Salvanre le aziende in crisi trasformando i dipendenti in imprenditori: il Workers Buyout (WBO) si impone come una risposta concreta e virtuosa per tutelare l’occupazione e difendere il patrimonio produttivo dei territori.
Durante l’incontro tra Confcooperative Lombardia e Cisl Lombardia, le parti sociali si sono confrontate sull’efficacia di questo strumento cooperativo, indicandolo come una risorsa strategica da integrare nella contrattazione e nell’azione sindacale quotidiana.
Il contesto lombardo: solo 17 casi su 332 in Italia
L’Italia rappresenta un’eccellenza globale nell’utilizzo delle acquisizioni aziendali da parte dei lavoratori. Tuttavia, la Lombardia mostra un potenziale ancora largamente inespresso: delle 332 operazioni di Workers Buyout censite a livello nazionale, soltanto 17 sono state realizzate in territorio lombardo.
Un divario notevole, considerato il peso economico della regione, che spinge Confcooperative e Cisl a promuovere una forte campagna di sensibilizzazione verso le rappresentanze sindacali di base.
“Offrire al mondo sindacale il modello del ‘workers buyout’ cooperativi come soluzione concreta per risollevare le aziende in crisi e come alternativa valida e virtuosa rispetto ai percorsi tradizionali” ha sottolineato Pierpaolo Baroni, responsabile nazionale Confcooperative per lo sviluppo dei WBO e consigliere d’amministrazione CFI.
Sulla stessa linea l’intervento di Enrico De Corso, direttore di Confcooperative Lombardia: “Quello di oggi è un primo passo concreto per una collaborazione a difesa del lavoro e dell’imprenditorialità lombarda che mette in luce le potenzialità reali del Wbo e delle sue ricadute nel settore aziendale regionale. Un modello di rigenerazione aziendale di valore, che permette ai territori di mantenere l’indipendenza economica e che mette al centro i lavoratori e il loro protagonismo nel lavoro”.
Come funziona il Workers Buyout: la cornice normativo-finanziaria
Basato sulla Legge Marcora (Legge 49/1985), il Workers Buyout permette ai dipendenti di un’impresa in grave crisi finanziaria o di gestione di rilevarne le quote, riconvertendo l’attività sotto forma di cooperativa.
Questa forma di rigenerazione imprenditoriale garantisce diversi vantaggi operativi:
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Continuità produttiva e occupazionale: Evita il fallimento, salvaguardando il know-how e i posti di lavoro.
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Accesso ai finanziamenti dedicati: Beneficia del supporto finanziario dello Stato e di enti cooperativi specializzati come CFI e Confcooperative.
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Versatilità di applicazione: Si applica anche per risolvere passaggi generazionali complessi, per la riconversione di beni confiscati alle mafie o semplicemente per rafforzare la democrazia economica aziendale.
Il caso Patrolline Group: da azienda in crisi a cooperativa virtuosa
L’efficacia pratica del modello è emersa chiaramente attraverso la testimonianza diretta del territorio comasco. La Patrolline Group, realtà specializzata nella produzione di sistemi antifurto per il settore automotive, è stata salvata nel 2015 proprio grazie alla scelta dei propri lavoratori di trasformarsi in soci fondatori della cooperativa.
“Ho sempre creduto che ogni situazione negativa nasconda l’opportunità per una rinascita e il nostro è proprio un caso emblematico di realtà locale che ha scelto di ripartire e di non rassegnarsi davanti a una crisi” ha rimarcato Angelo Chianese, CEO di Patrolline Group.
Chianese ha poi ricordato il valore del cambiamento culturale interno all’azienda: “Di fronte alla crisi i lavoratori, poi soci, videro nell’azienda non più solo un luogo di lavoro, ma un progetto a cui contribuire, responsabilizzandosi e mettendo in gioco le proprie competenze. Un’esperienza virtuosa di cui abbiamo fatto tesoro e che ha rafforzato la nostra consapevolezza come azienda, al punto da essere stati noi, anni dopo, ad assorbire un nostro fornitore in difficoltà, salvandolo dal fallimento e consentendo a cinque lavoratrici di non disperdere le loro professionalità. La nostra storia è la dimostrazione che il Wbo è uno strumento alla portata di tutti coloro che credono nel lavoro come portatore di dignità, di prospettiva e di speranza per tutti”.
La posizione della Cisl: partecipazione ed economie territoriali
Per la Cisl Lombardia, il bilancio dell’iniziativa sottolinea l’urgenza di portare il tema direttamente ai tavoli aziendali e nelle trattative territoriali.
“Questo incontro è importante per due motivi: il primo è la necessità, per i sindacalisti che operano nelle imprese, di conoscere le potenzialità del workers buyout, strumento di politica attiva utile non solo per la tutela dei posti di lavoro e quindi dei livelli occupazionali, ma anche per la tenuta generale del tessuto produttivo su base territoriale. In secondo luogo riteniamo fondamentale proseguire nel processo di sensibilizzazione sul valore della partecipazione dei lavoratori nella vita delle imprese. Come Cisl ci siamo spesi molto in questi anni per promuovere questo obiettivo ed è giunta l’ora di concretizzare quanto già fatto con l’approvazione lo scorso anno della nostra legge di iniziativa popolare sul tema, portando la questione nelle aziende e nella contrattazione. Considerando poi il contesto di grande incertezza economica che stiamo attraversando, la realtà cooperativa e lo strumento dei Wbo in particolare rappresentano senz’altro un modello di cui tenere conto per il futuro” ha concluso Enzo Mesagna, segretario regionale Cisl Lombardia.
