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“Ingorghi, costi per oltre 2 miliardi, crollo dei frontalieri”: lo studio svizzero sul confine che fa tremare i polsi

L’associazione agli accordi europei di Schengen e Dublino garantisce alla Svizzera enormi vantaggi economici e in materia di sicurezza interna. A confermarlo in modo chiaro è il rapporto del Consiglio federale, adottato il 18 settembre 2026 sulla base di uno studio analitico condotto dalla società Ecoplan per conto dell’Ufficio federale di giustizia (su mandato del Consiglio nazionale, postulato 24.3946 RL).

L’analisi traccia un quadro dettagliato degli impatti socio-economici nel caso in cui la Svizzera dovesse abbandonare gli accordi con l’Unione Europea, evidenziando rincari, paralisi delle infrastrutture e forti penalizzazioni per regioni di confine come il Canton Ticino.

1. L’impatto sull’economia svizzera: calo del PIL e perdite pro capite

I dati previsionali proiettati al 2035 mostrano scenari di forte recessione nello scenario più sfavorevole:

  • Contrazione del PIL: Il Prodotto Interno Lordo svizzero potrebbe subire una riduzione fino al 3,9%.

  • Perdita di reddito annuo: La contrazione economica si tradurrebbe in un calo di reddito fino a 1.293 / 1.300 franchi all’anno per abitante.

  • Turismo in crisi: La necessità di richiedere un visto svizzero separato scoraggerebbe i turisti extra-UE. Le perdite stimate per il settore turistico oscillano tra i 320 e gli 810 milioni di franchi all’anno.

L’assenza di fluidità al confine renderebbe la piazza economica svizzera meno attraente e meno competitiva su scala globale.

2. Frontiera e mobilità: l’incubo code per i frontalieri in Ticino

Senza l’accordo di Schengen, i valichi di confine tra la Svizzera e i Paesi limitrofi (Italia, Francia, Germania e Austria) diventerebbero a tutti gli effetti frontiere esterne dell’Unione Europea. Ciò imporrebbe controlli sistematici sulle persone sia in entrata sia in uscita.

Per i territori ad alta integrazione come il Canton Ticino, Ginevra e Basilea, le conseguenze quotidiane sarebbero immediate:

  • 422.000 ore perse al giorno: È la stima del tempo che i pendolari trascorrerebbero bloccati negli ingorghi ai valichi (come Chiasso, Stabio o Ponte Tresa) in ogni singola giornata lavorativa.

  • Costi di percorrenza: Il costo economico legato ai ritardi e al traffico si attesterebbe tra 1,08 e 2,27 miliardi di franchi all’anno.

  • Crollo dei lavoratori frontalieri: L’aumento dei tempi di attesa potrebbe portare a una riduzione fino al 60% del numero dei frontalieri. Settori chiave come la sanità (cure) e la ristorazione rischierebbero la paralisi per carenza di manodopera.

  • Effetti sul mercato immobiliare: Si stima che fino a 170.000 persone potrebbero decidere di trasferire la propria residenza direttamente in Svizzera per evitare i controlli quotidiani.

3. Sicurezza interna e costi dell’Asilo (Accordo di Dublino)

Oltre agli aspetti strettamente finanziari, il rapporto del Consiglio federale sottolinea l’importanza inestimabile della cooperazione di polizia e della gestione dei flussi migratori.

Il database Schengen (SIS)

Nel solo 2025, grazie al Sistema d’informazione Schengen (SIS), le forze dell’ordine svizzere hanno registrato circa 40.000 riscontri rilevanti, identificando tempestivamente criminali e soggetti pericolosi. Senza l’accesso a questa banca dati condivisa, la Svizzera non sarebbe in grado di garantire gli stessi standard di sicurezza, nemmeno aumentando i propri investimenti nazionali.

L’Accordo di Dublino e i costi per l’Asilo

Uscire dal sistema di Dublino impedirebbe alla Svizzera di trasferire i richiedenti l’asilo verso il primo Paese UE di ingresso. L’obbligo di esaminare tutte le domande sul proprio territorio prolungherebbe i tempi di permanenza, portando a un aumento dei costi stimato tra i 166 e gli 824 milioni di franchi.

4. Perché i risparmi ipotizzati non bastano

Il rapporto chiarisce un malinteso fondamentale: gli eventuali risparmi derivanti dalla cessazione dei contributi versati all’UE per la gestione di Schengen/Dublino non coprirebbero affatto i costi necessari per:

  1. reintrodurre e gestire controlli di frontiera capillari.

  2. assumere nuovo personale di valico e potenziare le infrastrutture.

  3. creare e mantenere banche dati di sicurezza proprietarie.

Inoltre, l’efficienza dei valichi dipenderebbe dalla disponibilità dei Paesi vicini (come l’Italia): meno agenti impiegherà l’UE alle proprie frontiere esterne, più lunghe saranno le code sul versante svizzero, rendendo il Paese di fatto dipendente dalle decisioni esterne.

Conclusioni: uno scenario ipotetico, una realtà interconnessa

Attualmente non è in corso alcuna procedura formale per l’uscita della Svizzera da Schengen e Dublino. Il documento pubblicato il 18 settembre 2026 rappresenta una simulazione economica per valutare costi e benefici della cooperazione transfrontaliera.

I dati evidenziano chiaramente che l’integrazione con l’Europa non è un tema astratto di politica estera, ma una realtà quotidiana che sostiene il benessere, l’occupazione e la sicurezza sia della popolazione svizzera sia delle decine di migliaia di lavoratori che ogni giorno attraversano il confine.

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