazioni
Buongiorno,
abito in piazza Roma, sono disabile. Non ce l’ho scritto in fronte, non si vede ma non vi consiglio di stare un giorno nel mio corpo. Ho il permesso per disabili.Per girare in centro non l’ho richiesto, tanto se devo fare tratti un po’ lunghetti ho la bici, da sempre. La mia disabilità, come quella di ciascuno, è unica e va trattata con rispetto e non con superficialità.
Questa delibera mi mette in grave difficoltà. Oltre alle difficoltà quotidiane, ai dolori, alla fatica, alla incomprensione per una patologia che non si vede e voler portare avanti un’attività in proprio, molto impegnativa (ogni giorno mi chiedo sempre più spesso, chi me lo fa fare? Se non la passione per quello che faccio), arrivano queste delibere calate dall’alto, così.
Dalla mia città che amo e rispetto mi aspetto sostegno e aiuto, quantomeno non ulteriori paletti inutili.
Buona giornata,
Mariachiara Ghezzi
